Dove eravamo rimasti?


Prima di andare nel dettaglio del titolo, la mia assenza e’ “lunga” da questo gruppo e’ stato per una serie di motivi personali e professionali che mi hanno visto pontando dal nostro mondo della cucina, mi sono ripromesso e ho promesso a Cristiano Bacchieri, che riprenderò a scrivere.

Da diversi anno non sono più attivamente nella cucina, mi occupo solo di consulenze, ma questo e’ il mio/nostro  mondo e non lo abbandono.

Fatta la dovuta premessa, riparto da dove ceravamo lasciati, il mio pallino rimane sempre quello, onore le forze in campo, durante la pandemia, che in alcuni Stati continua e sta ritornando in altri, abbiamo assistito a una serie di iniziative in difesa della categoria. E’ evidentemente un periodo difficile per tutti gli addetti, le difficolta’ ci sono e sono evidenti, il calo dei fatturati in primis e conseguentemente anche la perdita di lavoro.

Anni fa, chi mi conosce sa, ho intrapreso una battaglia che poi e finita con un nulla di fatto, per diversi motivi, ognuno pensa al proprio orticello, qui purtroppo entra in gioco anche il discorso degli sponsor, la nostra categoria e’ la meno rappresentata, non esiste un Sindacato, un organizzazione che ci rappresenti a livello giuridico, poche associazioni, non faccio nomi, che in fin dei conti non incidono sul nulla, sia a livello nazionale che internazionale.

La sfida e’ sempre quella, unirsi in una unica federazione di Cuochi Italiani nel Mondo, con lo scopo poi di creare un albo dei Cuochi, dove tutele e sopratutto venga riconosciuta una Categoria professionale e non come operai, tutto il mio rispetto per gli operai, ci mancherebbe, ma come per i metalmeccanici non si può andare in pensione a 65/67 anni dopo aver passato una vita nella cucine, e noi tutti sappiamo che significa stare in piedi 12/14 ore al giorno per 6/7 giorni a settimana, sacrificando amarri e famiglia, all’estero forse verrai ben pagato ma in Italia?

Quindi in chiusura faccio un appello a voi tutti, di aprire un dibattito sulla possibilità di incominciare a mettere al centro la questione professionale, ritengo che siano maturi i tempi per una discussione aperta per un gruppo che porta avanti delle richieste giuridiche, ora poi che mai ci vuole in protocollo di intesa con i vari ministeri, la nostra e’ una professione che va riconosciuta.

Che ne pensate?

Alla prossima!

Emanuele Esposito



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