L’integrazione passa attraverso la cucina


Un interessante esperimento di integrazione gastronomico-culturale

Corato: conferenza di presentazione dei corsi di cucina etnica

Corato: conferenza di presentazione dei corsi di cucina etnica

Uno dei problemi più gravi che l’Italia deve affrontare è l’accoglienza degli immigrati: non si tratta solo di rifocillarli e di offrire un tetto per ripararsi (cosa peraltro assai impegnativa) ma soprattutto di favorire un’integrazione, visto che molti fra questi immigrati resteranno nel nostro Paese.

Questo problema viene affrontato in prima battuta dalle strutture nazionali (Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Capitanerie, Carabinieri ecc.) ma il compito di integrazione più impegnativo spetta ai Comuni e agli Enti locali.

Ora in alcuni di essi si è assistito a reazioni più o meno scomposte, a volte giustificate dalla gravità della situazione e altre volte o semplicemente dovute all’intolleranza (es. Gorino – FE).

Ci sembra particolarmente encomiabile il progetto presentato dal Comune di Corato (BA) che, dopo aver organizzato dei corsi di formazione professionale, basati sull’artigianato ceramico, ha recentemente presentato un Corso di cucina multietnica, nell’ambito del progetto SPRAR, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, volto a superare interventi di “accoglienza integrata” superando la sola distribuzione di vitto e alloggio e prevedendo anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.

Nella conferenza di presentazione del progetto il sindaco Massimo Mazzilli ha spiegato: “Nel territorio si è lavorato per stabilire il principio di un’accoglienza ponderata, ben accetta e soprattutto sostenibile al fine di giungere a benefici da ambo le parti”.

Per fare ciò è stato scelto proprio un dialogo sulla cucina, che rappresenta il primo sapere di ognuno di noi, il primo linguaggio.

Imparando e confrontando le rispettive culture alimentari sarà dunque possibile realizzare una comprensione di base, su cui poi potranno svilupparsi i discorsi che nasceranno spontaneamente sedendo assieme a tavola e degustando le rispettive produzioni culinarie.

Infatti  i cibi accomunano più di quanto non separino. Se è vero che essi riflettono modi di essere originali e identificanti dei vari gruppi umani, sottolineandone la dipendenza dalla varietà degli ambienti geografici e dalla diversità delle materie prime, è vero anche che soprattutto la loro preparazione mostra dovunque e in ogni tempo l’azione delle stesse regole logiche.

Dunque è possibile un dialogo, dapprima gastronomico, poi anche di comunicazione totale perché, come afferma il Sindaco: “ Il dialogo ha sempre portato benefici e finché c’è dialogo c’è speranza” .

Gianluigi Pagano

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Categorie:By Gianluigi Pagano

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