Il Soave


Il Soave

Descrivendo l’antico borgo rurale scaligero, già pagus in epoca romana, il cronista veneziano Marin Sanudo scrisse nel 1483 che “Soave, nel Veronese, prende il nome dalla soavità del vino”. Ma si tratta verosimilmente di una falsa etimologia. È infatti più probabile che il termine derivi dagli Svevi (Suaves), che calarono in Italia al seguito del re longobardo Alboino stabilendosi poi nella zona. Da allora e fino ai nostri giorni, si moltiplicarono le testimonianze sui vini veronesi da “uva bianca e rotonda mirabilmente dolce, chiara di color d’oro con la buccia spessa più d’ogni altra” (come ebbe a scrivere l’agronomo medievale Pier de’ Crescenzi), che nel bicchiere esprimevano “chiara purità, gioviale candidezza e soavità incredibile” (secondo quanto sentenziò lo storico ed erudito Cassiodoro).

Nel 1931 venne proposto il primo decreto di delimitazione della zona del Soave, e nel 1968 venne approvato il primo disciplinare sulla Denominazione d’Origine Controllata, in seguito aggiornato a più riprese. Oggi il Soave è il vino bianco più importante della provincia di Verona, prodotto nella località omonima e in altri 12 Comuni situati nella parte orientale dell’arco collinare del territorio scaligero. Oltre alla D.O.C. del 1968, il Soave può vantare da qualche anno la prestigiosa Denominazione di Origine Controllata e Garantita per le sue versioni “Superiore” (di gradazione alcolica più elevata) e “Recioto” (da dessert).

Soave

Le uve bianche ammesse nella produzione del Soave vedono al primo posto la Garganega, un vitigno che non possiede un’aromaticità spiccata ma un piccolo patrimonio di profumi, di cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più nitidi. Possono poi concorrere all’uvaggio del Soave, fino a un massimo del 30% del blend, altre varietà a bacca bianca quali il Trebbiano di Soave, lo Chardonnay e il Pinot Bianco. Il vino che ne deriva ha un bel colore giallo paglierino tendente talvolta al verdognolo, un naso vinoso con profumo caratteristico, intenso e delicato, e un gusto asciutto, di medio corpo e armonico, leggermente amarognolo. Il Soave può venire elaborato anche nella tipologia “Spumante”, a rifermentazione naturale.

Vino brillante e versatile, adatto a essere servito a tutto pasto, il Soave si accosta bene ad antipasti di mare, a primi piatti di pasta, a zuppe e minestre, a secondi di pesce o di carne bianca, a formaggi giovani. Nella versione Recioto D.O.C.G. è infine ideale per concludere un pranzo o una cena, in abbinamento a dolci o a pasticceria secca.

Molto diffuso fino agli anni Settanta del secolo scorso, il Soave ha poi conosciuto una fase di lento declino, che si è accentuata in coincidenza con la crescente preferenza per i rossi a partire dagli anni Novanta. Da qualche tempo è però in forte ripresa grazie agli sforzi di alcune aziende leader della zona, che hanno molto investito nella qualità e nel marketing. Esempio emblematico della recente attività congiunta dei produttori locali è la realizzazione della Strada del Vino Soave: un percorso circolare di circa 50 chilometri tra vigneti, pievi e castelli che tocca i 13 Comuni interessati alla Denominazione e che abbraccia i terreni più qualificati per la produzione del Soave.

Piero Valdiserra



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