Bursôn: la Romagna che non ti aspetti


Bursôn: la Romagna che non ti aspetti

Quando pensiamo ai vini di Romagna, ci vengono alla mente vini da pasto, onesti e piacevoli, ma non particolarmente qualificati. Questa immagine però non è giusta o per lo meno è molto datata.

Da qualche decennio infatti in Romagna si sta lavorando, pur senza fare troppa pubblicità, ma con la tenacia propria di questa gente, ad un affinamento che sta dando i suoi frutti: mi riferisco soprattutto ad alcuni esemplari di Sangiovese di collina, ed anche di Albana, che non hanno certamente il riconoscimento che meriterebbero.

Ma il vero e proprio miracolo enologico della Bassa Romagna è il Bursôn, un grande rosso, nato quasi per caso nelle terre di Bagnacavallo, una piccola città nell’entroterra ravennate, a pochi chilometri dal mare Adriatico e dai primi rilievi dell’Appennino Romagnolo.

Si racconta infatti che nelle terre della famiglia Longanesi esistesse una in vecchia vite, abbarbicata ad una quercia, che veniva utilizzata come richiamo per gli uccelli.
Viste la rusticità della pianta e la sua resistenza alle malattie, i Longanesi provarono ad usarla, dapprima per dare corpo ed aumentare il grado alcolico di altri vitigni, poi per vinificarla in purezza.

Ne risultò un vino potente, dal colore rosso granato e dai profumi penetranti; certo era un po’ giovane e rozzo, ma i Longanesi ebbero grande merito di capirne le potenzialità.

Con un paziente lavoro, dapprima di affinamento in barriques, poi di invecchiamento in bottiglia, si ricavò un grande vino, inconfondibile per corposità e per aromi, in cui riaffiorano i sapori e i profumi del sottobosco delle pinete ravennati in cui il vitigno è sopravvissuto per anni.

Il Bursōn si lega magnificamente ai piatti di cacciagione o di carni rosse, agli arrosti, ai tartufi e ai formaggi stagionati.

Dal 1998 viene commercializzato il Bursôn il cui nome è stato depositato e concesso in uso gratuito al Consorzio “Il Bagnacavallo” a tutela della sua tipicità.

Attualmente viene prodotto con il 100% di Uva Longanesi in due versioni: Bursôn etichetta blu e Bursôn etichetta nera.
Bursôn etichetta blu. L’uva dopo la macerazione e la fermentazione viene lasciata per 15 giorni in cisterna d’acciaio. In seguito il vino trascorre 10/12 mesi in botte di rovere da 500 litri. Infine viene imbottigliato e commercializzato dopo almeno 6 mesi.
Bursôn etichetta nera. Il 50% delle uve raccolte viene passito. Vengono fatte fermentare per 12/14 giorni, dopodiché il vino viene lasciato per 15 giorni in una cisterna d’acciaio. In seguito trascorre 12 mesi in botte di rovere da 500 litri e 12 mesi in botte grande. Infine viene imbottigliato e commercializzato dopo almeno 6 mesi.

Ah, dimenticavo: vi sarete chiesti da dove diavolo venga questo strano nome: era il soprannome dato alla famiglia Longanesi, e anche questo nome così familiare indica la modestia, unita però ad una tenace volontà, dei Romagnoli.

 

Gianluigi Pagano



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