Combattiamo il falso made in Italy, no alle truffe legalizzate


Combattiamo il falso made in Italy, no alle truffe legalizzate
Per contrastare questo fenomeno non servono leggi particolari, ma una seria riforma del comparto alimentare, partendo dalla creazione di un unico soggetto che controlla e promuove
di Emanuele Esposito

A distanza di giorni si parla ancora del servizio delle Iene riguardo il vero made in Italy: conosciamo veramente ciò che ci arriva sul piatto? Vogliamo sapere cosa mangiamo! Le Iene hanno scoperto che molti sughi italiani, con marchio made in Italy, sono fatti in realtà con pasta di pomodoro importata dalla Cina. Un vero scandalo, una truffa legalizzata nei confronti dei consumatori.

Il servizio ha messo in luce il traffico non illegale della pasta di pomodoro: mi ha colpito maggiormente la parte burocratica, con il danno procurato dalle nostre dogane malleabili e la beffa dovuta al fatto che non ci sono leggi che impediscono un certo malcostume, e questo non accade soltanto per i prodotti alimentari.

Nel nostro Paese non c’è la volontà politica di difendere il marchio alimentare italiano perché dietro le pratiche di falsificazione ci sono le lobby dei  grandi imprenditori che finanziano le campagne elettorali di quasi tutti i partiti e impediscono il cambiamento.

Il mercato del falso made in Italy vale 60 milioni e dietro a tutto questo ci sono aziende italiane e italiani residenti all’estero. Tutti sappiamo chi sono: alcuni sono anche finanziati con soldi nostri, ad altri abbiamo concesso il titolo di cavaliere del lavoro.

Per contrastare questo fenomeno non servono leggi particolari; quelle timide e illusorie proposte di leggi in favore del made in Italy sono solo uno specchietto per le allodole. Serve una seria riforma del comparto alimentare, partendo dalla creazione di un unico soggetto che controlla e promuove. Tutto sia concentrato solo su questo ente: non si può dare questa nostra grande risorsa in mano a regioni, province, comuni, a enti che nascono come funghi, consorzi e via dicendo. Alla fine le risorse sono poche semplicemente perché si sprecano e perché mantenere questi carrozzoni risucchia l’80% della spesa.

A questo soggetto che deve agire a protezione e difesa dei nostri prodotti va affiancata una task force che vigili nelle dogane e insieme ai NAS faccia controlli a tappeto su tutto il territorio. E le risorse ci sarebbero perché, una volta chiusi tutti gli enti e consorzi vari, il personale potrebbe essere accorpato a questo nuovo ed unico soggetto. Va fatta poi la riforma dei dazi doganali che in Italia sono misera cosa in confronto a quelli cinesi: provate a esportare il vino in Cina o il parmigiano in Russia!

Il falso made in Italy è dovuto all’irresponsabilità degli stessi politici che non hanno mai voluto affrontare la questione in modo serio: è inutile presentare disegni di legge pretestuosi se non si va al cuore del problema.



Categorie:By Emanuele Esposito

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