Birra artigianale – il caso di Bologna


birra artigianale

Le birre artigianali sono in crescita, sono di tendenza, piacciono anche a chi ha una conoscenza relativa di vini e cantine. E la ragione è molto semplice: sono giovani, moderne, di contenuta gradazione alcolica, immediate e semplici da capire. Sono easy, direbbero inglesi e americani. Non per questo vengono meno ai sacri dettami dell’abbinamento.

C’è già chi parla, a questo riguardo, di “alogastronomia”, cioè di corretto abbinamento tra birra artigianale e prodotti tipici della tavola: uno strumento innovativo fra l’altro, e di notevole efficacia, per la promozione dell’identità territoriale integrata.

D’altra parte, come i vini, le birre artigianali sono espressione della grande ricchezza e dell’articolata complessità del nostro territorio, al punto da esser presenti in tutta la Penisola in alcune centinaia di varianti diverse.

Qui vogliamo presentare brevemente le produzioni provenienti da Bologna e provincia. Le birre artigianali bolognesi rappresentano un caso esemplare dello sviluppo del settore: in poco più di dieci anni, infatti, nel capoluogo emiliano e nella sua provincia si sono moltiplicati i microbirrifici e le cosiddette “beer firms” (produzioni per conto terzi), così da rappresentare un modello di crescita esplicativo – in quantità e in qualità – di quanto è avvenuto e avviene sull’intero territorio italiano. Vediamo dunque le singole realtà.

Apec

Apec è il nome della birra artigianale prodotta per conto della Fratelli Rinaldi Importatori di Bologna (www.rinaldi.biz). Apec prende il suo nome dalla contrazione del nome di Apecchio, il sito di produzione. Crocevia tra Marche, Umbria e Toscana, rifugio nel corso dei secoli di tutte le civiltà, la cittadina di Apecchio – lungo le sue strade tracciate dagli antichi Piceni – ha visto passare i Celti, gli Umbri, gli Etruschi, i Romani, e in tempi più vicini a noi i funzionari e i messi dello Stato Pontificio. Situata a 493 metri sul livello del mare, nel cuore di un territorio caratterizzato da ampi prati e da larghe estensioni boschive, Apecchio è dominata dalla mole del Monte Nerone, dal quale sgorgano acque correnti copiose e purissime. Per questa ragione, negli anni più recenti, si sono insediati ad Apecchio alcuni birrifici artigianali di alto livello, che hanno fatto della cittadina marchigiana un’autentica capitale della birra italiana di qualità. Dall’antica denominazione dialettale del Comune trae il suo nome Apec, la birra artigianale di Apecchio. La birra è prodotta in due versioni: Bionda (5,6% vol.) e Ambrata (7,2% vol.).

Bellazzi

Un ingegnere e un chimico scoprono la birra artigianale ed è colpo di fulmine. Federico e Alessandro avviano le cotte casalinghe nel 2010, e dopo due anni partecipano a un concorso, vincendolo. Segue un corso per mastri birrai e la decisione di aprire un microbirrificio. La prima cotta è datata aprile 2013 (www.birrabellazzi.it). Il duo Federico e Matteo segue la creazione delle birre in ogni più piccolo dettaglio. A partire dall’ideazione, che prende gli stili esistenti come un punto di partenza e non come una limitazione. Il loro obiettivo è quello di creare birre trasversali ma non generaliste, semplicemente gradevoli da bere. Bellazzi propone tre birre, di ispirazione anglo-americana anche se non prive di contaminazioni: Jake (5,5% vol.), My Bo (6% vol.) e Alley Hop (8,5% vol.). Tutta la gamma è disponibile in bottiglia e alla spina.

Beltaine

Situato a Granaglione, sull’Appennino bolognese, il birrificio Beltaine (www.beltaine.it) sorge dove i castagneti sono ancora diffusi e ben curati. Il progetto nasce dalla collaborazione con il Consorzio Castanicoltori, per dare nuovi sbocchi e opportunità alle varietà locali. L’utilizzo di castagne in percentuali che vanno dal 20% al 40% rende necessario l’impiego di attrezzature produttive particolari, uniche in Italia. Lo stile delle birre è prevalentemente quello belga, con un moderato uso di spezie e di luppolo per non contrastare il sapore della castagna, che rimane quello dominante. In due birre è usato anche il farro biologico, coltivato nella vicina Val di Zena. Tipologie produttive: Bianca alle castagne (5,2% vol.), Lugh Aurum (5,6% vol.), Speciale alle castagne (6% vol.), Doppio Malto castagne affumicate e ginepro (7% vol.).

Bicu

Bicu (www.bicu.it) è l’acronimo di Birra e Cucina, e si presenta come un ambiente versatile, in grado di offrire alla sua clientela una birreria / ristorante / bar / pizzeria di qualità, in un contesto informale, dotato di intrattenimento, aperto tutto l’anno. E, soprattutto, con produzione propria di birra artigianale. Il locale di Casalecchio di Reno mette a disposizione sei esclusive ricette brassicole: Joanna (4,6% vol.), Hellen (4,6% vol.), Chris (5,8% vol.), Mathias (7% vol.), oltre a due proposte stagionali, vale a dire Akiropita (per il periodo estivo) e la potente Nicolaus (per la stagione invernale).

Birra del Reno

Dopo aver maturato diverse esperienze produttive e formative, Andrea Mussi, titolare e birraio, decide di mettersi in proprio a Castel di Casio e di avviare la produzione di una propria linea di birre (www.birradelreno.it). Le sue birre sono tutte ad alta fermentazione, rifermentate in bottiglia con l’aggiunta di miele di produzione propria e caratterizzate dalle erbe aromatiche prodotte in azienda o raccolte selvatiche sull’Appennino Tosco – Emiliano. Parte dell’orzo utilizzato è autoprodotto e maltato oltre confine, in territorio austriaco. La gamma produttiva, disponibile in fusto o in bottiglia, è formata da: Nera (4,9% vol.), Bianca (5,2% vol.), Rossa (5,8% vol.).

Birrificio Emiliano

Arrivato alla birra artigianale attraverso incontri di degustazione per sommelier, Emiliano Govoni è il birraio del Birrificio Emiliano di Anzola dell’Emilia (www.birrificioemiliano.com). In breve tempo l’hobby si trasforma in lavoro e nel 2009 nasce l’attuale realtà produttiva. Le birre, tutte ad alta fermentazione, sono prevalentemente confezionate in fusti, e solo una minima parte della produzione è imbottigliata in contropressione. I modelli ispiratori sono quello anglosassone e quello tedesco: dal primo deriva l’aromaticità, dal secondo la pulizia del gusto, pur senza rinunciare a un tocco di originalità squisitamente italiano (anzi, emiliano), per rendere più personali i prodotti. La gamma annovera la Tropicale (4,7% vol.), la Forum Gallorum (4,9% vol.), la Ipanema (6,2% vol.), la Pomposa Noel (8% vol.).

Borgomanero

La birra Borgomanero di San Lazzaro di Savena (www.birraborgomanero.com) nasce da un’amicizia, una passione, una missione: realizzare il miglior prodotto possibile, una birra unica per qualità, gusto e stile, inconfondibile sia per la vista sia per il palato. La singolarità del progetto è ravvisabile sin dal nome: risale infatti al 1887 una delle prime tracce italiane di birra prodotta secondo i canoni mitteleuropei, quando nel comune di Borgomanero venne costruito un birrificio appositamente pensato per l’ottenimento di questi stili di birra. Borgomanero ha oggi deciso di onorare quei lontani pionieri, dando nuova vita all’originario progetto ottocentesco. Le tipologie di birra prodotte sono due, entrambe a bassa fermentazione: la Bionda stile Keller e l’Ambrata stile Vienna.

Centokiodi

La bolognese Centokiodi (www.centokiodi.it) nasce da un gruppo di amici che trova nel fare la birra un modo simpatico per stare assieme. Il suo nome deriva da un film di Ermanno Olmi, in cui un professore inchioda degli antichi libri di filosofia e di teologia al pavimento, a simboleggiare il fatto che tali libri esprimono una verità ferma, “inchiodata”. Usando la stessa metafora, Centokiodi vuole – in maniera traslata – “inchiodare” la birra industriale e massificata, che non si evolve e resta sempre omologata e appiattita. La gamma Centokiodi, prodotta presso microbirrifici terzi, si compone delle tipologie: Ortica (5% vol.), Sveltina (5,1% vol.), Macarena (5,5% vol.), Filibustiera (5,7% vol.), Eroica (5,7% vol.).

Cerqua

Quattro amici al bar, anzi al pub, decidono di mettersi assieme e di produrre birra artigianale, nel cuore di Bologna. Così nasce Cerqua (www.birracerqua.com). La filosofia produttiva privilegia da subito prodotti dal gusto deciso, corposi e profumati, con un’attenzione particolare alla cultura brassicola inglese. Bandite assolutamente la pastorizzazione, la filtrazione e l’aggiunta di additivi e conservanti. L’impronta è decisamente green anche nel servizio: ogni birra viene infatti proposta esclusivamente espressa, alla spina, grazie a fusti riciclabili al 100%. La gamma Cerqua è molto ricca di varianti: Cerquake III (4,7% vol.), Desert Sun (5,2% vol.), Sweet Hop (5,2% vol.), Q – Ale (5,2% vol.), Madre Cerqua (5,4% vol.), Sentenza (5,5% vol.), Crom (5,8% vol.), Porqua (6.5% vol.), Four Hops (6,5% vol.), Hirundo Galaxy.

Statale Nove

Nel 2008 Filippo Bitelli avvia la propria attività a Crespellano, nei locali di un ex caseificio. Il birrificio si trova sulla Strada Statale 9 – la Via Emilia – dalla quale prende il nome (www.statalenove.it). L’assortimento prodotti, decisamente ampio, conta circa venti tipologie di birre, fra continuative e stagionali; tutte sono confezionate in bottiglie da 75 cl. La maggior parte è ispirata al mondo tedesco, anche se non mancano esempi di stampo belga, irlandese e americano. Nel tempo il birrificio ha collezionato un certo numero di premi e riconoscimenti, a conferma dell’ottimo lavoro svolto da Bitelli. Fra le tipologie si segnalano soprattutto la Levante (4,8% vol.), la Miss Kartola (5,5% vol.) e la Ponente (6,3% vol.).

Vecchia Orsa

FattoriAbilità, la cooperativa sociale che gestisce la produzione, è operativa dal 2008 con il primo progetto, nato a Crevalcore nella corte denominata “Vecchia Orsetta” (da cui il nome del birrificio). Nel maggio 2012 l’impianto viene lesionato dal sisma e la produzione si ferma. Durante il periodo di interruzione l’attività prosegue grazie alla solidarietà di un altro produttore, e nel gennaio 2013 viene inaugurata la nuova sede a San Giovanni in Persicelo (www.fattoriabilita.it). Le birre sono tutte ad alta fermentazione e rifermentate in bottiglia. Gli stili attingono a diverse culture brassicole, con una preferenza per quella belga. La gamma presenta molte referenze: Ideale (4,2% vol.), Aurora (5% vol.), Biolca (5% vol.), Incipit (5% vol.), Nativa (5,5% vol.), Utopia (5,5% vol.), Rajah (6,5% vol.), Fabula (6,5%), Tenebra (8% vol.).

Zapap

Il birrificio Zapap, con sede a Casalecchio di Reno (www.zapap.it), utilizza le migliori materie prime per realizzare birre artigianali equilibrate, piacevoli, sorprendenti. Lo stile è anglosassone, o per meglio dire contamina i sapori inglesi con quelli americani. Le birre sono tutte non filtrate e non pastorizzate, e restano quindi perfettamente “vive”. La gamma comprende diverse qualità e gradazioni: Sunny (3,5% vol.), Valsamoggia (4,2% vol.), Ch’Apa (4,9% vol.), Not So Blonde (5% vol.), Vermillia (5,9% vol.), Piccola Cassia (6,2% vol.).

Per due birre che sospendono la produzione (BIBÒ di Bologna e LIND BEER di Argelato), ce n’è una, forse la più conosciuta di tutte, che la riprende. Stiamo parlando di RONZANI, che abbiamo tenuto volutamente per ultima (mai come in questo caso, last but not least…).

Ronzani

La Birra Ronzani nasce nel 1855 a Casalecchio di Reno, per opera di Camillo Ronzani, e si guadagna subito il lusinghiero appellativo di “oro del Reno”. Il forte legame con il territorio e con la città viene sancito da un altro avvenimento storico: nel 1909, proprio nei locali della Birreria Ronzani (che ospita al primo piano il Circolo Turistico Bolognese), viene fondata la squadra di calcio del Bologna F.C. Nel 1959 la Ronzani viene acquistata dalla Birra Wührer, che dopo pochi anni ne disattiva il marchio.

Nel 2009, dopo una lunga e accurata ricerca, il marchio viene recuperato da Alberto Ronzani, omonimo del fondatore, che ne avvia il rilancio. Sostenitore e valorizzatore del made in Italy, Alberto Ronzani ripropone l’antica ricetta birraria, abbinandola a una comunicazione aziendale dinamica e fortemente emozionale e ottenendo così un brand unico, fusione fra vintage suggestivo ed edonismo contemporaneo.

Presente nei più titolati locali del canale Ho.Re.Ca., la Birra Ronzani riceve oggi recensioni scrupolose dagli addetti ai lavori (fra cui diversi rinomati chef internazionali) e da pubblici esigenti in tema birra, che riconoscono nel brand Birra Ronzani l’elevata qualità produttiva, l’estrema piacevolezza gustativa e l’inconfondibile lifestyle made in Italy.

A sancire le sue benemerenze imprenditoriali conquistate sul campo, nel 2012 Alberto Ronzani è nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (www.birraronzani.com).

Piero Valdiserra



Categorie:by Piero Valdiserra

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1 reply

  1. Ciao siamo i Bellazzi bros. grazie prima di tutto di averci citato in questo articolo, noi però ci chiamiamo Federico e Alessandro non Matteo, sappiamo che l’errore non è dovuto a voi ma che è partito dalla guida di slowfood alle birre artigianali del 2014, ma ci piacerebbe se si potesse correggere.
    Continuate a supportare la birra artigianale bolognese!

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