Cerasuolo di Vittoria


Cerasuolo di Vittoria

Il Cerasuolo di Vittoria, già DOC nel 1973, è stato il primo vino siciliano a ricevere il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita nel 2005.

In Sicilia la storia della viticoltura risale al secondo millennio a.C., ancor prima dello sbarco dei greci, i quali successivamente perfezionarono le tecniche di conduzione della vite e introdussero vitigni di migliore  qualità. Anche per la Mitologia il vino è il simbolo di una civiltà evoluta e la comparsa della vite sull’isola è riconducibile al volere degli dei, soprattutto di Dioniso. I romani, successivamente, trasformarono molti vigneti in campi coltivati a grano a seguito della politica espansionistica della Repubblica e fecero diventare la Sicilia il granaio di Roma; dopo la caduta dell’Impero Romano la Sicilia dovette sopportare diverse invasioni e  dominazioni di popoli di culture diverse ma l’agricoltura e la viticoltura seguirono il loro corso.

Lo sviluppo del territorio di Vittoria, fondata nel 1607, è stato favorito dalle concessioni di una salma di terra (unità di misura che corrisponde a circa 1,75 ettari) a canone ridotto per tutte le famiglie che l’avessero coltivata a vigna, questa politica agricola segnò un’espansione dei vigneti nelle varie contrade del territorio e la conseguente esportazione di vino anche al di fuori dei confini dell’isola.

Nel suo viaggio per la contea (1808) l’abate Paolo Balsamo, economista, ci regala un’importante descrizione del territorio: “La campagna di Vittoria produce proporzionalmente poco di frumenti, orzi e legumi, e molto di olio, canape, carrube e soprattutto di vino, il quale ha molto credito, e si deve a parere mio riguardare come migliore tra quelli da pasto di tutta la Sicilia. Il suolo ed il clima è quivi adattissimo alla vigna; e questa con lodevole avvedimento non è composta quasi da altre viti, che di grossonero, di calabrese ed incomparabilmente più di frappato, la quale produce un’uva con acini neri, tondeggianti, difficili a sgrappolarsi serrati e di sapore aspretto.”

Anche Domenico Sestini, bibliotecario e antiquario al servizio del principe di Biscari, durante una delle adunanze dell’Accademia dei Georgofili, del 1812, parla di Vittoria: “Virtosissimi Soci, avrò l’onore di trattenervi in questa terza lezione, sopra i vini, che si producono nel territorio della Vittoria, Città della Sicilia, situata alquanto distante da mare dalla parte di mezzogiorno, o sia nella Valle di Noto…” e prosegue dicendo: “Le uve poi, delle quali si servono per formare una vigna, sono i Frappati, i Calabresi, i Grossi neri, li Cataratti, le Visazzare e li Guarnacci, le quali sorte d’uve unite tutte insieme producono un’ottima qualità di vino rosso.”

Dal 1840 in poi ebbe inizio un periodo di grande sviluppo economico che portò un grosso incremento di produzione tanto che, nel 1860, l’esportazione del vino vittoriese arrivò a 300 mila ettolitri.

La zona di produzione comprende una vasta area che include territori distribuiti su tre province limitrofe:

a) Ragusa: in tale provincia la zona di produzione comprende tutto il territorio dei comuni di Vittoria, Comiso, Acate, Chiaramonte Gulfi, Santa Croce Camerina e parte del territorio comunale di Ragusa;

b) Caltanissetta: in tale provincia la zona di produzione comprende parte del territorio dei comuni di Niscemi, Gela, Riesi, Butera e Mazzarino;

c) Catania: in tale provincia la zona di produzione comprende parte del territorio dei comuni di Caltagirone, Licodia Eubea e Mazzarrone.

I vini a denominazione di origine controllata e garantita «Cerasuolo di Vittoria» e «Cerasuolo di Vittoria Classico» devono essere ottenuti da vigneti di Nero d’Avola o Calabrese (50/70%) e di Frappato (30/50%); la produzione massima di uva non deve essere superiore a 80 quintali per ettaro.

Il Nero d’Avola o Calabrese è un vitigno a bacca nera coltivato prevalentemente in Sicilia, viene utilizzato per la produzione di vini di buona gradazione alcolica, dona al vino struttura, personalità e buona longevità. Il Frappato è un vitigno che da origine a vini dal delicato profumo fruttato, di buon corpo e morbidezza; spesso viene usato in uvaggio, al quale regala struttura, finezza e buone possibilità di affinamento.

Il nome di questa denominazione deriva dal colore del vino, che ricorda quello delle ciliegie, da rosso ciliegia a violaceo che con l’invecchiamento tendente al granato.

Il profumo è quello delle marasche e delle amarene, con ricordi speziati di cannella e note di cacao e liquirizia che con l’invecchiamento possono tendere alla prugna secca, cuoio e tabacco.

Al gusto è caldo, morbido, armonico e dotato di ottima struttura, che lo rende adatto all’abbinamento con caponata, falsomagro, coniglio con olive, costolette di vitello alla brace, ma in genere con arrosti di carni bianche e rosse, brasati di manzo, selvaggina e formaggi stagionati come il pecorino siciliano.

Andrea De Agostini

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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