Continuiamo il nostro viaggio nel mondo degli Oli di Oliva con il nostro Marco Oreggia & Laura Marinelli

 

questa volta parliamo del

PIEMONTE

 

Strano a dirsi, ma anche il Piemonte è una terra olivicola. Nonostante fino a pochi anni fa le statistiche la annoverassero tra le regioni prive di questa coltura, oggi sappiamo invece che questi dati sono superati e che in Piemonte si pratica l’olivicoltura non solo sulle colline più riparate e soleggiate, ma persino nelle vallate alpine. Anzi, proprio negli ultimissimi anni, si sta assistendo al fiorire di numerosi impianti di olivo e all’incremento della produzione di olio. A questo proposito diamo qualche dato numerico: una superficie di 31 ettari olivetati, 2 frantoi attivi sul territorio e una produzione che, nella campagna olearia 2012-2013, si attesta sulle 13,5 tonnellate di olio, con un aumento del 2,27% rispetto all’annata precedente. Del resto la presenza di questa pianta e la sua coltivazione in Piemonte non sono una trovata recente, ma hanno radici molto profonde nel passato. Non mancano le testimonianze storiche: nella zona di Biella già i Romani praticavano l’olivicoltura, come pure nel Torinese, in Val Pellice e in Val di Susa esistevano delle zone vocate. Durante il Medioevo nel Canavese vigeva più di una legge mirata a incentivare gli impianti olivicoli. E almeno fino a tutto il XIV secolo l’olio era in gran parte una produzione locale e gli impianti erano diffusi sia nell’area pedemontana che in quella padana: nelle Langhe e nel Monferrato, dove il terreno argilloso o ghiaioso si adatta alla pianta; nel Canavese, in particolare intorno al Lago di Viverone dove il clima è più mite e temperato; nonché nel Novarese e sul Lago d’Orta, zone più protette dalle intemperie. Crescevano olivi anche laddove terreno e clima sembravano inadatti, probabilmente per le esigenze degli istituti ecclesiastici per i quali l’olio era indispensabile per i riti religiosi. Si menzionano quindi olivi anche nell’area di Cuneo, Saluzzo e Asti. L’olivicoltura prospera dunque fino a tutto il 1700, addirittura in concorrenza con la viticoltura; e l’olio era prodotto in quantità considerevole. Il primo fiero colpo subito è quello della gelata del 1789 cui segue un grave abbandono. L’ultima testimonianza di produzioni olearie risale al 1911; otto anni dopo nel Monferrato vengono estirpati gli ultimi oliveti e in produzione rimangono solo piante isolate. Anche i frantoi vengono chiusi e definitivamente smantellati. Bisogna attendere i primi anni Ottanta del secolo scorso per trovare i primi segnali di una ripresa di vigore, con l’introduzione di nuove piante che hanno permesso la realizzazione di impianti pionieri. L’olivicoltura suscita interesse in Piemonte sia come alternativa meno dispendiosa di manodopera rispetto alla vite, sia come elemento di tutela del paesaggio, essendo una pianta adatta al recupero e alla valorizzazione dei versanti soleggiati di aree abbandonate o degradate. Attualmente la distribuzione degli impianti e delle aziende, che raggiungono il numero di 223, si trova in buona parte nel Monferrato, nella zona di Alessandria, oltre che in quelle di Torino, Cuneo e Asti dove si concentra la produzione. Le varietà da olio diffuse sono quelle che più resistono a freddo e malattie: leccino, frantoio, pendolino e leccio del Corno. Ma sono in corso ricerche per studiare quali siano invece le varietà più adatte al terreno, garantendo in futuro un incremento della produzione e un miglioramento della qualità.

 

By Marco Oreggia & Laura Marinelli



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