TORNA IL VINITALY: LA FESTA DEL VINO


 

“Dove non è vino, non è amore e null’altro diletto hanno i mortali” (Euripide)

Tra pochi giorni ritorna la più importante manifestazione italiana sul vino, una delle maggiori del mondo. Dedichiamo dunque un grato pensiero a questa divina bevanda e cerchiamo di analizzare il millenario rapporto, a volte contradditorio, ma sempre assai forte., fra l’Uomo ed il Vino

Nei confronti del vino c’è sempre stato, infatti, un atteggiamento ambivalente: da un lato lo si loda con entusiasmo, in quanto rende l’uomo eloquente, toglie le inibizioni, stimola il sentimento d’amore, di socialità e d’amicizia (vedi ” chi non beve con me peste lo colga !”), dall’altro lo si condanna come qualcosa di socialmente pericoloso, perché fa perdere il freno della razionalità e ci può portare anche ad atteggiamenti sconvenienti o ridicoli, come nel famoso passo del Genesi in cui si racconta che Noè “piantò una vite, ne bevve il vino, s’inebriò e dormiva ignudo in mezzo alla sua tenda” (Gen. 9,20 – 21).

Il connotato principale del vino sembra essere la sacralità, la quale per un verso ci attira perché ci permette di raggiungere un livello di esperienza superiore, all’altro ci atterrisce, proprio perché ci sottrae alla normalità.

Ma vediamo come storicamente si è svolto il difficile (ma piacevole !) rapporto uomo – vino. La Bibbia riserva al vino un certo rispetto: ” e il vino rallegri il cuore dell’uomo ” (Salmi 103, 15). Lo stesso Ecclesiaste, che non ha certo una visione gaudente della vita, dice: ” Bevi con cuore allegro il tuo vino, ché Dio ha già gradito le opere tue “ (Eccl. 9°, 7) ed ancora ” risolvetti in cuor mio di soddisfare col vino il mio corpo, guidando con sapienza la mente” (Eccl. 2° – 9), dove si vede che va bene il vino, ma con moderazione! Ma forse il più bel canto d’amore (anche per il vino) è il Cantico dei cantici. “ Mi siano i tuoi seni come i grappoli della vite, il profumo del tuo respiro come quello dei cedri e il tuo palato come ottimo vino che scenda dritto alla mia bocca e fluisca sulle labbra e sui denti” (Cantico dei Cantici 7,9 ? 10).

La cultura classica teneva in onore ancora maggiore il prodotto dell’uva, anzi aveva addirittura un Dio del vino: Dioniso = Bacco, che aveva insegnato direttamente agli uomini l’uso della vite e la trasformazione dei grappoli in vino (un Prometeo a rovescio, dunque, perché mentre il primo è costretto a rubare agli Dei il fuoco per darlo agli uomini, nel caso di Dioniso è la stessa divinità che regala agli uomini il vino per donare loro la forza).

Ricordiamo a questo proposito i famosi versi di Alceo: ” Il figlio di Semele e di Zeus diede agli uomini il vino, oblio degli affanni. E tu versa due parti con una. E riempi fino all’orlo: e una coppa scacci l’altra.” a cui risponde Orazio: ” ora cacciate col vino gli affanni “ (Odi I, 7, 31).

Anche i filosofi trattano positivamente il vino: Platone ad esempio afferma che esso rivela la vera indole dell’uomo ed è un’occasione per saggiarne la resistenza alla follia ” per esperire prova facile e del tutto innocua, allo scopo di procedere ad esercitazione, potremmo noi annoverare prova dilettevole più adatta di quella che il vino e i divertimenti congiunti possono fornire? ” (Leggi I, 649 b).

Quanto ad Aristotele, da vero scienziato, enumera accuratamente tutti gli effetti del vino, graduandoli secondo le quantità ingerite (Problema XXX). Infine il grande naturalista Plinio nel I sec. d.C. affermava ” Il vino ravviva le forze, il sangue, il calore degli uomini. Un poco di vino fa bene ai nervi, ricrea lo stomaco, eccita l’appetito, riscalda, raddolcisce le tristezze e gli affanni, è diuretico, concilia il sonno e arresta i vomiti “.

Dunque nella Civiltà classica il vino era ben accetto tanto che i legionari romani, quando facevano un insediamento nei territori conquistati, impiantavano immediatamente i vigneti ed insegnavano alle popolazioni indigene la tecnica della viticultura e dell’enologia. In questo modo col tempo la coltivazione della vite si diffuse in Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna e Africa settentrionale.

Se poi veniamo al Cristianesimo, vediamo che il primo miracolo di Gesù fu quello di Cana, in cui non solo Egli mostra di approvare l’uso del vino, ma addirittura si rivela ottimo sommelier, in quanto, come nota il Maestro di tavola, serve “per ultimo il vino migliore, non quello peggiore come fanno tutti”.

Infine ricordiamo che Cristo parla spesso della vite, paragonandosi addirittura ad essa (” Io sono la vera vite, il Padre mio l’agricoltore” – Giov. 15,1) e nell’ultimo miracolo, che chiude il cerchio richiamando il primo, l’Eucaristia, prende proprio il vino per simboleggiare e il Suo Sangue e trasformarlo in Esso (ciò per inciso decretò definitivamente la fortuna del vino a livello planetario, perché fece sì che i Missionari cristiani portassero in tutto il mondo la vite per poter avere il vino per la Messa, quindi è soprattutto grazie ai monasteri e poi ai Missionari che la coltivazione della vite e la successiva vinificazione si diffusero in tutto il mondo.

Oggi il vino sta diventando un prodotto di status symbol e di gratificazione: calano i consumi di vini non qualificati e crescono quelli di vini di qualità.

Spesso si sentono fare accuse esagerate al povero vino: che fa ingrassare (cosa certamente vera, ma che, come sempre, dipende dalla quantità!) che causa incidenti stradali ecc.

Ma quando succede un incidente non colpevolizziamo l’auto (che infatti quasi mai ne è la causa) ma pretendiamo che i guidatori siano più attenti e responsabili. Anche per il vino dovrebbe essere la stessa cosa: uno strumento che, come dice la Bibbia ”laetificat cor hominis” o che si rivela un mezzo per perdere il controllo (come capitò al povero Noè, sempre per citare la Bibbia) a seconda di come ci sappiamo rapportare ad esso.

Dunque dobbiamo educare a bere bene, non negando e demonizzando l’uso del vino, come da qualche parte si vorrebbe, ma insegnando un uso moderato del medesimo, che giova per rendere la vita più piacevole senza incorrere in danni alla salute. Proprio come diceva il buon Epicuro.

Cerchiamo dunque di elaborare un:

DECALOGO DEL BEVITORE RESPONSABILE

 

  1. Considera il vino un piacere della tavola che perfeziona il gusto dei tuoi cibi
  2. Bevi poco, ma solo vini di ottima qualità
  3. Dissetati con l’acqua, non con il vino, che è solo gioia liquida
  4. Non bere mai fuori pasto o semmai solo immediatamente prima del pasto
  5. Bevi a piccoli sorsi, alternati a bocconi di cibo
  1. Non mescolare vini diversi; se vuoi cambiare vino mangia un boccone fra uno e l’altro vino
  2. Se passi da un vino all’altro sia il primo meno alcolico dell’altro
  3. Studia le tue reazioni: appena senti un’eccessiva euforia cessa di bere
  4. Se il tuo fisico non è abituato all’alcol, limitane ancor più l’uso
  5. Considera il vino una fonte di gioia, non un ansiolitico o un modo per dimenticare

 

Sono poche piccole regole, ma ci aiutano ad avvicinarci al vino nel modo giusto, facendo in modo che esso abbia solo effetti positivi.

Avviciniamoci quindi al vino con rispetto, considerandolo per quello che deve essere: gioia liquida. E scusate se è poco!

Se proprio vogliamo descrivere l’ effetto psicologico all’assunzione equilibrata del vino, diciamo che esso ci aiuta a vedere il bicchiere mezzo pieno (mai metafora fu più appropriata), cioè ci porta ad una visione più ottimista, aiutandoci ad aprirci verso gli altri e favorendo l’amore.

Del resto questo è ben noto anche ai poeti:“Vino o vinello che è antidoto alla /lussuria e conforto alla temperanza” (Petrarca); e soprattutto il divino Orazio:”il Dio <Bacco> infatti rende difficile tutte le cose agli astemi / né in altro modo (se non bevendo vino) scompaiono i tormentosi affanni./ Chi mai dopo aver bevuto, blatera del pesante servizio / militare o della miseria? Piuttosto celebra te, o padre Bacco e te, Venere bella”.

Del resto anche nel mondo classico i pericoli dell’eccesso erano ben noti, basti pensare a ciò che successe al “barbaro” Polifemo; l’ideale apollineo era invece Socrate , che nel Convito di Platone vediamo bere come e più degli altri, ma mentre questi cadono via via nel sonno o vanno a casa, egli esce per ultimo, per recarsi al Liceo a passare la giornata come tutte le altre a filosofare.

E’ l’uomo che è padrone del vino, anzichè il vino che è padrone dell’uomo, come nel caso dei suoi amici.

 

Gianluigi Pagano

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