Lavoro all’estero ..Istruzioni per l’uso


In questi giorni si e sviluppato un discorso sul forum sui requisiti per lavorare al estero

Ripropongo il Post di Fabrizio  Cerutti che essendo esperto del settore potrebbe essere utile a molti

buona lettura

giovani-lavoro-670x223-1380640742

Salve a tutti,
Ho seguito lo scambio di opinioni fin ora avvenuto e il mio atteggiamento a riguardo, mi trova in sintonia con quanto enunciato da Francesco Greco, Antonio Donnaloia (caro amico), Marco Medaglia, Valter Gosatti ed altri ancora, tutti Chefs con gli attributi, che hanno fatto tanta gavetta, si sono messi in discussione, ed hanno interpretato le difficoltà incontrate come opportunità per emergere ed affermarsi e, cosa principale, non hanno mai perso la passione e che io rispetto infinitamente per il contributo e l’aiuto che stanno cercando di fornire a tanti “dilettanti allo sbaraglio” oppure a coloro che purtroppo, volontariamente od involontariamente, non hanno ancora capito come funziona il business al di fuori dei confini nazionali.

La conversazione e’ stata totalmente fraintesa ed il significato del messaggio iniziale, purtroppo non compreso e mal interpretato. Cerco di assistere apportando chiarezza senza divulgarmi troppo in spiegazioni, utilizzando uno stile conciso ed efficace. Quando ci si candida per una posizione all’estero e’ necessario quanto segue:

offerte-lavoro-estero

1) Leggere attentamente l’annuncio e comprendere bene se si e’ qualificati per il ruolo
2) Considerare onestamente le proprie competenze linguistiche (inutile mentire o utilizzare “traduttori” on line)
3) Accettare – con apertura mentale e molta umiltà’ – di discutere con il futuro datore di lavoro, la retribuzione
4) Stilare una Lettera di Presentazione in modo corretto come introduzione personale ed ufficiale al futuro datore di lavoro
5) Compilare il proprio CV seguendo gli standard esistenti (per esempio il Modello Europeo) ed in Inglese corretto, senza errori grammaticali
6) Includere al CV tutte le referenze – scritte – ottenute dai precedenti datori di lavoro oppure i conti di persone che possono referenziare.

Beyond HR Consulting, la compagnia che gestisco da quasi tre anni, riceve decine di CVs giornalmente e, spiace doverlo ammettere, ma quelli di tanti Chef Italiani sono “TERRIBILI” e  ne “cestiniamo” la maggior parte…ripeto, spiace dirlo, ma questa e’ la pura e semplice verità. Quando ricevi CVs di ragazzi che a 25/28 anni pretendono di ottenere posti come Executive Chefs all’estero, quando all’estero o non ci sono mai stati, oppure hanno lavorato per brevi periodi ma non parlano Inglese (e ciò lo si verifica subito dal CV o dall’intervista telefonica che facciamo, se siamo interessati al candidato) o presentano dei CV inviando un’email senza presentazione, senza neanche una frase per dire “Dear Mr. or Mrs, my name is ……. and am interestred in applying for the postino of….. Please find here attached my CV and Prtesentation Letter for your perusal and consideration” la nostra reazione e’immediata -> CESTINO!

Alcuni potrebbero dire, ma come? e se poi quello e’ uno Chef con gli attributi e tanto talento? Mi spiace ma se quello e’uno Chef con gli attributi e tanto talento, allora dovrebbe essere in grado anche di parlare una o più’ lingue (come farebbe altrimenti a tenersi aggiornato sui trend culinari internazionali se non legge libri o partecipa a corsi che normalmente sono insegnati in Inglese o Francese?), di presentarsi con un CV appropriato senza errori, di posseder l’umiltà necessaria per mettersi in discussione senza pretendere l’impossibile e, sopratutto, un professionista in grado di adattarsi a lavorare in ambienti multi etnici.

Io, personalmente, ho iniziato nel mondo culinario a 24 anni, senza aver fatto la scuola alberghiera (diplomato in istituto tecnico) come lavapiatti in Inghilterra, in un ristorante non Italiano (proprio per evitare il contatto con gli Italiani in modo da non parlare Italiano ma solamente INGLESE) mentre studiavo Hotel Administration alla Westminister University di Londra. Mi sono trasferito in Inghilterra con un Inglese a livello “scolastico”(quindi non lo paralvo) ed ho subito tantissime umiliazioni ma ho lavorato sodo, sempre facendo straordinari per imparare il lavoro sia in cucina che in sala e mi sono fatto apprezzare per la costanza, la passione, la voglia di lavorare e la tanta umiltà!  Nel giro di quattro anni, lavorando 10 ore al giorno, sottopagato, con un giorno libero ogni 10 e studiando nel tempo libero, da lavapiatti mi sono ritrovato come Direttore di Sala del Ristorante…la domanda e’: quanti ragazzi, al giorno d’oggi, sono disposti a
fare lo stesso? Non dubito che ce ne sia qualcuno ma la verità e’ che la stragrande maggioranza vuole tutto e subito e non possiede la necessaria umiltà’ per affermarsi!

Il discorso eta’ e’ un discorso molto delicato…alcune delle opinioni espresse fino ad ora a riguardo in questo thread, esemplificano in modo chiaro quali siano le vere challenges ed opportunities. Il fatto e’ che bisogna mettersi in discussione quando si vuole lavorare all’estero! A 20 o 30 anni e’ più facile spostarsi , imparare una lingua nuova, ed adattarsi ad un lavoro in ambienti non famigliari, a 40 anni la cosa diventa più difficile soprattutto se si ha famiglia (le compagnie non offrono più i pacchetti di una volta quindi assumere qualcuno con famiglia diventa un’investimento che – purtroppo – solo poche compagnie sono disposte a fare) dopo i 40 anni, le chances di essere assunti all’estero senza aver avuto precedentemente esperienze (quindi senza essere mai “usciti” dall’Italia per periodi superiori ad impieghi “stagionali”) e’ quasi impossibile…triste ma vero. Esistono comunque eccezioni, nel caso, ad esempio, che Chef di rinomata
esperienza e già famosi in Patria,  in grado di parlare Inglese, decidano di fornire la propria esperienza come consulenti (per esempio aperture di ristoranti, operazioni alberghiere, etc..). Certo, compagnie non prendono in considerazione applications di 50enni che si propongono come Chef de Parties oppure Sous Chefs…

Per quanto riguarda la retribuzione….quanti commenti errati sono stati fatti! La verità e’ una e semplice! In ogni annuncio che si rispetta viene sempre menzionato “salary according to expereince” ovvero, stipendio commisurato all’esperienza…ed e’ qui che “casca il morto”. Il recruiter, che sia una compagnia come la mia oppure un’albergo od un ristorante, NON VI CONOSCE!  Il vostro “biglietto da visita” sono la Lettere di Presentazione, il CV e le referenze…se tutte e tre le cose stimolano interesse, poi avviene l’intervista personale, oppure telefonica via skype, e solo dopo l’intervista, se soddisfatto, il futuro datore di lavoro e’disposto a parlare di stipendio….una volta raggiunto questo stadio, (che equivale a dire l’essere assunto quasi al 100%) il “trucco” per ottenere il lavoro e chiedere di essere messi alla prova, come?

– Accettare un probation period, ovvero la possibilità si essere licenziati dopo 1,2,3 mesi – dipende dalla compagnia)

– Proporsi per uno stipendio magari inferiore agli standard ma con l’opzione (per iscritto sul contratto) di rinegoziare la retribuzione al termine di un periodo prestabilito e concordato (sempre per iscritto)

– Accettare un “fisso” mensile ma con incentivi (bonus) mesili sui risultati economici (revenue, food costs, manpower, etc…)

Ricordiamoci che la competizione e’ enorme ed in costante crescita. 20 fino a 10 anni fa agli Chefs Italiani o Francesi disposti a trasferirsi all’estero venivano “stesi” tappeti rossi ora le cose sono cambiate…noi Italiani siamo rimasti all’eta’ della pietra, mentre Inglesi, Tedeschi, Austriaci, Francesi, Americani, Australiani, e molti altri, hanno sfruttato i vantaggi linguistici e la possibilità di imparare dai “maestri” Italiani e si sono posizionati in modo stabile sul mercato….ma vi rendete conto che la cucina che viene proposta in tutto il mondo, a parte quella Francese, e’ sempre e comunque quella Italiana? (chiamiamola “mediterranea”, “Fusion Italian”, insomma come volete) ma chi sono gli Chef a prepararla? Non certo Italiani (per la maggioranza) ma di differente nazionalità…l’equazione Cucina Italiana =  Chef Italiano non e’ più applicabile come una volta…

In Asia e Medio Oriente, per esempio, dopo anni di apprendistato, stanno emergendo Chefs Arabi, Cinesi, Giapponei, Coreani, Filippini, Indonesiani, Malesiani, Australiani, Neo Zelandesi…certo c’e’ ancora tanta strada da fare per loro, ma hanno già raggiunto (ed aggiungo meritatamente) posizioni da Chef de Parties, Sous Chefs, Executive Sous Chefs ed, i più dotati, anche da Executive Chefs…perche’?  perché con tanta umiltà talvolta subendo umiliazioni, lavorando con tanta fatica ed imparando anche da noi Italiani, hanno acquisito le qualifiche necessarie (prima di tutte hanno tutti imparato l’Inglese!!!) per espletare i compiti assegnati….conseguentemente, quando una compagnia deve decidere se assumere uno Chef Europeo (non solo Italiano) o no, la prima cosa che si guarda sono i costi e l’eta’….non ha senso assumere un candidato come Chef de Partie Italiano di 40 anni quando ne puoi trovare uno Filippino oppure Cinese di 30 anni….questo e’
il mercato, bisogna accettarne le condizione ed adeguarsi se si vuole essere competitivi.

Ovviamente esistono sempre le eccezioni (per fortuna) ma sono sempre più casi isolati! Il mio suggerimento? facciamoci un bell’esame di coscienza prima di inviare un CV. Facciamo “i compiti a casa” prima di fare figure meschine inviando CV a destra e manca solo perché “tentare non costa nulla”. Siamo seri poiché alla fine, e’ solo con la serietà professionale che si ottengono i risultati sperati, giusto no?

Da professionista, da orgoglioso ITALIANO che lavora all’estero da 20 anni, ho sentito il dovere di apportare la mia disinteressata opinione alla discussione. Spero che quanto scritto venga interpretato nel giusto modo, costruttivamente e che possa aiutare tanti volenterosi professionisti a trovare la propria dimensione lavorativa.

Un caro saluto a tutti da Kuala Lumpur e Buona Domenica

Fabrizio  Cerutti
CEO – Beyond HR Consulting
www.beyondhrconsulting.com



Categorie:By Chef Italiani nel mondo, by Marco Medaglia

Tag:, , , ,

2 replies

  1. L’ha ribloggato su fornello pazzoe ha commentato:
    Dopo quello che ho scritto sul fatto degli chef che non ci sono più ecco una storia diversa. Può anche essere così ma sinceramente credo a un discorso più complicato. La ristorazione ha costi sempre più alti, molti non dovuti al cibo, che tanta gente non si può più permettere. Back to the basic potrebbe essere il motto.

Trackbacks

  1. Lavoro all’estero ..Istruzioni per l’uso | Chef's Travel Diary

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: