L’Amarone della Valpolicella


L’Amarone della Valpolicella

Dopo la lunga parentesi dedicata all’analisi sensoriale torniamo ad occuparci di vino e presentiamo un’altra grande docg italiana: l’Amarone della Valpolicella.

La sua è una storia recentissima, nasce infatti, nella primavera del 1936 nella Cantina Sociale della Valpolicella, come Recioto scapà, cioè un vino la cui fermentazione è “scappata” di mano al produttore, portando a termine la trasformazione di tutti gli zuccheri in alcol, rivelandosi come vino secco con grande potenza e struttura. Il nome Amarone gli venne attribuito per distinguerlo infatti dal dolce Recioto della Valpolicella, si narra che il capocantiniere di Villa Mosconi, Adelino Lucchese, un giorno ritrovò una botte di Recioto dimenticata in cantina e spillando il vino disse: “Questo non è un Amaro, è un Amarone!”.

L’Amarone della Valpolicella rappresenta circa il 10% della produzione di tutto il territorio che, a partire dal 1968, anno della DOC, ha visto la nascita del primo disciplinare di produzione per la tutela delle diverse tipologie: Valpolicella, Valpolicella Ripasso, Recioto della Valpolicella e Amarone della Valpolicella; queste denominazioni dal 2010 sono state rese autonome ed hanno ottenuto la DOCG con Decreto Ministeriale del 24 marzo 2010.

Il territorio della Valpolicella è costituito da una serie di vallate e di colline che entrano nella pianura disegnando la “forma di una mano” che, grazie alla protezione della catena montuosa dei Lessini a nord e alla vicinanza del lago di Garda, ha un clima complessivamente mite e non troppo piovoso che si avvicina, soprattutto nella bassa collina e nel fondovalle, a quello temperato dell’area  mediterranea.

La zona di produzione comprende 19 comuni della fascia settentrionale della provincia di Verona: Cazzano di Tramigna, Cerro Veronese, Colognola ai Colli, Dolcè, Fumane, Grezzana, Illasi, Lavagno, Marano di Valpolicella, Mezzane di Sotto, Montecchia di Crosara, Negrar, Pescantina, San Martino Buon Albergo, San Mauro di Saline, San Pietro in Cariano, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Tregnago, Verona.

La menzione “classico” in etichetta è limitata ai vini prodotti nei comuni di Negrar, Marano, Fumane, Sant’Ambrogio e San Pietro in Cariano mentre la specificazione geografica particolare della Valpantena (una delle cinque valli veronesi) può fregiarsi della sotto-denominazione Amarone della Valpolicella Valpantena.

Secondo il disciplinare di produzione i vini a DOCG “Amarone della Valpolicella” devono essere ottenuti dalle uve:

Corvina Veronese (Cruina o Corvina) dal 45 al 95%, si tratta di un vitigno autoctono veneto che, quindi, può costituire quasi in purezza la DOCG; in sostituzione si può impiegare un clone detto Corvinone fino ad un massimo del 50%.

Rondinella fino ad un massimo del 30%;

Molinara fino ad un massimo del 25%;

– possono concorrere alla produzione, fino ad un massimo del 25% totale, uve provenienti da vitigni coltivati nella provincia di Verona: Rossignola, Negrara, Trentina, Barbera e Sangiovese con il limite del 10% per ciascuno.

Per legge la durata minima dell’affinamento è di 2 anni, ma è d’uso commercializzarlo dopo almeno 4 anni d’invecchiamento.

Questo vino è ottenuto da uve che vengono lasciate appassire per un periodo variabile tra i 30 e i 90 giorni e svolge una maturazione in botti di rovere e in barrique che gli conferiscono caratteristiche organolettiche esclusive da renderlo uno dei maggiori vini italiani per struttura e potenza.

Il processo di produzione inizia con una raccolta selezionata che porta le uve alla fase di appassimento che avviene sulle “arele” o stuoie che determina una consistente perdita di peso che può arrivare fino al 30-35%. I grappoli vengono disposti su cassette di legno o plastica traforata e impilati nei fruttai, locali areati, in genere ubicati sopra le abitazioni e le cantine, dove l’apporto di aria è garantito da finestre che hanno lo scopo di controllare la temperatura ed evitare che ci siano ristagni di umidità. La fermentazione a bassa temperatura, che può durare anche per 30/50 giorni, conferisce una notevole concentrazione di profumi, colori e sensazioni gustative che rendono questo vino riconoscibile per la sua morbidezza, la complessità e l’intensità aromatica.

L’Amarone della Valpolicella presenta generalmente un alto tasso alcolico (dai 14° ai 16°) e un colore rosso rubino carico talvolta tendente al granato con l’invecchiamento. È un vino decisamente consistente e strutturato, con profumi molto accentuati e complessi di viola e fiori rossi appassiti, di confetture e frutta matura rossa e nera, di ciliegia sotto spirito e di frutta secca come la nocciola, la noce e la mandorla. Nel tempo si sviluppano profumi speziati con note di cannella, noce moscata, cuoio, tabacco, tartufo e goudron che, se l’invecchiamento è davvero lungo, permetto la fusione di tutti questi sentori dando origine ad un bouquet aromatico estremamente complesso e sfaccettato.

In bocca è complesso con la densa concentrazione del suo sapore, avvolgente con tannini eleganti e strutturati ed equilibrato grazie alla sua straordinaria morbidezza.

Si abbina alla perfezione con piatti autunnali e invernali come brasati, stracotti, spezzatini, arrosti, soprattutto di selvaggina come cinghiali, cervi e caprioli, eventualmente accompagnati da funghi o tartufi, ma anche a salumi, formaggi stagionati e ai piatti tipici della tradizione quale “pasta e fasoi” e lo stesso risotto all’Amarone.

Grande rosso che può essere bevuto da solo come vino da meditazione, va servito in ampi bicchieri

in modo che i profumi possano svilupparsi al meglio ad una temperatura di 18°/20°C.

 

Andrea De Agostini



Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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