La brigata tailandese – Parte Prima


Gioie e dolori del lavorare con una brigata tailandese in Tailandia

Vorrei, in quest’articolo, il primo di una breve serie, condividere con voi la mia decennale esperienza in Tailandia. Non mi pongo il problema se lavorare in questo paese sia un paradiso o un inferno, questo lo lascio al vostro personalissimo giudizio, piuttosto parto dall’assunto che se avete deciso di vivere in Tailandia, il vostro o mio problema, è come rendere questa esperienza il più possibile piacevole e vivibile. Credo che dovendo passare due terzi abbondanti della nostra vita sul posto di lavoro, questo dovrebbe essere il più possibile un ambiente sereno e gradevole, pur con tutte le responsabilità che inevitabilmente ricadono sulle nostre spalle.

L’assunto di base prevede una necessaria premessa, utile a capire la linea generale di pensiero sulla quale si baseranno tutte le esperienze che andrò a condividere. Questo piccolo schema logico, interamente basato sul metodo empirico del “Fare Casini E Poi Metterci Una Pezza”, che gli anglosassoni chiamano più elegantemente “Trial And Error”, pur non originalissimo nel concetto è interamente farina del mio sacco, o perlomeno gli errori che mi hanno permesso d’imparare la lezione, li ho fatti tutti io personalmente.

Il rasoio di Francesco

  1. In Tailandia, gli alieni siamo noi. Loro invece, stanno a casa loro e fanno quello che vogliono.
  2. Loro sono loro e tu non sei nessuno. Per quanto i Tailandesi siano in generale sorridenti e gentili, tenete sempre presente che l’intero “Sistema Tailandese” ha due pesi e due misure, la legge consente ai tailandesi delle cose che quando le fate voi sono disdicevoli o addirittura dei reati penalmente perseguibili.
  3. La Tailandia è immobile. Per quanto tu sia bravo, bello e simpatico, non cambierai la millenaria cultura di un intero paese. Fattene una ragione e soprattutto ricorda che è meglio allearti con loro che combatterli, sono numericamente superiori, meglio armati e tradizionalmente redimono anche i problemi più complessi con la semplice espressione “We’re in Thailand, you’re farang!” (Siamo in Tailandia e lo straniero sei tu! N.d.T.).
  4. Il sorriso è un semplice esercizio muscolare. La Tailandia è spesso definita come il Paese Del Sorriso, ma questo non significa né che siano sempre felici, anzi, e nemmeno che siano entusiasti di averti come gradito ospite in casa loro. Gli asiatici in generale e i tailandesi in particolare, sorridono per molte ragioni che variano dalla semplice cortesia allo studiato effetto di rendere una situazione imbarazzante più accettabile. Vi ci vorrà del tempo per entrare in quest’ottica, ma un giorno persino i più burberi tra voi chef, dovranno ammettere che un sorriso mette in moto solo una frazione dei muscoli necessari ad una sacrosanta incazzatura, con conseguente risparmio di energie e stress. In più, coi tailandesi, un sorriso sortisce effetti positivi assolutamente irraggiungibili con qualsiasi urla, lancio di batticarne e altre gradevoli amenità per le quali siamo tanto famosi.
  5. Tu hai bisogno di lavorare, loro no. Ricordati che tu sei venuto in Tailandia a lavorare di tua iniziativa, salvo rare eccezioni, nessuno di noi è stato invitato qua dall’intero popolo tailandese e neanche dal governo. La compagnia che ti assume, sicuramente è interessata alle tue capacità professionali, ma per la tua brigata, avere per capo uno straniero può essere una seccatura. Per loro, il lavoro non manca, per te invece si.
  6. Il rispetto non è un dono. In termini sempre molto generalistici, i tailandesi rispettano le gerarchie. La loro educazione, imposta già dall’età prescolare vi darà la falsa impressione che vi rispettino “a priori”. Non c’è nulla di più falso e fuorviante! Il rispetto dei tailandesi ve lo dovete conquistare e una volta conquistato, impresa non facile ma tutt’altro che impossibile, dovrete anche mantenerlo.
  7. Il rispetto si da e poi si riceve. Troppo spesso sento degli stranieri che parlando a voce alta in un luogo pieno di tailandesi, illusoriamente al sicuro dietro la presunta incomprensibilità della loro lingua, si lasciano andare a commenti offensivi su tailandesi e Tailandia. A nessuno fa piacere farsi dare del cretino da uno straniero in casa sua, e tantomeno ai tailandesi con il loro formidabile nazionalismo. Se vi capita il contrario, ovvero di sentire dei tailandesi che deridono lo straniero, questo non vi autorizza a fare i cafoni con tutti quanti. D’imbecilli maleducati, la Tailandia è piena, ma non sono tutti tailandesi.
  8. Non sono loro che non capiscono, sei tu che non ti sai spiegare. Questo concetto è il più importante elemento di stress e d’infelicità per la maggior parte di noi che lavoriamo in Tailandia. È un problema molto più complesso di quello che sembra e persino io, a distanza di tutti questi anni faccio ancora  fatica a superare. Lo svilupperò più in dettaglio in seguito ma posso sintetizzarlo in tre punti:
    1. La barriera linguistica. Sembra ovvio, eppure noto che molti di noi, anch’io ogni tanto, davvero non vogliamo prendere atto che l’inglese non è la nostra madrelingua, che lo parliamo meno bene di quello che pensiamo. Peggio ancora, l’inglese non è la loro madrelingua e lo capiscono meno bene di quello che pensiamo o che vorremmo.
    2. La barriera culturale. Noi abbiamo la nostra cultura e loro hanno la loro, sono due culture molto diverse. Le espressioni idiomatiche italiane o inglesi semplicemente non hanno alcun senso per un tailandese e viceversa. Siate chiari, usate un linguaggio semplice, di frasi brevi con termini di uso il più possibile comune. Vi sembrerà di parlare con dei bambini, ma state tranquilli, non solo loro non si offenderanno, ma vi saranno grati per non averli messi in imbarazzo con paroloni che non capiscono. Gli asiatici si vergognano di chiedere, di dimostrare la loro ignoranza. Quando non capiscono, sorridono ma non chiedono chiarimenti e questo porta a tutta una catena di errori e tentativi che si possono evitare facilmente.
    3. La barriera gastronomica. La cucina tailandese si è sviluppata, evoluta partendo da ingredienti e procedure completamente diverse dalle nostre. Il senso del gusto, nel senso più ampio dell’accezione è drammaticamente diverso dal nostro. Dolce, salato, amaro o piccante si misurano, in Tailandia, con un metro completamente diverso dal nostro. Loro hanno convenzioni diverse dalle nostre, non dividono i pasti in portate e i fagioli sono un dessert, sono solo alcuni esempi di come sia diverso il loro modo di vedere la cucina. Non abbiate paura di sembrare lapalissiani, spiegate le cose nella loro interezza, senza mai dare per scontato le cose che per noi sono ovvie, per loro non lo sono per niente!
  9. L’intelligenza non è una vostra esclusiva. Questo concetto è la diretta conseguenza del punto precedente. Quando notate che nelle comunicazioni qualcosa è andato storto, non pensiate che loro siano troppo stupidi perché capiscano la finezza del vostro intelletto. Semmai è il contrario, è stata la vostra stupida arroganza che non vi ha consentito di spiegare le cose nel modo giusto. Prima vi metterete in quest’ordine d’idee e prima vi conquisterete il loro rispetto.
  10. Non vi lamentate. Avete voluto voi venire in Tailandia, se non vi piace, tornatevene a casa vostra, sarete più felici voi e anche i tailandesi.

Segue sul prossimo numero

Buon Lavoro

Francesco Greco

Executive Chef presso Cape Sienna Hotel & Villas, Kamala, Kathu, Phuket, Thailand



Categorie:By Francesco Greco

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2 replies

  1. Penso che questo post lo traduco in inglese e lo mando a tutti i miei chef farang qua in thailandia!! complimenti
    Raffaele

  2. ho notato che stai quasi diventando un vecchio saggio, complimenti per l’umiltà che traspare dal tuo scritto.un bacione a voi tutti, papà

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