FOTOGRAFARE IN CUCINA – SECONDA PARTE


Non per diventare fotografi ma per produrre delle foto migliori

Obbiettivi

Una volta stabilito che tipo di macchina comprare, almeno per ciò che riguarda il tipo di sensore, spesso la scelta rimane ampia. Focali molto lunghe non vi servono, il vostro piatto se ne starà fermo sul tavolo e non avrete certo bisogno di fotografarlo da trecento metri di distanza, anzi, siccome spesso non avrete molto spazio, soprattutto in cucina, consiglierei di lasciar perdere i vari roboanti “20X” o “100X”. Restate su focali corte ma non troppo.

L’ideale sarebbero lunghezze tra i 50 e i 100 mm equivalenti al formato full frame. Mentre sugli obbiettivi delle reflex full frame, la lunghezza focale è dichiarata per quello che è realmente, per le point & shoot, le compatte a obbiettivi intercambiabili e le reflex con sensore APS-C, la lunghezza focale viene convertita. In linea di massima il valore riportato sulla lente va bene così com’è, reale o convertito che sia, tranne che per i sensori APS-C. Per fare un esempio, Alcune Canon con sensore APS-C, come la EOS 40 D, permettono di montare sia gli obbiettivi della serie EF-S, sia quelli della serie EF. Il problema che gli obbiettivi EF sono progettati per l’uso su fotocamere full frame, con il risultato di avere su camere con il più piccolo sensore APS-C immagini ingrandite. In pratica un obbiettivo EF da 50 mm, pur funzionando perfettamente, su di una Canon EOS 40 D, equivale ad un obbiettivo da circa 85 mm e questo può costringervi a prendere distanze impossibili in certe situazioni. E’ sempre bene tenerne conto, prima di acquistare degli obbiettivi spesso assai costosi.

Tornando alla lunghezza focale, per poter fotografare a distanze accettabili in una cucina o in una sala piena di mobili, io consiglierei di usare lunghezze intorno ai 60 mm. Focali sotto i 50 mm tendono gradualmente a deformare l’immagine (l’effetto classico del grandangolo) e sotto i 35 mm la deformazione, peggio ancora a distanze ravvicinate, rende il tutto praticamente incomprensibile (i cosiddetti fish-eye, si usano quasi solo per i paesaggi o comunque per foto “estreme”). Lunghezze eccessive, vi obbligheranno a prendere molta distanza dal piatto per riuscire a far stare tutto in una foto, e questo non sempre è possibile.

A parità di lunghezza focale, scegliete la lente che ha una maggiore apertura. L’apertura è sempre riportata sulla lente con una dicitura tipo : ʄ 1 : 1.2 dove il secondo numero, quello dopo i due punti, più basso è, maggiore sarà l’apertura. Un’apertura maggiore, (quindi un valore più basso) permette scatti con meno luce e permette anche di isolare maggiormente il soggetto dallo sfondo (l’effetto bokeh di cui scrivevo prima).

Ovviamente, la qualità di un obbiettivo dipende da moltissimi altri fattori, anche molto complessi. In generale, gli obbiettivi di marca hanno prestazioni elevate e cosi il loro prezzo, ma si trovano anche obbiettivi non originali come i Tamron o Sigma che vanno benissimo, e costano una frazione degli equivalenti Canon o Nikon (che va detto, sono di altissima qualità).

Parlando di reflex, per le quali la scelta è virtualmente limitata solo dal vostro (nostro) portafogli, do qualche indicazione in più. Da preferire gli obbiettivi costruiti in metallo, di solito sono più resistenti di quelli col barilotto in plastica e quelli di Canon, Sony e Nikon, sono quasi tutti garantiti a prova di umidità e polveri, aspetto tutt’altro che secondario nell’ambiente luciferino della cucina.

Su alcune lunghezze focali di nostro interesse, sono disponibili anche obbiettivi macro. A parità di lunghezza focale non ci sono differenze di rilievo, l’obbiettivo macro, però consente di mettere a fuoco il soggetto anche a distanze molto ravvicinate. Il vantaggio di poter prendere dettagli molto piccoli, pensate alla punta di un germoglio alfa-alfa per fare un esempio, si paga però con la tipica lentezza del sistema di messa a fuoco automatico. Non che sia un gran problema, i germogli non correranno certo in giro per la sala, ma per fare macro fotografia consiglio vivamente di dotarvi di cavalletto e di operare la messa a fuoco manualmente. Per gli obbiettivi macro, vale ciò che ho già scritto, focali medie (60 mm l’ideale, al massimo 100 mm) e aperture elevate. Da notare che quando si scatta da una posizione molto ravvicinata, il tradizionale flash incorporato o aggiunto, non si può usare. Il soggetto è talmente vicino alla lente, che questa proietterà inevitabilmente una brutta ombra sullo stesso. L’unico modo di illuminare la scena è di usare un set di lampade posizionato con molta cura o un costoso flash ad anello, di quelli che si montano direttamente sulla lente. I risultati saranno interessanti, ma il costo è da tenere in considerazione, in più un flash ad anello serve solo a quello, mentre le lampade o flash “a scarpetta” si possono usare in molti contesti.

Fiat Lux

Il piatto contestualizzato sul tavolo

Un bel risotto fusion, con gamberoni ed erbe tailandesi. La foto del piatto intero, contestualizzato sul tavolo, col mare sullo sfondo. 100% luce solare

La luce è sicuramente il parametro più importante per qualsiasi tipo di ripresa fotografica ed è anche la cosa più difficile da imparare a controllare. La luce è necessaria sia in quantità, sia in qualità, non basta avere tanta luce, ma bisogna anche e soprattutto averne il controllo. La luce naturale è sempre la migliore, più bianca e distribuita più uniformemente, rende sempre le foto più belle e naturali, ma sorprendentemente, la luce naturale è anche la più difficile da controllare.

E si, perché il sole va e viene, cambia di posizione, ha le nuvole in mezzo, che passano quando pare a loro e siccome è la sua luce molto diffusa, qualsiasi oggetto sulla sua strada proietta ombre qua e la, soprattutto dove e quando danno fastidio al fotografo. Se volete sfruttare al meglio la bella luce solare, vi consiglio di prepararvi per fotografare nelle ore a cavallo di mezzogiorno, quando il sole è alto e le ombre corte. Se il sole non è a picco, mettetevi tra il soggetto e il sole, regolare l’apertura ed i tempi sarà più facile e minore sarà il rischio di avere foto sovraesposte o sottoesposte (o persino le due cose insieme, succede spesso che fotografando controluce, il soggetto resti in ombra, sottoesposto ed il contorno sovraesposto). Mantenete una distanza sufficiente a non fare entrare il soggetto nel cono d’ombra che proiettate voi stessi, l’ombra del fotografo non si dovrebbe mai vedere, non è una questione di principio, ma semplicemente “distrae” dal soggetto. Controllate con molta cura l’intera scena, soprattutto le ombre estranee di oggetti sparsi intorno o la vostra immagine proiettata su di una superfice riflettente. Tutti questi “corpi estranei” distraggono lo spettatore e lo attirano lontano dalla bellezza del vostro piatto.

Stesso risotto, cambia solo la composizione, stavolta il focus sul riso ed il vino, sempre 100% luce naturale

Stesso risotto, cambia solo la composizione, stavolta il focus sul riso ed il vino, sempre 100% luce naturale

Se volete avere un maggior controllo sulla scena e sulle luci, considerate l’acquisto di un set di luci. La tecnologia delle lampade strobo è piuttosto vecchia, significa che anche lampade dal costo basso, hanno comunque prestazioni più che accettabili per un uso amatoriale, l’unica differenza, semmai è che durano meno di quelle professionali e costose. All’inizio scegliete un pacchetto completo, anche di marche economiche (tipo Excella o le linee base della Fokon). Risparmierete un bel po’ di soldi, in certi casi andrete a spendere meno di quel che serve per un singolo flash a scarpetta d’alta gamma. Certo che portarsi dietro un set di luci è meno pratico di uno Speedlite, ma vi consente di fare cose impossibili con un solo flash a scarpetta.

Un set di base dovrebbe comprendere due o tre lampeggiatori di potenza non esagerata (non dovete mica illuminare il Colosseo!) ed altrettante luci di modellazione (ci sono anche faretti che combinano una luce di modellazione ed un lampeggiatore in una sola unità, ma sono meno flessibili), i cavalletti per tutte le luci, i cavi o telecomandi per sincronizzare con la macchina fotografica e se ci scappa, ci starebbero bene anche un paio di dot e finger (delle specie di pannelli argentati rotondi o ovali da usare per rifinire la scena o pulirla di ombre o riflessi indesiderati). Con le lampade, di solito vi daranno le softbox (delle “scatole” di stoffa bianca da metter sulle lampade per diffondere la luce) e degli ombrellini (da applicare anche questi sulle lampade per modellare meglio la luce e renderla indiretta). A questo set di base, un pochino alla volta e a seconda delle vostre esigenze e possibilità, andrete ad aggiungere altri pezzi come le luci a pannello, gli sfondi colorati con porta sfondo, cavalletti di ogni forma e funzione, gelatine colorate e chi più ne ha più ne metta.

In certe situazioni particolare, vi potrebbe tornare utile avere una foto di un piatto senza alcuno sfondo. Se siete pratici di programmi di fotoritocco come l’Adobe Photoshop o simili, vi basterà usare uno sfondo omogeneo (basta un lenzuolo) e poi lavorare al PC. Se però avete bisogno di un gran numero di piatti o oggetti, tutti scontornati alla perfezione e con la stessa luce e colore, il sistema più semplice è di comprarvi una light box. Si tratta di una specie di tenda bianca, fatta di un materiale che distribuisce la luce molto uniformemente. Dentro la tenda metterete i piatti o altri oggetti uno alla volta, le luci saranno piazzate fuori tutto intorno e da un buco scatterete le foto. La lightbox non costa cara, d’altronde si tratta per lo più di quattro bacchette di plastica ed un po’ di stoffa, ma vi permette di ottenere risultati molto omogenei attraverso lunghe serie di oggetti o piatti diversi, privi di ombre e in tempi molto brevi. In più, se dovete eliminare lo sfondo sarà molto più facile che con un lenzuolo.

Francesco Greco

Executive Chef presso Cape Sienna Hotel & Villas, Kamala, Kathu, Phuket, Thailand

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