Fotografare in cucina – Prima Parte


Non per diventare fotografi ma per produrre delle foto migliori

Alla base di tutto

La fotografia è un’arte, e come tutte le arti, per produrre risultati buoni, ci vogliono attrezzi buoni, buona padronanza della tecnica e soprattutto buon gusto. L’attrezzatura ve la dovrete compare voi, per la tecnica vi darò solo qualche buon consiglio (non credevate mica d’imparare tutto solo leggendo un blog?), ma per il buon gusto non ci posso fare nulla, quindi non posso garantire alcun risultato.

Il fine di questo mio intervento è solo quello di condividere con voi qualcuno dei trucchetti che ho imparato praticando quello che per me resta comunque un hobby, senza la pretesa di salire in cattedra o darmi le arie da fotografo, non lo sono! La bontà delle mie fotografie, che vedrete qua e la leggendo questo articolo, la lascio giudicare a voi, se non vi piacciono saltate a piè pari e amici come prima!

Fotografare il cibo, senza l’attrezzatura e la competenza dei professionisti del settore, resta comunque possibile e se anche i risultati non saranno gli stessi delle copertine di riviste patinate, avrete la soddisfazione di pubblicare, magari solo su FaceBook qualche scatto decente.

La macchina fotografica

Basta farsi un giro in qualsiasi negozio di elettronica di consumo per rendersi conto di quanto sia varia e articolata l’offerta, ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le tasche ma questo, invece di aiutare, rende sempre più difficile fare una scelta accurata e spesso si finisce per compare un bell’oggetto che però non è adatto alla bisogna, si perde la voglia e così l’occasione di fare buona fotografia.

I produttori, con le loro pubblicità roboanti ma fuorvianti, non aiutano, anzi confondono con numeri snocciolati con grande generosità ma senza dare davvero alcuna informazione utile. La corsa al megapixel selvaggio ha creato dei mostri inutili e costosi, ma che a quanto pare si vendono bene…

Incominciamo dal tipo di macchina da scegliere, Point & Shoot ad ottica fissa, Compatta con obbiettivi intercambiabili o Reflex?

Non esiste una risposta standard, ciascuna di quelle categorie ha degli apparecchi di qualità molto bassa e molto alta, con tutto ciò che ci sta nel mezzo. Lo stesso vale per il prezzo, in ogni categoria ci sono macchine economiche e estremamente costose. La scelta dovrete farla in funzione di quanto la fotografia è importante per voi.

  • Point & Shoot

    Punta e scatta economica

    Se non avete ne tempo ne voglia per imparare la tecnica (se ne avete anche solo la voglia, il tempo lo trovate, no?), vi consiglio una Point & Shoot. Sono quelle macchinette molto compatte, con l’obbiettivo che sbuca fuori quando si accendono. Ce ne sono di tutti i prezzi, ma per ottenere dei buoni risultati, vi consiglio di scegliere tra marche famose come Canon, Sony o Nikon. Oltre alla qualità, in genere questi grandi marchi offrono una garanzia internazionale e un servizio postvendita migliore, fattore molto importante se andrete a spendere dei bei soldini. Non preoccupatevi troppo dei megapixel, piuttosto scegliete macchinette più “ingombranti”, con lenti di maggior diametro e il corpo in robusto metallo. Sui pixel mi soffermerò più in la, per il resto vi dico che avere lenti di diametro maggiore, vi permetterà di raggiungere risultati finali migliori, soprattutto in termini di saturazione del colore, e il robusto corpo macchina metallico è sempre una buona idea per chi userà la macchinetta in cucina.

  • Compact

    Compatta con obbiettivi intercambiabili

    Se in vece avete un pochino di tempo e tanta voglia di sbagliare e imparare, dovreste considerare l’acquisto di una buona compatta a ottiche intercambiabili, tipo la Canon M1 o l’equivalente Sony o Nikon. Stesso discorso per l’assistenza. Per il prezzo va detto che una macchina di questo tipo costa più di una point & shoot di fascia alta, ma meno di una reflex e anche gli obbiettivi sono meno cari. Sorprendentemente, la qualità che si riesce ad ottenere con queste macchine è spesso di livello pari o superiore delle reflex entry level ed il sensore di immagine di solito è lo stesso. Può essere un’ottima soluzione per chi vuole risultati di qualità senza spendere le cifre necessarie per le reflex ma che comunque ha tempo e voglia da dedicare all’apprendimento, infatti per avere buoni risultati, bisogna imparare ad usarle bene e con meno automatismi possibile.

  • Reflex

    Costosa reflex semi professionale

    Le Reflex digitali (quelle analogiche le salto, ormai non si riesce più a trovare i rullini…) sono da consigliarsi solo a chi ha voglia di spendere tanti soldi e tempo per imparare. Le reflex entry level non le suggerisco, meglio andare per una macchina di fascia media o medio alta, la differenza non è enorme sul prezzo ma lo è sulla qualità delle foto e soprattutto sulla robustezza e durata della macchina. In questo caso, invece che guardare il diametro delle lenti, che spesso non sono neanche incluse nella confezione, guardate ai megapixel e soprattutto alle dimensioni del sensore d’immagine.

La risoluzione

Taglia dei Sensori d'immagine

Le dimensioni fisiche dei più comuni sensori d’immagine installati su macchine digitali

Qualsiasi immagine digitale viene “catturata” e memorizzata sotto forma di pixel. I pixel sono i puntini, gli “atomi” che compongono l’immagine. Ognuno di questi pixel, viene memorizzato come insieme di dati, informazioni. Ciascun pixel avrà quindi un colore specifico ed una posizione precisa nell’immagine, e l’insieme di tutti questi puntini, messi in ordine, ciascuno al suo posto e del colore giusto, formeranno l’immagine vera e propria.

In una macchina fotografica digitale, la luce ambientale o artificiale, “rimbalza” sull’oggetto (viene riflessa dal soggetto), passa attraverso una serie di lenti (l’obbiettivo) che riducono l’immagine alle dimensioni del sensore e li le proietta. Il sensore va visto come un insieme di milioni di piccoli elementi, a formare una specie di griglia, dove ciascuno di questi elementi “cattura” un singolo puntino, ne stabilisce il colore e lo memorizza nel suo ordine in una memoria di massa. Per capirci, sono ricorso a molte semplificazioni, in realtà il processo è molto più complesso e ci sono molti più passaggi, ma l’idea è quella.

Maggiore è il numero di pixel, maggiore sarà la quantità di dettagli che sarà poi possibile vedere nella foto, ma non si può ridurre l’intero problema ad una semplice conta di pixel. Guardate la lente fotografica del vostro telefonino, quanto è larga? Quanto spazio c’è tra questa lente e il sensore sotto? Quanto potrà esser grande questo sensore? Il nocciolo della questione sta proprio qua. Ci sono in commercio dei telefonini sottilissimi che però riescono a fotografare con risoluzioni superiori ai 10 megapixel, pensate, in quel minuscolo sensore ci sono ben dieci milioni di elementi fotosensibili, tutti affollati su di una piastrina di un paio di millimetri quadrati. Va da se che ciascuno di questi minuscoli elementi può ricevere sono una minuscola quantità di luce, non solo, ma tutta l’energia che “ronza” tra questi elementi ed il resto dell’elettronica, in uno spazio così ristretto, andrà a generare inevitabilmente delle interferenze. Queste interferenze si chiamano “rumore” e in una foto non elaborata si vedrebbe sotto forma di una nebbiolina granulosa che avvolge l’immagine. Ma allora com’è che le foto dei telefonini sono poi così belle da vedere? Semplice, i circuiti elettronici del telefonino, riconosco il rumore e lo filtrano, certo che insieme al rumore, inevitabilmente spariscono anche tante informazioni! Mi spiego meglio, se nell’immagine c’è rumore, questo si traduce in puntini, pixel bianchi, che a causa di interferenze non hanno potuto catturare il loro puntino colorato. Il computer non può immaginarsi di che colore doveva essere quel puntino, non lo sa e basta e allora che fa? Lo sostituisce con un puntino del colore medio tra i puntini che gli stanno intorno. Il risultato è che l’immagine perde di dettaglio, certo che se la guardi cosi a occhio nudo “sembra” bella, ma se la metti a fianco ad una foto identica, ma scattata con un sensore di risoluzione identica ma dimensioni maggiori, la differenza si nota eccome, anche senza essere specialisti.

Come prima cosa, guardate la dimensione del sensore, chiedete al negoziante, fate le vostre ricerche, più grande è e meglio sarà. Le piccole point & shoot, non hanno lo spazio per sensori di grandi dimensioni, mentre le compatte a obbiettivi intercambiabili, di solito montano sensori di dimensioni più che accettabili, tipicamente in formato APS-C (22,2 mm X 14,8 mm per le Canon e 23,6 mm X 15,7 mm per le Nikon) e cosi le reflex di fascia bassa e media. Sulle reflex di fascia medio alta e superiori, di solito sono montati sensori “Full Frame” di dimensioni generose (36mm X 24 mm) e dalle prestazioni molto superiori. Da notare che anche se i millimetri di lato aumentano di poco, la superfice raddoppia, avremo quindi che un sensore APS-C Canon ha una superfice di 329 mm2 e Nikon di 370 mm2 contro una superfice di ben 864 mm2 di un sensore full frame. La differenza di qualità, soprattutto a sensibilità elevate è drammatica!

Tomato Full HD

Primo piano di pomodori grigliati in risoluzione 1.024 X 683 (quasi full HD) Vedi nota a pie’ pagina

Tomato Half

La stessa immagine ma ridotta a 450 X 300. Se provate ad ingrandirla fino alla dimensione dell’originale sopra, noterete la perdita di dettaglio. Questo, pero’ dipende anche dalla qualita’ del vostro monitor.

Naturalmente la conta dei pixel ha ancora una sua utilità. Se l’immagine è composta di pochi puntini, va da se che se la guardi da vicino e la ingrandisci, per esempio stampandola in un formato grande, i puntini si vedono e l’effetto è molto sgradevole. Esiste, quindi, una quantità minima di pixel in funzione delle dimensioni fisiche che l’immagine assumerà una volta stampata (per i display si fa un discorso a parte, perché anche loro son fatti di pixel). Per orientarvi vi do qualche esempio. Un moderno televisore HD 1,080 P (alta risoluzione) riproduce un’immagine di appena due megapixel, infatti i puntini si vedono appena ci si avvicina un attimo. Siccome la televisione si guarda a una distanza maggiore rispetto a una rivista, di solito non ce ne accorgiamo neppure, ma quei due megapixel sono appena sufficienti per la qualità di una foto piccola stampata su di un quotidiano o rivista di qualità medio-bassa e questo perché la distanza cui di solito la leggiamo, permette ai nostri occhi di vedere più dettagli. La canonica dimensione delle foto che si stampavano una volta col minilab sarebbe la massima dimensione “accettabile” per un’immagine a due megapixel. Per stampare un foglio A4 ci vogliono almeno sei megapixel, meglio dieci. Tenete comunque conto che se solo raramente la vostra fotografia prenderà la superfice intera della pagina di una rivista, è sempre meglio aver la foto alla risoluzione necessaria e non averne bisogno, che averne bisogno e non averla…

Un sensore di dimensioni generose ha anche altri vantaggi. Una maggiore quantità di luce può essere ricevuta, questo permette quindi di scattare fotografie in condizioni più difficili, quando c’è meno luce ambientale, ancor più ovvio se si considera che sensori di grandi dimensioni sono sempre abbinati a obbiettivi di diametro maggiore.

Obbiettivi di diametro maggiore, grazie allo spazio disponibile, possono ospitare diaframmi più complessi, in grado di regalare effetti Bokeh (quando il soggetto è perfettamente a fuoco ma lo sfondo è sfocato) irraggiungibili con lenti piccole.

In conclusione e generalizzando, un sensore tra i sei e i dieci megapixel è quello che fa per voi e tanto migliori saranno i risultati tanto più grande sarà la dimensione del sensore.

Nota

L’immagine dei pomodori e’ stata Scattata con una reflex digitale Canon EOS 40D, in formato Raw e compressa in JPG con il software Apple Aperture 3.4.4
Dimensione 284,9 KB (Originale JPG non compresso 2 MB, originale Raw 12,6 MB)
Lente Canon EF-S 18-55mm f/3.5-5.6 IS STM
Zoom a 35 mm
Apertura F/4,5
ISO 400
Otturatore 1/20
Compensazione flash 0.00 EV
Modalita’ “Priorita’ Apertura”
Metering: Pattern

Francesco Greco

Executive Chef presso Cape Sienna Hotel & Villas, Kamala, Phuket, Tailandia

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Categorie:By Francesco Greco

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