I Brigidini


 

Brigidini

Questo dolce ci viene ricordato da Pellegrino Artusi: «è un dolce o meglio un trastullo speciale, alla toscana, che trovasi in tutte le fiere e feste di campagna e lo si vede cuocere in pubblico nelle forme di cialde». Di colore giallo-arancio sono molto friabili ed abbastanza grandi, circa 7 cm di diametro, realizzate con zucchero, farina, uova ed anice, anche se nelle ricette tradizionali e casalinghe si possono usare i semi.

brigidini

Sono chiamati anche “cicalini” o “cialde” originari di Lamporecchio, ridente paesino toscano situato tra le province di Pistoia e di Empoli, deve il suo nome alle “Brigidine” o “Brigidini”

Qualcuno sostiene devote a Santa Brigida, qualcunaltro invece che fu proprio una tale suor Brigida a regalare il nome a queste delizie, le monache che vivevano in un monastero del luogo, e preparavano le ostie per la comunione, che preparavano, utilizzando degli stampi in ferro con due dischi incisi, realizzati a mo’ di lunga tenaglia.

Si racconta che verso la metà del XVI sec., una delle sorella mentre stava elaborando l’impasto delle ostie ne sbagliò la preparazione e cosi’ le monache per non sprecare quel composto e mangiarlo in occasione del pranzo domenicale, pensarono di ingentilirlo aggiungendovi dei semi d’anice.

Era così nato il “trastullo speciale”, destinato a divenire la ghiottoneria profana, che si prepara da tempo immemorabile in tutte le sagre d’Italia.

A Lamporecchio, dove la ricetta si è tramandata di generazione in generazione sono molte le botteghe artigianali specializzate proprio nella realizzazione dei brigidini e la pasticceria Carli è sicuramente una delle più antiche e conosciute del paese cominciarono l’attività alla fine del secolo scorso vendendo brigidini e frutta fresca e secca

In seguito la ditta Carli si specializzò nei brigidini, tramandando l’attività di padre in figlio.

Dal 1800 ad oggi la lavorazione dei brigidini, per quanto riguarda gli ingredienti, è rimasta quasi inalterata: uova, farina, zucchero e anice e, un tempo si formavano delle palline, che venivano cotte sulle piastre come quelle dei necci ed avevano una forma tonda, ma molto più grande di quella attuale e questo fino agli anni ‘40 sono in seguito venivano cotti sulle stampe calde con resistenze a elettricità fino a quando solo nel 1980, un signore di Pieve a Nievole ha inventato la macchina dei

La ricetta che andiamo a proporvi è di facile realizzazione, poichè non tutti siamo in possesso della famosa piastra che in tedesco si chiama “bretzeleisen“, ma è lo stesso possibile realizzare delle gustosissime cialde, e la vostra fatica sara’ unicamente nel fatto di riuscire a stendere una sfoglia il più sottile possibile.

 

Ingredienti:

– 300 g. di farina bianca

– 150 g. di zucchero

– 1 cucchiaio e 1/2 di olio d’oliva

– 5 uova

– 1 cucchiaino di semi di anice

– sale

 

Esecuzione:

Sbattere le uova fino a farle diventare schiumose, aggiungete lo zucchero e i semi di anice e lavorare aggiungendo la farina, sale, l’olio.

Lavorate poi l’impasto con le mani per circa 15 minuti. Quando il composto sarà sodo, copritelo con un canovaccio e lasciatelo riposare per 20 minuti.

Tagliatelo a pezzettini, con questi formate tante palline delle dimensioni di una nocciola e stendetele aiutandovi con il matterello. Ungete la piastra da forno, allineatevi le piccole cialde e infornatele a 160-170 °C per 15 minuti.

Quando i brigidini avranno preso un colore dorato, sfornateli, disponeteli sopra un piatto da portata e serviteli anche freddi.

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Categorie:By Angie Cafiero

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