LE MACELLERIE ISLAMICHE IN ITALIA


 

LE MACELLERIE ISLAMICHE IN ITALIA

 

Le macellerie islamiche in Italia oggi sono ormai numerosissime: in base agli ultimi dati statistici rilevati dal Ministero della Salute nel 2003 esistono circa 100 strutture di macellazione in deroga (un quinto totale dei macelli italiani) in cui è possibile abbattere i capi animali secondo il rito islamico.

Quali sono le caratteristiche, previste dallo stesso Corano, relative alle tecniche di macellazione ?

Le prescrizioni alimentari furono rivelate al Profeta Muhammad a Medina, dopo la sua partenza dalla Mecca, nel 622 e, a parte qualche eccezione, ripropongono gli usi e i costumi antichi degli arabi.

La normativa alimentare rappresenta per i musulmani un modello di comportamento universalmente accettato ed un importante fattore d’identificazione con la comunità.

Nel pensiero islamico il cibo è una grazia divina; il Corano ne esalta i valori benefici e invita l’uomo a mangiare le cose buone e di conseguenza lecite (hala­­­l) che Dio ha creato per lui e ad astenersi da quelle interdette (haram), in quanto impure. In generale tutti i cibi sono permessi, tranne la carne di maiale, il sangue versato e gli animali non macellati secondo il metodo rituale. Il Corano dice testualmente:

«Io non trovo in quel che mi è stato rivelato nessuna cosa proibita a un gustante che voglia gustarla, eccetto bestia morte, sangue versato o carne di porco, chè questo è sozzura, o animali macellati su cui sia stato invocato altro nome che quello di Dio».

 

Dio non intende imporre ai suoi fedeli oneri che essi non possano sopportare, differentemente da quanto è, invece, stabilito per gli ebrei, per i quali le proibizioni alimentari sono sentite come una punizione divina per i peccati commessi. Lo stesso digiuno, che i musulmani devono praticare nel mese lunare del Ramadan e che costituisce il quarto pilastro dell’Islam, non rappresenta una penitenza, ma una purificazione votata al risveglio della spiritualità.

 

Il tabù del maiale e di tutti i suoi derivati (non bisogna infatti dimenticare lo strutto, ingrediente base di molti cibi occidentali ed italiani), ha una motivazione di tipo igienico: l’animale in questione, infatti, secondo la cultura del tempo ha abitudini immonde, quali la coprofagia o il cibarsi di rifiuti in genere. Le sue carni potrebbero di conseguenza divenire veicolo di malattie. Vi sono anche altre spiegazioni relativamente a questa prescrizione coranica, quali la natura demoniaca dell’animale o, al contrario, il valore sacro che il maiale aveva presso alcuni antichi popoli dell’Asia Minore o dell’Africa, ma la prima è sicuramente la più accreditata, anche perché consente di non escludere tutta una serie di considerazioni di carattere antropologico. .

D’altra parte il musulmano non deve interrogarsi troppo sul perché, ma deve limitarsi a fare come prescritto, nella consapevolezza che Dio ha previsto tutto per il bene dei suoi fedeli.

 

Per quanto riguarda gli altri animali, questi, sulla scorta delle prescrizioni coraniche e della tradizione profetica, sono stati divisi dalle scuole giuridiche islamiche in tre categorie: animali leciti (halal), proibiti (haram) e riprovevoli (makruh). Si tratta, tuttavia, di una classificazione che risente delle divergenze esistenti tra queste scuole tradizionali dell’Islam, divergenze che, è opportuno precisarlo, nascono non in relazione ai principi fondamentali del diritto islamico, ma dall’applicazione di questi ultimi a situazioni concrete, a esigenze della vita quotidiana, come nel caso dell’alimentazione.

In linea generale, sono leciti, in base al passo coranico «sono permesse le cose buone», gli animali le cui carni sono gradevoli al gusto (pollame, ovini, bovini, ecc.), mentre sono vietati gli animali la cui carne risulta disgustosa.

In base ad una tradizione del Profeta che divide i quadrupedi in prede e predatori, sono leciti i primi; lo stesso criterio viene applicato agli uccelli ed ai pesci. Questi ultimi sono leciti e possono essere mangiati anche se trovati morti sull’acqua, in base al passo coranico «V’è lecita la pesca e il cibo che il mare contiene» Sono, tuttavia, considerati proibiti o riprorevoli i crostacei e i mitili.

Tra gli animali domestici sono generalmente considerati leciti gli equini e proibiti gli asini.

Tutti gli animali leciti devono essere alimentati con mangimi puri: qualora si cibino occasionalmente di sterco, prima di consumarne la carne o i prodotti, devono essere sottoposti ad un periodo di quarantena.

Un altro peculiare divieto è quello relativo alla degustazione del «sangue versato». La prescrizione ha un valore simbolico: il sangue, identificato con la vita stessa dell’animale, non deve essere mangiato per mettere in evidenza l’assoluto dominio di Dio su ogni essere vivente. Un’eccezione è fatta per il fegato e la milza, ritenuti coaguli di sangue, in quanto considerati leciti dal Profeta stesso.

I cibi che per se stessi sarebbero puri, possono essere contaminati dal contatto con un animale o una sostanza impura. L’impurità del sangue mestruale porta alla conclusione che non solo è impura la carne della femmina di animale mestruata, ma che anche la donna mestruata può contaminare le vivande che prepara.

 

Il rituale della macellazione della carne halal (consentita).

 E’ il metodo coranico che impone una specifica tecnica di produzione di alimenti provenienti da bovini.

Le macellerie islamiche si fondano totalmente sulla tecnica di macellazione il cui principio è estrapolabile dal Corano stesso:

“vi sono interdetti gli animali morti di morte naturale, il sangue e la carne del maiale, gli animali su cui sia stato invocato all’atto dell’uccisione un nome diverso da quello di Dio, gli animali soffocati, ammazzati a colpi di bastone, morti per caduta o per colpi di corna, quelli che bestie feroci abbiano divorato in parte”

La macellazione rituale consiste dunque nello sgozzare, in nome di Dio, un animale la cui carne è permessa”. Montoni, pecore, capre, caproni, galline, polli ed altri gallinacci devono essere necessariamente sgozzati e non uccisi con un pugnale; i bovini possono invece essere sgozzati o pugnalati.

E’ proibita la carne di tutti i carnivori e di tutti i rapaci, quella degli asini domestici e dei muli.

Per la macellazione rituale la bestia deve essere sdraiata sul lato sinistro, con la testa rivolta verso la Mecca, con le gambe legate, ad eccezione di quelle posteriori. La testa viene prima sollevata con la mano sinistra e poi recisa con utensile affilatissimo e con un unico taglio da sinistra a destra che non deve intaccare la spina dorsale e non deve essere ritirata.

La morte avviene per recisione di trachea, esofago e vena giugulare, e per dissanguamento. Se la bestia non muore subito è considerata non più macellabile.

Al macellaio viene richiesto di essere pubere o in età di ragione, ed essere in possesso delle sue facoltà mentali mentre, almeno teoricamente, non è un ostacolo se è donna, cristiano o ebreo; per ogni bestia uccisa, va sempre calcolata una quota di denaro per lui.

Il macellaio deve recitare la formula “Bismillah Allahu Akbar” al momento del taglio che avviene con la mano destra, avendo cura di far cadere la testa dell’animale verso la Mecca: per questa sua funzione qualcuno addirittura lo considera “un imam un po’ particolare”. Il sangue dell’animale viene ovviamente buttato via e la bestia stessa viene messa “a sgocciare” per qualche tempo. Infine, per garantire che l’uccisione è realmente avvenuta secondo rituale, la carne viene timbrata in modo appropriato.

 

In materia di macellazione e del più generale trattamento degli animali sottoposti all’uccisione a fini alimentari, la legislazione nazionale ha visto continui mutamenti: attualmente, anche per adeguarsi alla legislazione europea, è stata varata una legislazione molto rispettosa dei diritti delle altre fedi religiose, con la Legge n. 439 del 1978, recepita dal Governo con le deroghe riguardanti i metodi rituali con il Decreto Ministeriale 11 giugno 1980 dal titolo “ autorizzazione alla macellazione degli animali secondo i riti religiosi ebraico ed islamico”.

In questo Decreto spiccano le seguenti condizione delle deroghe:

“Articolo 1:

Si autorizza la macellazione senza preventivo stordimento eseguita secondo i riti ebraico ed islamico da parte delle rispettive comunità.

Articolo 2:

La macellazione deve essere effettuata da personale qualificato che sia perfettamente a conoscenza ed addestrato nell’esecuzione dei rispettivi metodi rituali. L’operazione dovrà essere effettuata mediante un coltello affilatissimo in modo che possano essere recisi con un unico taglio contemporaneamente l’esofago, la trachea ed i grossi vasi sanguigni del collo.

Articolo 3:

Nel corso della operazione debbono essere adottate tutte le precauzioni atte ad evitare il più possibile sofferenze ed ogni stato di eccitazione non necessario. A tal fine gli animali debbono essere introdotti nella sala di macellazione solo quando tutti i preparativi siano stati completati. Il contenimento, la preparazione e la iugulazione dei medesimi debbono essere eseguiti senza alcun indugio”.

 

Definizione dei termini ( articolo 2):

“ immobilizzazione: qualsiasi sistema inteso a limitare i movimenti degli animali per facilitare uno stordimento o abbattimento efficaci; stordimento: qualsiasi procedimento che, praticato sugli animali, determina rapidamente uno stato di incoscienza che si protrae fino a quando non intervenga la morte; abbattimento: qualsiasi procedimento che produca la morte dell’animale;
macellazione: l’uccisione dell’animale mediante dissanguamento; autorità competente: il Ministero della sanità, il servizio veterinario della regione o provincia autonoma, il veterinario ufficiale quale definito all’articolo 2, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 18 aprile 1994, n. 286, e successive modifiche; tuttavia per le macellazioni secondo determinati riti religiosi, l’autorità competente in materia di applicazione e controllo delle disposizioni particolari relative alla macellazione secondo i rispettivi riti religiosi è l’autorità religiosa per conto della quale sono effettuate le macellazioni; questa opera sotto la responsabilità del veterinario ufficiale per le altre disposizioni contenute nel presente decreto.
I titolari degli stabilimenti di macellazione presso i quali si intende macellare secondo determinati riti religiosi comunicano all’autorità sanitaria veterinaria territorialmente competente, per il successivo inoltro al Ministero della sanità, di essere in possesso dei requisiti prescritti” .
Le operazioni di trasferimento, stabulazione, immobilizzazione, stordimento, macellazione o abbattimento di animali possono essere effettuate solo da persone in possesso della preparazione teorica e pratica necessaria a svolgere tali attività in modo umanitario ed efficace. Il personale che esegue le operazioni relative allo stordimento deve essere in possesso di un adeguato grado di qualificazione attestato dalla azienda unità sanitaria locale competente anche attraverso appositi corsi di formazione.
Ferma restando una residua competenza regionale in tema di prevenzione sanitaria, la questione del permesso di macellazione rituale islamica ha acceso discussioni a livello locale sulla legittimità di tali operazioni. In particolare proprio in Consiglio Regionale Emilia Romagna l’ex assessore alla Sanità Giovanni Bissoni, rispondendo in aula a due interrogazioni ha dichiarato: “Spetta comunque al veterinario ufficiale dell’impianto presso il quale sono macellati animali secondo particolari riti religiosi, che deve essere inserito, previo accertamento dei requisiti richiesti, nell’apposito elenco ministeriale, verificare il rispetto delle disposizioni previste dal Decreto in questione per evitare inutili sofferenze all’animale nel corso della macellazione; lo stesso decreto definisce anche un’autorità religiosa che ha il compito di attestare la conformità delle macellazioni ai vari riti religiosi, prevedendo comunque che sia tale autorità che gli operatori da essa incaricati operino sotto la responsabilità del Veterinario Ufficiale dello stabilimento, sempre presente durante le operazioni di macellazione negli stabilimenti riconosciuti a livello ministeriale; nell’elenco ministeriale risultano a tutt’oggi inseriti dieci stabilimenti di macellazione dell’Emilia Romagna”.

 

 

 

 

 

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Categorie:By Gianluigi Pagano

2 replies

  1. uno stato che permette simili aberrazioni in nome della religione è uno stato teocratico. nessuno può pensare che l’animale non soffra secondo le puttanate rituali dei testi religiosi, essi sono incentrati su un dio che tortura tutti i suoi figli e li esorta a immolarsi per lui. smettere di mangiare carne e abbandonare questi culti sono azioni benefiche per tutto il mondo, e vanno di pari passo. la carne nutre (malamente) poche persone ricche e richiede enormi sprechi per essere prodotta: abbandonare gli allevamenti intensivi significa avere più abbondanza di risorse per tutti e meno guerre (usando i nomi di questi dei) per accaparrarsele.

  2. siete delle merde e dovete tornare a casa vostra

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