L’UOMO ED IL VINO


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L’UOMO ED IL VINO

Il rapporto con il vino è sempre stato ambivalente: impariamo ad amarlo, senza

rendercene schiavi.

Nei confronti del vino l’umanità ha sempre tenuto un atteggiamento ambivalente: da un

lato lodandolo con entusiasmo in quanto rende l’uomo eloquente, toglie le inibizioni, stimola

il sentimento d?amore, della socialità e dell’amicizia (vedi ” chi non beve con me peste lo

colga !”), dall’altro condannandolo come qualcosa di socialmente pericoloso, perché fa perdere

il freno della razionalità e ci può portare anche ad atteggiamenti sconvenienti o ridicoli, come

nel famoso passo del Genesi in cui si racconta che Noè “piantò una vite, ne bevve il vino,

s’inebriò e dormiva ignudo in mezzo alla sua tenda” (Gen. 9,20 – 21). Il connotato principale

del vino sembra essere la sacralità, la quale per un verso ci attira perché ci permette di

raggiungere un livello di esperienza superiore, all’altro ci atterrisce, proprio perché ci sottrae

alla normalità. Ma vediamo come storicamente si è svolto il difficile ma piacevole !) rapporto

uomo – vino. La Bibbia riserva al vino un certo rispetto: ” e il vino rallegri il cuore dell’uomo “(

Salmi 103, 15) . Lo stesso Ecclesiaste, che non ha certo una visione gaudente della vita,

dice: ” Bevi con cuore allegro il tuo vino, ché Dio ha già gradito le opere tue ” (Eccl. 9°, 7)

ed ancora ” risolvetti in cuor mio di soddisfare col vino il mio corpo, guidando con sapienza

la mente” (Eccl. 2° – 9), dove si vede che va bene il vino, ma con moderazione! Ma forse il

più bel canto d?amore (anche) per il vino è il Cantico dei cantici. “ Mi siano i tuoi seni come i

grappoli della vite, il profumo del tuo respiro come quello dei cedri e il tuo palato come ottimo

vino che scenda dritto alla mia bocca e fluisca sulle labbra e sui denti”(Cantico dei Cantici 7,9 ?

10).

La cultura classica teneva in onore ancora maggiore il prodotto dell’uva, anzi aveva addirittura

un Dio del vino: Dioniso = Bacco, che aveva insegnato direttamente agli uomini l’uso della vite

e la trasformazione dei grappoli in vino (un Prometeo a rovescio, dunque, perché mentre il

primo è costretto a rubare agli Dei il fuoco per darlo agli uomini, nel caso di Dioniso è la stessa

divinità che regala agli uomini il vino per donare loro la forza). Ricordiamo a questo proposito i

famosi versi di Alceo: ” Il figlio di Semele e di Zeus diede agli uomini il vino, oblio degli affanni.

E tu versa due parti con una E riempi fino all’orlo: e una coppa scacci l’altra.” a cui risponde

Orazio: ” ora cacciate col vino gli affanni ” (Odi I, 7, 31). Anche i filosofi trattano positivamente

il vino: Platone ad esempio afferma che esso rivela la vera indole dell’uomo ed è un’occasione

per saggiarne la resistenza alla follia ” per esperire prova facile e del tutto innocua, allo scopo

di procedere ad esercitazione, potremmo noi annoverare prova dilettevole più adatta di quella

che il vino e i divertimenti congiunti possono fornire? ” (Leggi I, 649 b). Quanto ad Aristotele,

da vero scienziato, enumera accuratamente tutti gli effetti del vino, graduandoli secondo le

quantità ingerite (Problema XXX). Infine il grande naturalista Plinio nel I sec. d.C. affermava ”

Il vino ravviva le forze, il sangue, il calore degli uomini. Un poco di vino fa bene ai nervi, ricrea

lo stomaco, eccita l’appetito, riscalda, raddolcisce le tristezze e gli affanni, è diuretico, concilia

il sonno e arresta i vomiti “.

Dunque nella Civiltà classica il vino era ben accetto tanto che i legionari romani, quando

facevano un insediamento nei territori conquistati, impiantavano i vigneti e di insegnavano alle

popolazioni indigene la tecnica della viti-enologia. In questo modo col tempo la coltivazione

della vite si diffuse in Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna e nord Africa. Se poi veniamo

al Cristianesimo,vediamo che il primo miracolo di Gesù fu quello di Cana, in cui non solo Egli

mostra di approvare l’uso del vino, ma addirittura si rivela ottimo sommelier, in quanto, come

nota il Maestro di tavola, serve “per ultimo il vino migliore, non quello peggiore come fanno

tutti”. Infine ricordiamo che Cristo parla spesso della vite, paragonandosi addirittura ad essa (”

Io sono la vera vite, il Padre mio l’agricoltore” – Giov. 15,1) e nell’ultimo miracolo, che chiude

il cerchio richiamando il primo, l’Eucaristia, prende proprio il vino per simboleggiare e il Suo

Sangue e trasformarlo in Esso (ciò per inciso decretò definitivamente la fortuna del vino a

livello planetario, perché fece sì che i Missionari cristiani portassero in tutto il mondo la vite per

poter avere il vino per la Messa).

Quindi è soprattutto grazie ai monasteri e poi ai Missionari che la coltivazione della vite e la

successiva vinificazione si diffusero in tutto il mondo.

Oggi il vino sta diventando un prodotto di status symbol e di gratificazione: calano i consumi di

vini non qualificati e crescono quelli di vini di qualità. Purtroppo ci sono però ancora coloro che

abusano anche del vino e diventano alcolisti (ma attenzione fra i giovani l’abuso di alcool è più

legato a superalcolici, più o meno miscelati, e alla stessa birra che al vino).

Comunque il nostro amore per il vino non ci deve portare a sottovalutarne i rischi. La colpa

però in questo caso non è del vino, ma di chi ne fa un uso non misurato, come nel caso

dell’automobile non è colpa del veicolo se qualcuno, affrontando una curva a fortissima

velocità va fuori strada. Impariamo quindi ad amare il vino non abbandonandoci ad esso, ma

facendone un discreto amico con cui è bello conversare nel reciproco rispetto.

Quindi seguendo l’invito di Alceo e di Orazio, beviamo lietamente, pur con attenzione a non

superare i nostri limiti, per non trovarci … a dormire ignudi come il buon Noè !

Gianluigi Pagano

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