Il Moscato di Scanzo


 

Il Moscato di Scanzo

Torniamo ad occuparci delle nostre DOCG e andiamo in Lombardia per parlare del Moscato di Scanzo; questa denominazione già DOC nel 2002, ha ottenuto la DOCG con Decreto Ministeriale del 28 aprile 2009.

Il Moscato di Scanzo viene prodotto da un vitigno autoctono di antichissima tradizione, alcuni storici locali  ritengono infatti che in quelle zone si coltivasse la vite già in periodo pre-romano ma i primi documenti ufficiali che parlano di questo vino passito risalgono al ‘600. Qualche secolo prima,  Alberico da Rosciate nel suo testamento del 26 marzo 1350 “…lascio al figlio Tacino la Bersalenda, ove si coltiva il moscato rosso…”.

Il Moscato di Scanzo, già bevuto alla corte degli zar ed apprezzato dai Visconti e dagli Sforza a Milano, nel 1850 è stato l’ unico vino italiano ad essere quotato alla Borsa di Londra per 50 ghinee alla botticella; ancora oggi un produttore è fornitore della Real Casa d’Inghilterra.

Questa Docg è una vera e propria rarità enologica, si caratterizza infatti per essere la più piccola d’Italia: la zona di produzione è limitata a una porzione del Comune di Scanzorosciate (BG) che vanta solo 39 produttori, la superficie vitata non supera i 31 ettari con una produzione vinicola di poco superiore alle 60.000 bottiglie all’anno.

Secondo il disciplinare di produzione, la sua coltivazione è consentita solo in fascia collinare da vigneti per maggior parte coltivati a pergola su cordone speronato e/o guyot. La vendemmia è tardiva, generalmente a metà ottobre, e le uve vengono lasciate appassire su graticci per un periodo che può variare tra i 20 ed i 50 giorni in ambienti condizionati a temperatura inferiore ai quindici gradi e con umidità variabile.

Il vino Moscato di Scanzo viene vinificato in purezza e tutto l’affinamento avviene in vetro o acciaio per un periodo minimo di due anni in quanto non tollera il legno; una volta imbottigliato può essere conservato anche per lunghi periodi grazie alla sua spiccata acidità.

Il colore è rosso rubino più o meno carico, ma con l’affinamento acquista tonalità che virano verso il granato e l’aranciato; il profumo è aromatico, con sentori di rosa appassita, marmellata di frutta rossa, salvia, liquirizia e spezie dolci come la cannella e i chiodi di garofano. In bocca è dolce e morbido, ben strutturato e dotato di ottima persistenza aromatica, con un particolare retrogusto amarognolo.

Il Moscato di Scanzo va servito in piccoli calici per vini da dessert a una temperatura di 8-10°C e si abbina perfettamente con la torta di granoturco, con le fave dei morti, la pasticceria secca e dolci da forno, dolci a pasta lievitata poco consistenti, in particolare a base di frutta e, per tradizione locale, con la polenta e osei dolce.

Tradizionalmente è un vino da dessert o da meditazione ma la nuova tendenza è quella di proporlo come vino da tutto pasto.

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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