Una mattina a “scuola” di biologico


Una mattina a “scuola” di biologico

Incontrare delle persone che amano il proprio lavoro e lo fanno con passione è sempre più difficile, se poi riescono a trasmettere anche tutto il loro entusiasmo attraverso le parole diventa quasi unico.

È il caso di Vincent Laval, piccolo (per il numero di bottiglie prodotte) ma grande vigneron di Cumières, piccolo villaggio della Valle della Marna, nel cuore della Champagne. Il padre Georges, da molti considerato un “estremista”, all’inizio degli anni settanta convertì tutti i suoi vigneti al biologico e da allora questa pratica è diventata una filosofia di vita per tutta la famiglia Laval. Non conoscevamo Vincent ma subito ci ha ricevuti amichevolmente scusandosi per il suo ritardo (ma forse eravamo noi in leggero anticipo!) dovuto ai suoi numerosi impegni, ricopre anche la carica di presidente dell’AIVABC (Association Interprofessionnelle des Vins de l’Agricolture Biologique de Champagne).

Siamo partiti con una piccola visita ai locali di vinificazione dove ci ha mostrato due piante di vite attaccate ad un muro: le radici della prima erano molto ramificate e superficiali mentre quelle dell’altra molto più lunghe e profonde; la seconda era una pianta cresciuta con agricoltura biologica. A questo punto ci ha chiesto se eravamo interessati a “fare una  passeggiata” nelle sue vigne ed ovviamente abbiamo accettato perché, conoscendo il suo pensiero, sarebbe stata un’esperienza davvero unica. Prima di arrivare al lieu-dit (piccola porzione di vigneto) “Longues Violés” Vincent ci ha fatto notare alcune “particolarità” di una vigna non biologica, il terreno era decisamente compatto e sabbioso, non vi era alcun segno di erba e soprattutto abbiamo notato delle strane e inquietanti pozzanghere rossastre. I trattamenti chimici che anno dopo anno sono stati eseguiti in questi terreni hanno portato ad un progressivo inquinamento delle falde acquifere e Vincent ci ha detto che in ormai in molti villaggi l’acqua non è più potabile. Per questo professa l’agricoltura biologica asserendo che tutto quello che facciamo dobbiamo farlo prima di tutto per noi stessi e per il rispetto e la tutela dell’ambiente in cui viviamo per preservare i profumi e i sapori originali del terroir. Vincent ci ha fatto vedere la differenza tra il terreno del suo vigneto e quello dei suoi confinanti e mettendo le mani nella terra ci ha detto che: “la buona salute della vigna, il buon equilibrio tra la quantità e la qualità delle uve e l’espressione aromatica del terroir dipendono dal suolo. La fertilizzazione organica è naturale, nel rispetto della regolamentazione “bio”; la terra viene lavorata per arearla e l’inerbimento è domato dalla tosatura per evitare l’erosione delle colline, favorire la naturale riproduzione della flora e della fauna del suolo e per favorire l’attecchimento in profondità della vigna”.

Molti produttori della Champagne si sono convertiti al biologico o quanto meno alla cosiddetta agricoltura ragionata per limitare allo stretto necessario il numero di trattamenti da effettuare nelle vigne. In questa grande regione vinicola la tendenza attuale dell’agricoltura biologica è quella di utilizzare il cavallo per i lavori nel vigneto soprattutto per girare la terra.

Devo essere sincero nel dirvi che prima di questa lezione applicata di biologico ero abbastanza “indifferente” al problema, sicuramente per una mia scarsa informazione, tanto da considerla non tanto una filosofia di vita quanto “una moda”. Tutte le teorie hanno bisogno di essere spiegate correttamente per una loro migliore divulgazione, oggi devo ringraziare Vincent che è mi ha fatto capire il vero significato del termine “biologico”.

Queste poche righe non hanno la pretesa di voler “convertire” nessuno al biologico, soprattutto dopo l’accesa discussione che si è innescata sul nostro blog, ma solamente di farci riflettere sul nostro futuro e sulla salute, nostra e quella dei nostri figli.

Per maggiori informazioni sul “vino biologico” potete consultare il Regolamento Europeo 203/2012, pubblicato sulla gazzetta ufficiale della UE il 9 Marzo 2012 alla pagina:

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2012:071:0042:01:IT:HTML

 

 

 

 

Il “vino biologico” ora esiste. , ha finalmente permesso di regolarizzare questo settore del vino, dopo diversi anni di controversie.
La normativa stabilisce nuove regole, per quanto riguarda la produzione di prodotti vitivinicoli biologici, delineando anche le modalità di vinificazione, approvate dallo Standing Committee on Organic Farming (SCOF), il Comitato permanente per l’agricoltura biologica.
La nuova normativa permette inoltre di riportare il logo europeo in etichetta, per le aziende certificate da un ente autorizzato.
I contenuti del regolamento prevedono una serie di restrizioni nell’ utilizzo di determinate pratiche enologiche e sostanze coadiuvanti durante la fase di vinificazione.
Un produttore biologico può utilizzare circa la metà del numero di coadiuvanti, che può utilizzare da regolamento un produttore convenzionale. Il quantitativo di solforosa nei vini biologici, è stato uno degli argomenti più dibattuti dall’Italia, con la decisione finale da parte della UE, di limiti non accettati da parte di molti vignaioli italiani, perché considerati troppo alti. Dobbiamo ricordare che le condizioni climatiche del nostro paese, permettono di produrre vini con quantitativi di solfiti mediamente più bassi dei produttori d’oltralpe.
Il regolamento approvato ha posto i limiti di solforosa totale per i vini biologici rossi secchi a massimo 100mg/l, mentre per i bianchi secchi sarà massimo di 150mg/l.
Quanto detto finora, ci permette quindi di definire il vino “biologico”, solo quando:
in vigneto: si producono uve biologiche, coltivate senza l’aiuto di sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere) e senza l’impiego di organismi geneticamente modificati;
in cantina: si esegue la vinificazione utilizzando solo i prodotti enologici e i processi autorizzati dal regolamento 203/2012 (elenco nell’allegato VIII bis).
In ogni caso, l’azienda vitivinicola produttrice necessita di una certificazione di conformità da parte di un ente certificatore.
Certamente, all’interno dei limiti e delle disposizioni imposte dalle normative, ogni produttore biologico certificato, seguirà la propria condotta specifica, utilizzando le pratiche enologiche che più si avvicinano al concetto personale di “agricoltura sostenibile”.

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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