Arriveremo a far la spesa con giudizio?


Arriveremo a far la spesa con giudizio?

 

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PIL: MALE SPESA FAMIGLIE, IN UN ANNO -2,4%

Uno degli argomenti che si oppongono all’introduzione della tassa sul junk food approvata oramai in molti paesi europei è il principio etico di libertà di scelta dell’individuo, la sovranità del consumatore nella capacità di scegliere ciò che è meglio per se stesso in rispetto delle teorie economiche che affermano che il mercato libero, immune da regolamentazioni può produrre solo risvolti positivi. Ma che cosa dire se il consumo dei cibo spazzatura fosse simile ad una vera e propria tossicodipendenza? I dati ci sono ed uno degli studi più importanti sul tema è stato pubblicato nel 2011 su “Nature” la rivista di divulgazione scientifica più autorevole a livello mondiale. Utilizzando dei topi da laboratorio si è indagato l’effetto che il consumo prolungato di cibi spazzatura e la conseguente obesità avessero su alcuni circuiti cerebrali che regolano il comportamento alimentare e che sono, inoltre, coinvolti nell’insorgenza di diverse forme di dipendenza. I risultati sono sconvolgenti. I ratti sono stati divisi in tre gruppi uno alimentato con solo pellet da laboratorio, un altro con accesso di tempo minimo a cibo spazzatura e l’ultimo con accesso prolungato. Quello che è stato visto è che nei topi alimentati con junk food i circuiti neuronali subivano una riorganizzazione del tutto identica a quello osservata in ratti a cui veniva somministrata eroina in via intravenosa. Ma l’elemento più sconfortante è sicuramente il pattern comportamentale. Infatti i ricercatori hanno successivamente valutato l’effetto che uno stimolo ambientale avverso avesse sul consumo di cibo. I ratti sono stati educati ad associare uno stimolo luminoso con una scossa elettrica alla zampa. Durante le sessioni di alimentazione i gruppi che non avevano avuto accesso prolungato alla dieta junk non si alimentavano in più all’insorgere dello stimolo luminoso per un riflesso condizionato di percezione di un pericolo. Il gruppo di ratti obeso e che per lungo tempo si era sovralimentato con junk food era invece assolutamente insensibile a questo stimolo,. I ricercatori affermano che la perdita del controllo inibitorio su comportamenti che possono avere risvolti negativi è una caratteristica sia dell’obesità che della dipendenza da droghe, nei quali il consumo persiste nonostante conseguenze negative sociali, economiche o sulla salute. Il comportamento di assumere cocaina nei ratti con una storia di abuso prolungato può diventare inflessibile e resistente all’interruzione causata da stimoli avversivi che predicono conseguenze negative. È stato osservato nello studio che il consumo di cibi appetibili in ratti con accesso prolungato alla dieta ricca in cibo spazzatura era similmente insensibile ad uno stimolo avversivo. I risultati di questo lavoro affiancano quelli di precedenti studi, indicando che l’obesità e il consumo di droghe potrebbero insorgere da simili risposte neuroadattative. Alla luce di questi risultati scientifici, il junk food sembrerebbe dunque agire come una droga che conduce a riadattamento neurobiologico comune alle tossicodipendenze, probabilmente noto alle multinazionali e che le favorisce in un sistema il quale, di fatto, si automantiene.  Accanto a questo, allora, emerge una libertà di scelta che si rivela in buona parte fittizia perché l’individuo è dipendente senza rendersene conto. Certo, limitare in partenza con interventi pubblici forti la scelta dei consumatori è odioso. Ma bisogna considerare i costi individuali e sociali dell’obesità e sovrappeso, il carico di malattie non trasmissibili (NCDs), così come per il trattamento delle dipendenze più comuni, il trattamento dell’obesità, vista in quest’ottica, richiederebbe legittimamente un intervento di politiche di prevenzione. Ricordando l’esempio del tabagismo, in Italia i fumatori sono diminuiti 34,9% della popolazione dai 14 anni in su nel 1980 e il 23,9% nel 2003 grazie a politiche di educazione, leggi di divieto di fumo nei luoghi pubblici e di vendita a minori, e grazie all’aumento dei prezzi. La sfida più imponente nel caso dell’obesità è però il fatto che il cibo è parte della nostra sopravvivenza (ne “dipendiamo” in un’altra e più vitale accezione) e non è, giustamente, percepito come una sostanza tossica. Aspetti che rendono ancor più marcata l’insensibilità ai rischi a lungo termine di una sovralimentazione , e che si sommano ad una limitata possibilità di “penalizzare” direttamente gli assidui consumatori di junk food con interventi legislativi. Un’analogia può essere vista con la dipendenza da alcol per il quale uno studio del 2009 dell’Università della Florida ha concluso che politiche pubbliche di innalzamento dei prezzi delle bevande alcoliche sono un mezzo efficace per ridurre i consumi. L’approccio economico è da prendere in considerazione -sicuramente con più cautela, ma senza negare che il prezzo dei prodotti è guida delle scelte alimentari e allo stesso tempo uno dei pochi bersagli di interventi per politiche di prevenzione. La differenza di prezzo tra cibi sani e cibi non sani potrebbe essere visto anche come intervento educativo, di fronte al quale il consumatore è indotto a chiedersi il perché di tale differenza, e a riflettere, finalmente, sul valore di ciò che sta acquistando. Esperimenti di questo tipo sono presenti: in Francia infatti una nuova “app” consente di fare la spesa perfettamente informati, con un rating in tempo reale ai prodotti che si mettono nel carrello. Cercando di capire e visualizzare cosa si nasconde “dietro” al prodotto.

Tim Lang della City University di Londra, da tempo sta lottando per avere una trasparenza dei prezzi che includa “costi internalizzati”, riferiti tanto a costi di salute nascosti e non riflessi nel prezzo di acquisto; tanto a costi ambientali o sociali similmente occultati.

Wagenaar Alexander C., e. a.. Effects of beverage alcohol price and tax level on drinking: a meta analysis of 1003 estimates from 112 studies. Addiction, 2009.

Johnson P.M. , Kenny P.J. Dopamine D2 receptor in addiction like reward dysfunction and compulsive eating in obese rats. Nature, 2010.

Chaloupka F.J. Public policy versus individual rights and responsability: an economist’s perspective. PrevChronic Dis 2011.

Volkow N.D., Wise R.A. How can drug addicition help us understand obesity? Nature Neuroscience, 2005.

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Categorie:"Lo sapevate che...." by Daniel Evangelista

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