A PROPOSITO DI COPYRIGHT SULLE RICETTE…….


 

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A PROPOSITO DI COPYRIGHT SULLE RICETTE…….

“ Il cuoco firma il piatto “ diritto d’autore in cucina.

Una ventina di anni fa mi posi questo problema : se il diritto d’autore includesse solo le creazioni che hanno un legame con l’arte, o anche ogni creazione originale della mente umana espressa attraverso una forma percepibile. Mi chiesi: “ perché le ricette culinarie, quando risultino opere originali della mente, anch’esse non possano e debbano ottenere, per analogia, il diritto d’autore?” E’ noto che il disegno che decora un piatto di porcellana e la forma di un bicchiere di cristallo sono difesi come proprietà artistica sia per le linee che per i modelli; i vini sono protetti dalla denominazione e dalla qualificazione controllata. Soltanto le opere prodotte dall’arte della buona tavola non sembrano avere protezione giuridica; eppure di una succulenta pietanza si dice che è un capolavoro e si suole definire “ arte culinaria” ciò che compete all’alta cucina. Perchè la paternità di queste opere e i legittimi proventi derivati dalla loro proprietà non vengono riconosciuti?  Come i profumi, ai quali è stato concesso il diritto d’autore in quanto essi sono percepiti non solo dall’odorato ma anche dalla vista ( vedi la confezione) anche la ricetta concerne i sensi e si esprime in una forma inseparabile dal resto. Questa forma, con la quale l’idea è presentata ha il carattere dell’esclusività a condizione di essere originale.

Una ricetta originale presuppone:

a) una mescolanza di alimenti non ancora utilizzati insieme                     

b) una combinazione di tecniche di preparazione e realizzazione, applicate a diversi prodotti ed ingredienti che portino alla realizzazione di un piatto che offra un gusto originale e nuovo

c) un’idea personale e originale nella combinazione dei prodotti di base che rispetti anche la proporzione dei valori nutrizionali

d) l’indicazione del nome del creatore

Il 19 ottobre 1996 in occasione del concorso nazionale per cuochi over 23, organizzato presso il Casinò Municipale di Campione d’Italia ( vinto quell’anno da Fabio Tacchella ) per designare il cuoco che avrebbe rappresentato l’Italia a Lione nel “ Bocuse d’or 1997” proposi un convegno sul tema “ Il cuoco firma il piatto: diritto d’autore in cucina “. Fu istituito un comitato presieduto da Gualtiero Marchesi che riuniva la Federazione Italiana Cuochi, i Jeunes Restaurateurs d’Europe, l’Associazione Ristoranti Le Soste.

Alberto Schieppati, allora direttore di Bargiornale, moderava il dibattito che fu aperto da Gualtiero Marchesi con una testimonianza personale : ritrovò il suo notissimo raviolo aperto, su un libro francese senza alcuna citazione della fonte, mentre sarebbe stato corretto e rispettoso almeno citarla.

Io stesso ricordai un antefatto francese: lo chef Alain Sanderens aveva rivendicato davanti a un tribunale la paternità di un  suo Astice alla vaniglia ma non aveva trovato ragione; la Corteritenne non sufficientemente provata l’originalità inventiva della ricetta.  Questo è infatti il punto critico emerso anche dagli interventi del giornalista Marco Guarnaschelli Gotti e poi dall’avvocato Cesare Triberti che analizzò il problema sotto il profilo legale: quanto la ricetta può essere considerata prodotto intellettuale, quindi tutelabile dalla legge sul diritto d’autore e quanto è invece anche somma di dati informativi derivanti da conoscenze di patrimonio comune ?

Essenziali quattro componenti: ingredienti – dosaggio – presentazione – genialità, ma è il quoziente di originalità creativa che conta, altrimenti si tratta di informazione, liberamente messa a disposizione., che richiederebbe un apposito ufficio brevetti in grado di valutarne l’originalità creativa.   Insomma questione aperta e validissima, affrontata da una visuale tutta particolare dal Professor  Marco Maiocchi dell’Università Statale di Milano in termini di “ grammatica della cucina”: arrivare cioè a un linguaggio formale che garantisca la confrontabilità e la ripetibilità delle ricette. Due spartiti musicali sono confrontabili perché utilizzano lo stesso linguaggio; ci si dovrebbe arrivare anche con le ricette ai fini di stabilirne la diversità e quindi poter parlare o meno di plagio. Non si giunse ad una conclusione, ci si limitò a suggerire al cuoco esecutore di indicare almeno la paternità della ricetta. La pubblicità fatta al nome dell’inventore sarebbe stato un sufficiente compenso.   

 

Eugenio Medagliani

 

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Categorie:Gli Ambasciatori del CIM nel Mondo, Gli Chef CIM " By Chef Italiani nel mondo

3 replies

  1. Pierluigi Maniero, quando è che mi paghi la prestazione (peraltro pure fatturata!) da me concessati in Marzo 2014?

  2. Salve, io ho un problema simile pero più grave direi. Ho aperto un ristorante con una socia, lei si occupava della sala (completamente ignara di cucina) ed io ero la cuoca. dopo due anni mi accorgo che la società con lei non mi stimola e voglio mettermi in proprio, aprire un mio ristorante quindi perdendoci tanto vendo la mia cuota a lei però, ovviamente senza che possa usare le mie ricette. Invece lei continua con un nuovo cuoco ad utilizzare le mie foto e le mie ricette prese dai miei ricettari scritti negli anni. Come posso fermare questo scempio? Vivo a Bacellona Spagna e gli avvocati quasi mi ridono in faccia se racconto la mia sotria. La mia esperienza ed il mio tempo non valgono nulla?

  3. Io credo, che al momento della firma del piatto e quindi ci sara’ una divulgazione per questo ed una motivazione il Copyright avvenga in quel momento e cioe’ al pagamento della stessa opera per chi la richiede. Poi rifacendolo nella sua diversita’ si sapra’ che quel piatto è stato creato da quella persona specifica data la divulgazione dello stesso. Difficile ottenere una tutela.

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