Lo Chef donna


 

 

 

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Il governo  europeo, attraverso le parole dei suoi più autorevoli rappresentanti, suggerisce un possibile asse di sviluppo economico su cui puntare: una maggiore presenza femminile nel mercato del lavoro e in ruoli dirigenziali.   Impiegare più donne, nel pubblico come nel privato, porterebbe nel nostro Paese un rinnovamento produttivo e maggiore moralità.

E nelle cucine?   Lo stesso…anzi forse, ancora di più!

Oggi la situazione, dietro ai fornelli professionali è ancora molto sbilanciata, sono ancora poche le Chef donna che riescono ad affermarsi stabilmente nella professione.

Le donne Chef che ho conosciuto spesso lamentano di molti aspetti avversi del duro lavoro della cucina che giocano a loro sfavore.  Prima di tutto ci sono gli orari poco flessibili che tendono più alla selezione del lavoratore (maschio) libero da impegni (ovviamente di famiglia) che all’esigenza di avere un cuoco efficiente; un’altra verità è che le importanti compagnie non sono inclini a conciliare l’agenda lavorativa con le esigenze familiari come metodo di selezione del personale di cucina.  Non esiste nemmeno più il problema di avere collaboratori poco disponibili (oggi la gente mi sembra più evoluta) ma il problema sta forse nel fatto che le proprietà tendono ad elogiare i cuochi che sacrificano la loro vita personale sull’altare della cucina…e quel sacrificio riguarda quasi sempre la famiglia.   Ma perché mai (spesso nelle offerte di lavoro) bisogna preferire il “single status” al “married”?   Perché bisogna chiedere ai cuochi (maschi o femmine che siano) di sottrarsi alle responsabilità personali?  Perché rinunciare alla famiglia dovrebbe essere una scelta premiante?

Io nella mia seppur breve (15 anni) esperienza di titolare della mia cucina ho equilibratamente investito il mio tempo nel lavoro e nella cura della famiglia e credo che questa scelta sia stata fondamentale per la riuscita della mia impresa.  Mia moglie (anche se non è cuoca) interviene con un peso importante, inserendo il suo punto di vista femminile su molte delle scelte strategiche di conduzione dell’impresa stessa, con ottimi risultati.   Le tante aspiranti cuoche che ho avuto ai miei corsi di cucina, spesso lamentavano di avere poche possibilità di impiego, rispetto agli uomini, seppur dimostratesi molto in gamba, dietro ai fornelli.   Bisognerebbe forse che i governanti (europei e non) lavorassero al cambiamento delle politiche sociali per modificare le carriere, in modo da soddisfare le esigenze di tutti.   Bisognerebbe che le donne Chef fossero maggiormente tenute in considerazione, perché sono brave, meritano di realizzarsi nel lavoro, al pari degli uomini, troppo spesso preferiti, non per merito ma per convenienza.

Il mondo delle cucine ha l’opportunità di diventare molto più equo e democratico sostenendo il maggior impiego delle donne, rispettando così la vita privata delle persone e le relazioni umane.

By Chef Massimo Martina

 

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