L’Orgoglio di sentirsi Chef


Daniel Evangelista

 

Daniel Evangelista

 

L’orgoglio di sentirsi Chef

Quando si comincia a sentirsi Chef?
Abbiamo un sentimento suicida che ci spinge a lavorare oltre i nostri limiti?
Spesso non c’é lo chiede nessuno ma ne sentiamo la necessita’ , perché? Il
mio momento in cui cominciai a sentirmi Chef fu a 18 anni quando presi
la in mano per la prima volta la cucina del Bebel’s, a dire il vero me la
diedero senza usare la parola Chef, senza titoli o cerimonie, il giorno prima
c’era lo Chef ed il giorno dopo ero io che facevo la nota della spesa, il
menu ogni mattina, ero io quello che a sala piena, quando ancora non esisteva
tutto questo apparentemente necessario automatismo degli ordini, un
continuo via e vai di cameriere al pass che mi dicevano al volo tutta
comanda del tavolo X dall’antipasto al dolce, e sono stato io il solo Re in
cucina per quasi 3 anni, in attesa del servizio militare che poi mi ha permesso
di andare in altri lidi, 40 tavoli e mai un ordine che mi sfuggiva, quando
finivo il servizio sentivo bene cosa significasse essere Chef e non credo che
si possano trovare delle parole per dargli un senso certo a questo
sentimento, dovremmo creare dei nuovi idiomi per poterlo fare. Certo il fatto che ave
fossero solo cameriere donne mi dava uno stimolo eccezzionale, non
potevo certo tirargli un piatto dietro e loro erano alquanto carine con gli
sguardi al pass, qualsiasi ometto darebbe il massimo per poter fare il
pavone ma quello che successe a me non é forse stata soltanto una normale
trasformazione da bruco a farfalla come succede a milioni di Chef nel
mondo la mia é stata pura esaltazione dell’essere dove spesso mi sentivo
un Dio nella mia cucina che al mattino, ancora piena di odori del giorno
prima era li’ ad abbracciarmi come fosse una mamma.

La prima volta che mi dovetti confrontare con altri Chefs in un luogo
ostile e carico di tensione fu a Parigi dove giovani cuochi provenienti da
note cucine con altrettanto altisonanti nomi di Chef, io avevo avuto una
formazione da stalla ma avevo imparato forse la cosa piu’ importante,
l’efficienza, ero maledettamente veloce e preciso, ricordavo tutto e
sopratutto ero pulito. Ho imparato in 4 mesi a parlare francese con i corsi

a cassetta mentre andavo a lavorare ed appena si presentata l’occasione
sono stato io ad essere promosso superviser di 3 dei sette locali. Come non
potevo sentirmi esaltato, e questa esaltazione contribuisce a farmi sentire
orgoglioso di essere Chef, non é il titolo sulla giacca a distanza di anni
e successi vari, ho solo 2 giacche con il solo nome e cognome e 2 senza
nessuna dicitura, perché il vero Chef non ha bisogno di titoli per essere
riconosciuto, quando si aggira tra i tavoli dei commensali é circondato
da un aurea propria come un Budda, la gente ti osserva ti ferma, ti fa i
complimenti e a volte qualche cretino ti rifila anche strizzandoti l’occhio la
ricetta segreta della madre che devo assolutamente provare.

Certo la via dello Chef é dura ed é anche piena di delusioni ed errori che
pero’ ci aiutano a tenere i piedi per terra, questo misto di emozioni,
esperienze, sentori e incredibili amicizie mi rende orgoglioso di essere
Chef, questo non é un titolo che ti possono dare é una tua sensibilita’ nel
renderti conto che lo sei, é come quando da ragazzini si giocava nel cortile
a pallone e poi tutto di un tratto, in un momento qualsiasi anche banale
per quanto straordinario, ci rendiamo conto di essere uomini, non piu’ da
sostentare ma sostentatori; ricordo spesso alle mie donne in cucina che la
loro scelta condurre questa vita si deve basare solo sul loro istinto, spesso
i giovani in cucina si confrontano con un idea di Chef o vita culinaria che
é fuorviata dalla televisione e show di vario tipo, alcuni anche divertenti lo
ammetto ma non é il nostro mondo, io mi porto le mie esperienze addosso
con me come fossero la mia seconda pelle, per questo in sala solo uomini
e in cucina solo donne eccetto lo Chef, e la mia esperienza di ristoratore
é cosi’ magica e surreale che mi stordisce, é un altro mondo molto piu’
grande della cucina, eppure quando mi chiedono di darmi un titolo per
un articolo su di un giornale, per un programma televisivo o anche solo
per stampare i biglietti da visita non riesco a sentirmi niente che non sia
Chef, solo questa parola mi fa sentire bene e appagato, una cosa stupida e
infantile, gli amici anche quelli di lunga data mi hanno sempre chiamato
cosi, ed é cosi che un giorno vorrei essere ricordato, ed é cosi che voglio
vivere ed é cosi che faro’ inscrivere per i posteri senza una foto senza un
nome soltanto queste parole: Qui giace quello Chef rapace che nella sua
vita non ebbe mai pace. Orgoglioso di essere Chef fino alla fine.

Daniel Evangelista

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Categorie:"Lo sapevate che...." by Daniel Evangelista

6 replies

  1. Grande veramente , sia come collega che come professionista… sentirsi chef significa esser liberi di creare, ma in modo sano e naturale, non dimentichiamolo mai!
    Grazie per metter luce sulla nostra stupenda Professione di Cuoco….

  2. grande grande collega !!

  3. Fa sempre tanto piacere e quasi gioia leggere parole che vengono davvero dalla nostra realta’ cariche di vittorie ma anche di umane sconfitte, lontane anni luce, come sottolinei, dal mondo televisivo che devo dire spesso fa arrivare dei cialtroni nelle nostre cucine pieni di boria.
    Buon lavoro Daniel sperando davvero che ti sei ripreso bene dall’incindente.
    Ciao Chef.Sempre in gamba.

  4. E quando c’é vo’ c’é vo’!!!
    Poi magari il prossimo articolo lo rileggo prima di mandarlo in stampa cosi almeno non dovete singhizzare la lettura ripassando la riga per capire “che azz ha detto questo!”

  5. grande collega… parole che vanno direttamente al cuore!!!

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