Il Sagrantino di Montefalco (o Montefalco Sagrantino)


Il Sagrantino di Montefalco (o Montefalco Sagrantino)

La puntata di oggi è dedicata all’Umbria e al suo grande vitigno: il Sagrantino. Il disciplinare di produzione stabilisce che la denominazione di origine controllata e garantita “Montefalco” è riservata al vino rosso “Montefalco” Sagrantino in due distinte tipologie: secco e passito; questa denominazione già DOC nel 1979, ha ottenuto la DOCG con Decreto Ministeriale del 5 novembre1992.

Le prime testimonianze della coltivazione della vite in Umbria risalgono al VII secolo a.C. grazie ai reperti rinvenuti nelle tombe etrusche che confermano la grande dedizione di questo popolo per le pratiche enologiche. Nelle loro opere, Virgilio e Plinio il Vecchio, narrano dei vitigni prediletti dagli Etruschi come le apiane, il tudernis e il murgentina, ma soprattutto dell’itriola, descritta da Plinio il Vecchio nella sua Historia naturalis, che secondo alcuni studiosi potrebbe identificarsi con l’uva Sagrantino. Secondo altre fonti il suo nome potrebbe essere associato ai Sacramenti in quanto l’uva era coltivata dai frati che ne ricavavano un passito destinato alle funzioni religiose.

In epoca medievale si scriveva di terre piantate a vigna in Montefalco e numerosi documenti testimoniano la cura costante che i vignaioli dedicavano alle vigne. Dalla prima metà del Trecento le leggi comunali iniziarono a tutelare vite e vino dedicandogli interi capitoli degli statuti comunali, a partire dal 1540 la data d’inizio della vendemmia a Montefalco viene stabilita ufficialmente da un’ordinanza comunale; questa ricorrenza è perpetuata ancora oggi grazie alla Confraternita del Sagrantino, che ogni settembre, durante la cerimonia di inaugurazione ufficiale della vendemmia, rievoca l’evento con la lettura della storica ordinanza. Nell’archivio notarile di Assisi è conservato un documento del XVI secolo dove viene, ufficialmente, per la prima volta citato il vitigno del Sagrantino.

All’inizio dell’ Ottocento lo storico Serafino Calindri, nel suo ”Saggio geografico, storico, statistico del Territorio Pontificio” descrive l’area intorno a Montefalco come zona di produzione di alcuni dei migliori vini dello Stato Pontificio. Per un lungo periodo il vitigno attraversa anni di alti e bassi rischiando persino la scomparsa a causa di guerre e ricostruzioni ma gli anni Sessanta del Novecento segnano la rinascita del Sagrantino che, grazie all’operato di alcuni abili e lungimiranti vignaioli, torna ad essere il vitigno principe dell’area di Montefalco fino ad ottenere la denominazione d’origine controllata e garantita.

La zona di produzione del vino Docg “Montefalco” comprende l’intero territorio del comune di Montefalco e parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria siti in provincia di Perugia.

Secondo il Disciplinare di Produzione il Sagrantino di Montefalco deve essere prodotto da uve Sagrantino 100%, la resa massima di uva non deve essere superiore a 80 quintali per ettaro di vigneto in coltura specializzata. Il periodo minimo di invecchiamento, sia per la tipologia “secco” che per quella “passito”, non può essere inferiore ai trenta mesi, di cui – per la sola tipologia “secco” – almeno dodici mesi in botti di rovere di qualsiasi dimensione. Inoltre, il vino, nelle due tipologie, non può essere immesso al consumo se non dopo aver effettuato un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia di almeno quattro mesi.

Nella versione “passito” viene ammessa, oltre all’appassimento naturale, la pratica del controllo dell’umidità, in questo caso gli ambienti possono essere soggetti al trattamento di deumidificazione e di eventuale abbassamento della temperatura ambientale ma è vietato il ricorso al riscaldamento.

Il Sagrantino di Montefalco è un vitigno autoctono, tipico in particolare della zona di Montefalco, con un patrimonio organolettico particolare, che vanta un rilevante contenuto in tannini, ma anche in zuccheri e altre sostanze estrattive.

Il vino ha un colore rosso rubino intenso con riflessi tendenti al granato e all’aranciato con l’affinamento. Il profumo è intenso e persistente, caratteristico, con sentori di more di rovo, prugna, vaniglia, spezie e cuoio.

Vino molto longevo ed apprezzabile anche dopo 10-15 anni, elegante, strutturato e di grande personalità, può essere degustato in solitudine, come vino da meditazione, ma salumi umbri, paste con sughi di carne, arrosti di carni rosse, palombacci in salmi, porchetta al finocchio, polpette all’umbra, piatti al tartufo nero, beccacce alla norcina e formaggi stagionati, vengono valorizzati al massimo dalla struttura e dalla ricchezza delle sue caratteristiche gusto-olfattive.

Questo vitigno è molto adatto all’appassimento, perché la buccia particolarmente coriacea dà resistenza all’acino che, nel tempo, può concentrare tutte le sostanze senza marcire.

Nel Montefalco Sagrantino Passito vengono esaltati ancor di più i profumi, con sensazioni aromatiche di frutta matura, frutti di bosco, frutta secca e spezie; in bocca, è abboccato, armonico, gradevole con un piacevole finale di mandorla, si abbina con pasticceria secca con frutta candita, nocciole e mandorle, crostate con marmellate di more o di altri frutti rossi, dolci al cioccolato e con la torta di formaggio pasquale.

 

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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