CIM NEWS dal 013 Gennaio al 19 gennaio


Ambasciatori CIMCIM AMBASCIATE nel Mondo
Intervista al ambasciatore Fabrizio Romano

n compagnia di Sua Eccellenza l’Ambasciatore Fabrizio ROMANO , pisano di nascita ma oramai sicuramente un cittadino del mondo con un’esperienza internazionale che va dal Cameroun , a Mosca, Tblisi.
Capo di varie unita’ di crisi , Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica ed ora anche resposabile dell’Ambasciata Italiana a Kyev .
Dopo una breve presentazione iniziamo con l’intervista vera e propria .
Un primo bilancio di quelli che sono i rapporti tra la comunita’ Italiana e la comunita’ Ucraina ?
Ambasciatore Romano : Innanzitutto bisogna precisare che la comunita’ italiana in Ucraina non è particolarmente numerosa , attualmente siamo all’incirca sulle 350 unita’.
Ovviamente ci si riferisce agli iscritti all’Aire , quindi c’è da considerare tutti coloro che sono qui in vacanza, di passaggio oppure che semplicemente decidono di non iscriversi all’Aire .
A parte questi dettagli si puo’ affermare che non esistono particolari problematiche tra le due comunita’ , anzi possiamo affermare che i rapporti tra le due comunita’ siano piu’ che buoni .

CIM BLOG
DSCF1197IL FORNO A LEGNA by Pasqualino Barbasso

Oggi vi parlo di un mito,di qualcosa che in certe parti del mondo è davvero qualcosa di raro da vedere e comincia ad esserlo anche in Italia,è il forno a legna.
È il mezzo tradizionale per eccellenza per cuocere la pizza,la sua gestione non è per niente semplice,bisogna essere dei veri professionisti per utilizzarlo al meglio ma è risaputo che il suo utilizzo fa la differenza .
Può essere costruito da un artigiano,con mattoni e malta refrattaria o (cosa che consiglio vivamente) acquistato da fabbriche specializzate nella loro costruzione,queste ultime portano avanti continue ricerche sia riguardo ai materiali refrattari da utilizzare e sia riguardo ai sistemi di coibentazione da portare avanti.
Un buon forno a legna deve infatti tenere a lungo la temperatura,specie quando non è operativo e consumare poca legna.

LA CHINA by Piero Valdiserra
“Oggigiorno tutto è una lusinga / dura minga, dura no / vive solo chi non se la prende / e cantare sempre può. / Fino dai tempi dei garibaldini / China Martini, China Martini / niente bevande, ma nei bicchierini / China Martini / come ai tempi di oggidì!”. Scusate l’attacco smaccatamente pubblicitario, ma quando ci vuole ci vuole. Il jingle a due voci di Ernesto Calindri (quello del logorio della vita moderna, per intenderci) e del grande caratterista Franco Volpi è stato uno dei maggiori tormentoni commerciali della prima televisione in bianco e nero, e non poteva non venirci in mente nel momento in cui ci accingiamo a scrivere di un prodotto della più genuina tradizione liquoristica italiana: la china, appunto.

I Chef Cim ( COOK CIM ) By CIM Magazine
In questo Numero Magazine Cook CIM nr 7Pages from cim_nr7-1

Schermata 2013-01-07 alle 21.34.12Giornate della cucina regionale Italiana ,si parte…..
Carissimi tutti come detto in precedenza questo 2013 ci porterà diverse novità
ecco subito una importante sorpresa per tutto il CIM

e con grande piacere che vi annuncio che siamo stati invitati da Sig.Donato Troiano direttore di InformaCibo a partecipare alle giornate regionali della cucina Italiana
si inizia il 31 GENNAIO con Abruzzo,Lombardia,Calabria e Puglia
chi voglia partecipare e mi auguro che saranno in tanti può inviare la sua partecipazione direttamente a dtroiano@informacibo.it
tutti i dettagli li trovate qui in seguito
Il debutto il 31 gennaio con i piatti regionali della Lombardia, dell’Abruzzo della Puglia e della Calabria a Pechino, Hong Kong, Mosca, Milano, Casalbordino, Lecce. Il clou della kermesse il 23 luglio con i piatti tradizionali di tutte le regioni italiane nei menu di cinquecento ristoranti dei cinque continenti
Parma 7 gennaio 2013. Protagonisti sui tavoli dei ristoranti, non un solo giorno, ma tutto l’anno: i piatti tipici e tradizionali delle cucine regionali italiane entrano nei menu di tutto il mondo e vogliono restarci. Da quest’anno e per tutti gli anni fino….. all’Expo 2015.

ezio-barberoTutto e’ bene quel…
Blog by ezio barbero
…che finisce bene….diceva Patsy in Nick Carter, ricordate?

Abbiamo assistito tutti, attoniti, all’attacco del Sig Caramella, Presidente del GVCI2001, al nostro Presidente, Marco Medaglia e il CIM tutto. Paroloni, insulti e insinuazioni gratuite, prive di fondamento, direi patetiche.
Marco non si e’ scomposto, forse perche’ conosce Caramella meglio di tanti di noi, si e’ rammaricato per l’accaduto e ha consigliato a tutti noi di mantenere la calma. Infatti, puntuale, e’ arrivata la missiva di scuse, non priva di apprezzamenti generosi per lo sfortunato CIM, incappato nelle sue ire impulsive e di Marco stesso.
Ora, non voglio giudicare l’accaduto, vorrei, se possibile, trarne qualcosa di utile. Ci sono, almeno, due grandi gruppi di Chef Italiani on line, dico almeno perche’ sinceramente non ne conosco altri, ma suppongo che qualcun’altro ci avra’ pur provato, pertanto non lo escluderei a priori. In questi gruppi vi si trovano molti colleghi, anche su entrambi conteporaneamente, ai quali cio che preme, e’ avere un punto di riferimento su cui contare quando si ha bisogno di qualcosa a livello professionale. Lavoro, fornitori, un amico nel bel mezzo di nowhere, ricette e, perche’ no, una birretta di tanto in tanto chiaccherando di tempi di cottura, sous vide e belle avventure. Nei due gruppi ci sono persone valide, furboni, vecchi lupi e matricole che si affacciano di tanto in tanto a secondo dell’abbisogna. Un carissimo amico del CIM, quando gli ho riportato l’accaduto mi ha risposto: gvc…che’? Manco lo conosceva e non e’ un pivello, anzi.

CIM NEWS
Arriva il pecorino sardo che fa scendere il colesterolo
Messaggero

Sulle tavole è in arrivo un pecorino speciale in grado di lottare contro il colesterolo cattivo. Scienziati e veterinari, per andare incontro ai nuovi dettami della scienza nel piatto, sono riusciti a ottenere il formaggio da latte prodotto con nuovi sistemi di allevamento. Una pasta, rispettosa nel gusto e nell’intensità, che non fa salire la colesterolemia. «Di fatto – fanno sapere i ricercatori – si tratta di un pecorino che può rientrare nella dieta degli ipercolesterolemici». Fino ad oggi molto attenti alle dosi dei formaggi stagionati. Per valutare gli effetti benefici del pecorino sardo corretto nella quantità di grassi sono stati presi a campione quaranta pazienti in sovrappeso e con il colesterolo alto. Stesso procedimento che si segue per una nuova molecola. Risultato: è stato registrato un abbassamento del colesterolo cattivo.
«La dieta e lo stile di vita dei pazienti che per 21 giorni hanno mangiato novanta grammi di pecorino Cla, con acido linoleico coniugato spiega Sebastiano Banni che ha guidato la ricerca – non è stata modificata.

Il Valpolicella è imitatissimo
L’Arena

Per tutelare il prodotto veronese la Provincia ha chiesto a Governo e ministero più controlli. Attenzione ai giri di parole sulle etichette delle bottiglie di vino e a quello che si acquista per metterlo in tavola per accompagnare pietanze varie. In particolare attenzione se, per descrivere vini IGP, c’è scritto «alla maniera di», sul «genere di» o «tipo», che vuol dire simile, ma non uguale. Ma, per vendere in tempo di crisi, c’è chi fa anche questo, che è un modo come un altro «per rispondere alla richiesta dei consumatori di vini più economici che, però, evochino nel nome i vini DOC più blasonati della zona» dichiarano Biagio Morana, responsabile dell’ispettorato controllo qualità repressione frodi di Verona, e Nicola Bottura di Siquria (Società italiana qualità rintracciabilità alimentare). I due esperti hanno denunciato il fenomeno dei «furbetti dell’etichetta»
alla Cantina Valpolicella Negrar, durante il convegno di aggiornamento sulla legislazione vitivinicola «Vino e Diritto», promosso dallo Studio Legale Beghini di Alessia Beghini, a San Floriano. In particolare, Morana e Bottura hanno messo in guardia i vignaioli veronesi sull’uso corretto della denominazione IGP Verona, su cosa evitare e come difendersi dalle copie a basso prezzo.

«E adesso fuori chi gioca sporco»
Secolo XIX

«Quando si vende olio che costa meno di una bottiglia di acqua minerale la questione è presto fatta: o il produttore è un santo o gioca sporco». Stigmatizzacosì Franco Boeri titolare di Olio Roi, una delle aziende medio-piccole di riferimento per il ponente ligure e presidente dell’Associazione Frantoiani, le novità contenute nella nuova legge sulla tracciabilità dell’olio licenziata a dicembre dalla commissione agricoltura. La legge prevede modalità per l’indicazione nell’etichettatura dell’origine degli olii di oliva vergini, modalità operative alle quali gli assaggiatori dovranno attenersi per esperire le verifiche delle qualità organolettiche; indicazioni dettagliate sulle pratiche commerciali che devono essere ritenute ingannevoli, come l’uso diinformazioniche evocano zone di origine non corrispondenti a quelle effettive oppure le omissioni
che possono ingenerare false convinzioni circa l’origine delle olive; una disciplina dell’uso dei marchi di impresa, stabilendo i casi di illiceità, le conseguenze amministrative e le sanzioni nelle ipotesi di reato, introducendo anche l’ipotesi di reato per l’illecito uso del marchio che sarà perseguito anche con sanzioni penali. Inoltre la legge fissa il termine entro il quale il prodotto conserva e l’obbligo per i pubblici esercizi di presentare in tavola solo bottiglie non “rabboccabili”. Previste anche norme per evitare frodi connesse al regime agevolato di importazioni dall’esterno dell’Unione europea.

Il listino prezzi non ci sarà più«Ora autogestione»
Giornale di Vicenza

La Sala di contrattazione di Thiene ieri non ha rilevato i prezzi dell’Asiago DOP per “mancanza di comunicazioni’; come riporta il comunicato emesso dalla Camera di commercio: è mancato il 70% del quantitativo da rilevare e non si è potuto emettere il bollettino. Come noto, da gennaio a Thiene la rilevazione riguarda solo l’Asiago. E ieri invece un comitato formato da alcuni operatori “indipendenti” (che ha così voluto dimostrare la ferma opposizione al recente regolamento varato dalla giunta della Camera di Commercio prima delle festività) ha comunque voluto rilevare, in una sorta di autogestione, i prezzi non solo dell’Asiago DOP al netto degli sconti, ma anche del burro e del grana e tutti i prodotti che si rilevavano fino al 17 dicembre. Gli esponenti del comitato, infatti, vorrebbero continuare a emettere quel listino-prezzi
che è stato invece ridotto al solo Asiago dalle nuove regole votate dall’ente camerale.

II Foie Gras ora è fuorilegge
Natural Style

A mettere al bando una delle delicatessen più rinomate della cucina francese è stato per primo lo stato della California. Con una legge del 2004, diventa operativa lo scorso luglio, il foie gras (fegato d’oca o anatra) è stato vietato nelle tavole californiane e per chi trasgradisce scatteranno multe da migliaia di dollari. In Italia, dal 2007, un decreto legislativo vieta la produzione di foie gras ma non la sua distribuzione e vendita. Ecco perchè la crociata contro la “delizia barbara”, ottenuta con dolore, fa proseliti anche qui. “Di recente ha fatto scalpore la scelta dei supermercati Coop di bandire dai propri scaffali questo cibo gourmet, definito poco etico” spiega Antonio Galdo, direttore di http://www.nonsprecare.it. “Oltre a bandire il foie gras – continua Galdo – dobbiamo prediligere il consumo di prodotti della filiera agro-italiana e di verdure a km zero. Quindi no al foie gras
ma no anche alle fragole a dicembre”.

Chiarelli, non ritratto: il nostro riso deve guardare a Nord e a Verona
La voce di Rovigo

Continua il dibattito sulla maniera migliore di valorizzare e promuovere il riso del Delta dei Po, fresco di ottenimento del marchio I . Dopo l’intervento di Massimo Chiarelli, direttore di Confagricoltura Rovigo, in replica al presidente della Fondazione Banca del Monte Adriano Buoso, adesso è lo stesso Buoso a rispondere. A suo avviso, la promozione di questo nostro prodotto tipico deve avvenire gomito a gomito con il Veronese. Per una serie di motivi che elenca.Caro Chiarelli, il riso IGP del Delta è come il Polesine, non ha bisogno di essere conosciuto, perchè è conosciutissimo, ma di essere valorizzato, con una organizzazione permanente di promozione e consumo nel nostro territorio e di un territorio e consumo non generico, ma target. E’ per questo che da due anni
grazie al lavoro di promozione personale volontaria, e dell’investimento delle nostre accademie del gusto, del Tartufo del Delta del Po e delle Verdure dell’Adige, viene presentato alle massime manifestazioni nazionali di promozione del riso, a Risitaly a Isola della Scala, a Mantova e a Nogara con Riso&Nose, ottenendo sempre il massimo dei consensi e il primo premio nazionale al Top Show.


Parmigiano al primo posto tra i prodotti Dop e Igp
Gazzetta di Modena

Il Parmigiano Reggiano è stato il prodotto che nel 2012 ha ottenuto le migliori performance economiche tra le 248 Dop e Igp italiane. Al secondo Posto l’Aceto Balsamico di Modena: un risultato che mette la nostra provincia al vertice dei prodotti Dop e Igp italiani. Il Parmigiano Reggiano viene prodotto in un’area che comprende le province di Modena, Reggio, Parma e quelle di Bologna alla sinistra del Reno e Mantova alla destra del Po. Nella nostra provincia si producono annualmente oltre 300mila forma, circa un decimo di quanto viene prodotti nell’intera zona di produzione. È grazie a questo territorio che, nonostante i problemi del 2012 legati al sisma, il Parmigiano Reggiano guadagna lo scettro delle migliori performance economiche tra i 248 prodotti agroalirnentari italiani a denominazione di origine.
A stabilirlo è il rapporto della Fondazione Qualivita Ismea, realizzato per il ministero delle politiche agricole in collaborazione con Aicig e l’università La Sapienza di Roma.

In arrivo il distretto dei pomodori del Sud
Il Sole 24 Ore

In dirittura di arrivo la costituzione del mega distretto del pomodoro che riunirà produttori di materia prima e imprese di trasformazione delle conserve vegetali di cinque regioni meridionali: Campania, Puglia, Molise, Calabria e Basilicata. Un polo produttivo che mette insieme numeri di grande interesse: un centinaio di aziende con una produzione di 2,3 milioni di tonnellate nel 2012 (in calo rispetto al 2011, del ternativa di organismo interprofessionale. Ultimo passaggio prima di giungere in tempi stretti alla definitiva costituzione e alla creazione di una governante che si ritiene debba essere molto snella. Da quel momento in poi le singole imprese o cooperative dovranno fare la scelta di aderire o meno al distretto. Le organizzazioni di categoria aderiranno per conto proprio e non in rappresentanza delle singole imprese.
Il primo progetto da realizzare, a quanto sembra, è una stretta collaborazione tra agricoltori e industriali nel definire quantità prodotte e prezzi. L’obiettivo è rafforzare le esportazioni della filiera che già oggi sono attese intorno al 50% della produzione.

La marca privata è il futuro dell’agricoltura italiana
Italia Oggi

La marca privata della distribuzione moderna rappresenta il futuro dell’agricoltura italiana. Ne è convinto Roberto Della Casa, professore ordinario di marketing dei prodotti agroalimentari e di gestione delle imprese agroalimentari dell’università di Bologna, che anticipa a Italia Oggi i punti salienti della ricerca sul ruolo della gdo e dei prodotti a marchio del distributore nello sviluppo dei distretti, delle filiere e dei prodotti Dop Igp. Indagine frutto del monitoraggio delle dinamiche del mondo retail e delle imprese agroalimentari attive in 50 circoscrizioni economiche territoriali, che Della Casa presenterà mercoledì prossimo al convegno inaugurale di Marca, la fiera delle private label in programma a Bologna dal 16 al 17 gennaio. «La crescita per le imprese agricole italiane», afferma Della Casa
«potrà essere garantita soltanto dalle vendite alla distribuzione moderna, affiancate da uno sviluppo dell’export, che consenta di sottrarre dal mercato interno eventuali sovrapproduzioni anche minime, del 10%, ma oggi in grado di dimezzare le quotazioni delle derrate agricole. Nell’ultimo decennio, d’altronde, la gdo ha catalizzato quote crescenti di vendite al dettaglio (nei freschi e freschissimi si stima veicoli il 50-60% delle vendite al Sud e al 70-80% al Nord, ndr), sottraendole alla distribuzione tradizionale, che non è prevedibile possa recuperarle in futuro in quanto si sta assottigliando e in alcuni settori, come l’ortofrutta, deprofessionalizzando e quindi puntando su prodotti di bassa qualità e basso prezzo. Ma anche conti ibuendo a un aumento tout court dei consumi».
Il docente evidenza anche che, se nel largo consumo confezionato la quota della marca del distributore s’attesta oggi sul 17% circa, nei freschi e freschissimi questo share arriva a essere anche doppio. Della Casa stima infatti che nell’ortofrutta la marca commerciale rappresenti attualmente circa il 30% del totale del venduto a valore dalla distribuzione moderna nella categoria, con punte del 64% nel caso delle insalate IV gamma. Mentre nei prodotti carnei la private label sarebbe prossima al 50% del venduto della gdo, che veicola il 30% dei volumi complessivi. Alla distribuzione moderna andrebbe insomma riconosciuto il merito d’aver dato un decisivo contributo allo sviluppo d’intere categorie merceologiche. E non è tutto. Il fatto che la gdo abbia portato al successo categorie di prodotti innovative come le insalate di IV gamma e i preparati a base carne ha fatto crescere anche del 20-30% il valore delle materie prime acquistate per realizzarli.

Salame Cremona col Valpadana
La Provincia

Alleanza nel nome della qualità e della promozione dell’agroalimentare cremonese e non solo, tra il Consorzio Tutela Provolone Valpadana e quello del Salame Cremona IGP. L’accordo siglato dai rispettivi presidenti, Libero Stradiotti ed Enea Gandolfi, è operativo dal 1° gennaio, e prevede che la guida operativa delle attività del Salame Cremona passi al direttore del Valpadana, Vittorio Emanuele Pisani, che da tempo ricopre lo stesso ruolo anche nel Consorzio Alti Formaggi di Treviglio. Di fatto il Salame Cremona vara così una significativa riorganizzazione interna; puntando sulla collaborazione del nuovo partner per accrescere la propria efficienza e rilanciare la presenza sui mercati. Con l’obiettivo di cogliere al meglio le potenzialità legate al suo marchio, anche mediante un comune rafforzamento
dei rapporti tra i diversi soggetti della filiera. Sarà dunque il Valpadana, su specifico mandato, a gestire anche per l’alleato i rapporti con i soci, i terzi e le istituzioni; a proporre iniziative di promozione e pubblicitarie pure in collaborazione con altre realtà analoghe, a svolgere attività di vigilanza e offrire ogni necessario servizio di supporto.

Dall’Europa la denominazione «prodotto di montagna»
L’Amico del Popolo

Molte le novità legislative che vengono introdotte dal regolamento UE 1151 del 21 novembre 2012 e che possono avere interessanti ricadute sulla produzione, commercializzazione e promozione dei prodotti agroalimentari della provincia di Belluno. Il regolamento, molto atteso per quanto riguarda la semplificazione delle procedure per il riconoscimento delle DOP (Denominazioni di origine protette) e delle IGP (Indicazioni geografiche -protette), presenta anche alcuni aspetti molto innovativi per quanto riguarda il riconoscimento dei prodotti in aree di montagna. Nelle considerazioni iniziali il regolamento indica tra gli obbiettivi della norma quello di contribuire, attraverso regimi di qualità, a ricompensare gli sforzi dispiegati dai produttori per ottenere una gamma diversificata di prodotti di qualità che possono
avere ricadute positive per l’economia rurale.Ciò vale soprattutto per le aree svantaggiate, le zone di montagna…, nelle quali il settore agricolo ha un peso economico notevole e i costi di produzione sono elevati». La novità sta appunto qui, nella introduzione, accanto ai regimi di qualità esistenti (DOP IGP e STG) di un secondo ordine di regimi di qualità, basato su caratteristiche che conferiscono valore aggiunto a un prodotto e che possano essere comunicate nel mercato interno e-da utilizzare su base volontaria; fra tali indicazioni facoltative di qualità (vedi titolo IV del reg. 1151/212). sono annoverati finalmente anche i «prodotti di montagna» (art. 31 del reg. 1151/2012).

Il futuro dei salumi è in vaschetta
Food

A credere nel potenziale ancora sottodimensionato degli affettati sul mercato domestico è soprattutto la GDO, che si affiderà sempre più all’industria per qualificare e ampliare i propri assortimenti take away. I mercati di speck e bresaola non fanno eccezione alla regola che vede i salumi preaffettati uscire abbasta indenni dalla crisi registrando una costante espansione sia sul fronte interno sia all’estero. Ma la vera buona notizia è che a voler investire sempre più in questo particolare ramo di offerta è proprio la GDO. Se qualche anno fa, infatti, la tendenza da parte distribuzione era stata quella di gestire personalmente la preparazione del preaffettato, oggi invece è l’industria a occuparsi del prodotto a monte. I retailer si dichiarano pronti a lavorare in simbiosi con l’industria a cui spetta il ruolo di timoniere indiscusso della categoria.

L’agroalimentare di qualita sale in cattedra a Ca’Foscari
Cronaca del Veneto

L’agroalimentare sale in cattedra. Lo fa in una delle capitali mica del settore e con il coinvolmondiali dell’enologia, Conegliano, in provincia di Treviso, assieme a Valdobbiadene caposaldo storico della DOCG Prosecco Superiore, dove giovedì 31 gennaio prossimo ripartirà il Master universitario di I livello di Cà Foscari in “Cultura del cibo e dei vino per la promozione delle risorse enogastronomiche”. Il corso, del quale si appena conclusa la Vla edizione e che quest’anno giunge alla Vlla, è diretto dal prof. Roberto Stevanato, ordinario dei Dipartimento di Scienze molecolari e nanosistemi. Il Master è un evento accademico che si svolge non a caso dentro il territorio dove si creano le eccellenze enogastronomiche, grazie al supporto, e a contatto diretto della realtà produttiva ed economica del settore e con il coinvolgimento di imprenditori.

Bertinelli, innovare nelle dop è possibile
Food

Da azienda agricola a competitor di marca nel Parmigiano Reggiano, il caseificio accorcia la filiera e continua ad accrescere il giro d’affari.
Un caseificio con annesso un punto vendita, a pochi km dai campi di foraggio e dalle stalle che conferiscono il latte per la produzione di un Parmigiano reggiano di nicchia.
Questo è l’identikit di Bertinelli, impresa verticalmente integrata e a filiera corta.
L’azienda è in grado di gestire in maniera completamente autonoma tutti i comparti produttivi della filiera ed è suddivisa in 4 business unit funzionali alla strategia di portafoglio: la produzione e commercializzazione del formaggio, il retail nei punti vendita a nostra insegna, il food service e l’intrattenimento rerale.

E da un anno il Formai de mut viene servito anche ad Amsterdam
L’Eco di Bergamo

Il Formai de mut dell’alta Valle Brembana, da poco più di un anno, arriva sulle tavole di Amsterdam. Un risultato senza dubbio lusinghiero, una conferma del fatto che anche i prodotti locali di nicchia della nostra provincia possono trovare oltre confine un loro spazio di consumo, proprio per le caratteristiche e la specifica originalità che li contraddistingue.«È una collaborazione nata un po’ per caso con Slow Food racconta Silvano Busi, presidente della Latteria Sociale di Valtorta, che produce questo formaggio – perché non avevamo messo in conto di esportare i nostri prodotti; e, invece, da poco più di un anno, facciamo regolarmente due spedizioni al mese». L’attenzione in questo momento punta soprattutto sul territorio locale bergamasco,
guardando alle produzioni dirette da parte delle aziende agricole,i prodotti orobici a marchio DOP, cioè di Denominazione origine protetta, in base ai dati forniti da Coldiretti Bergamo, sono soprattutto formaggi: come il Taleggio, il Salva cremasco, il Bitto, il Formai de mut dell’alta Valle Brembana, il Gorgonzola, il Grana Padano, il Provolone Valpadana, il Quartirolo lombardo, lo Strachitunt. Ma, tra i prodotti esportati, non manca neppure l’Olio dei laghi lombardi.

Una stagione tra luci e ombre per l’«oro rosso» della Bassa
L’Arena

Annata soddisfacente con qualità e prezzi elevati. Unico neo: la perdita di prodotto a causa del caldo. Si apre oggi, alle 19.30, in località Cicogna, la 17^ Fiera del radicchio, organizzata da Comune e Pro loco in collaborazione con il Consorzio di tutela del radicchio di Verona Igp. La manifestazione ha l’obiettivo di promuovere l’«oro rosso della Bassa», un ortaggio ricco di vitamine, sali minerali e proprietà depurative. Tante le aspettative degli operatori sulla rassegna, alla luce di un’annata tutto sommato buona, ma con qualche difficoltà dovuta alla situazione climatica e alle bizze del mercato. Il radicchio ha conosciuto un inizio di stagione da incorniciare. A settembre il precocissimo è stato quotato da 90 centesimi fino ad un euro al chilo. Un risultato che non si vedeva da anni. Molti agricoltori hanno dovuto fronteggiare
una perdita del 15 per cento di produzione dovuta alle temperature elevate, che hanno mandato in semenza parte del raccolto. Tuttavia, l’elevata quotazione ha ripianato abbondantemente le perdite. L’entusiasmo iniziale ha presto lasciato il posto allo sconforto, quando ad ottobre e a novembre il radicchio eli qualità media ha subito un ribasso vertiginoso, che ha toccato i 25-20 centesimi.

Balsamico pigliatutto
Food

Le vendite dell’IGP di Modena fanno da traino alla crescita del valore degli aceti, supportate dalle ottime performance di glasse e affini. Anche l’export si conferma determinante per il comparto. Nonostante il trend al rialzo delle materie prime e il duo ro colpo inflitto lo scorso maggio dal terremoto in Emilia alle acetaie del balsamico, la situazioni, del mercato dell’aceto in Italia si mantiene stabile. A stemperare il clima di negatività ci ha pensato proprio l’IGP di Modena: l’export, da un lato, e le innovazioni nel segmento delle glasse balsamiche, dall’altro, contribuiscono fortemente a spingerne in alto il fatturato. Senza contate l’attenzione crescente dei consumatori italiani all’acquisto – anche nel circuito della gdo – di prodotti tipici di qualità, fenomeno che continua a sopportare lo sviluppo della categoria e che mantiene viva la competizione fra i player.
Nasce Agrinsieme per far pesare di più l’agricoltura
L’Unità

È iniziata la campagna elettorale. Dopo «l’agenda Monti» si intensificano le proposte programmatiche provenienti dai più svariati settori. Ma la discussione sui temi agricoli stenta a decollare. Nel frattempo, anche per dare più voce al mondo agricolo, nasce Agrinsierne il coordinamento che rappresenta circa il 30% del valore dell’agroalimentare italiano delle le aziende e le cooperative di Cia-Confederazione italiana agricoltori, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative italiane (che, a sua volta, ricomprende Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative e Legacoop Agroalimentare). «E una svolta storica nell’agricoltura e nell’agroalimentare del nostro Paese – commenta Giuseppe Politi, presidente della Cia e coordinatore di Agrinsieme – perché l’accordo interassociativo unifica una parte maggioritaria del mondo della rappresentanza agricola
e si propone come interlocutore nei confronti della politica. Insomma, si tratta di un momento di discontinuità rispetto alle logiche della frammentazione che spesso hanno caratterizzato il mondo agricolo italiano. Solo in questo modo si possono superare in maniera adeguata i complessi problemi e le grandi sfide che il settore primario è costretto ad affrontare».
È lungo l’elenco dei nodi da risolvere nel settore agricolo: difendere i redditi dei produttori, ridurre i costi di produzione e l’asfissiante burocrazia, la discussione sulla riforma della Pac (Politica agricola comune) nel quadriennio 2014-2020 e tanto altro ancora. Per questo motivo dovranno essere sempre più diffusi gli strumenti di collaborazione tra imprese agricole e tra i diversi soggetti della filiera agroalimentare, agroindustriale e della distribuzione.
Sara cruciale in queste settimane il ruolo diAgrinsiemeper la discussione nelle prossime elezioni politiche. «È nostra intenzione confrontarci con tutti i leader dei partiti per esporre i problemi, molte volte sottovalutati, dell’agricoltura e dell’agroalimentare in generale – continua Politi Ad essi presenteremo le richieste per dare al settore nuovo impulso e politiche in grado di sviluppare le tante risorse e potenzialità che racchiude il sistema imprenditoriale agricolo. Nostro auspicio, comunque, è che le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio possano garantire una maggioranza stabile e un governo autorevole. Il Paese e l’apparato economico-produttivo hanno, infatti, bisogno di un esecutivo e di un Parlamento che finalmente riaccendano i riflettori sull’agricoltura, il cui ruolo centrale e strategico deve essere realmente valorizzato con fatti concreti e non con semplici parole».
La svolta che si auspicano gli operatori del settore deve innanzitutto favorire la crescita delle aziende e deve dare un valido sostegno all’innovazione, all’internazionalizzazione e al ricambio generazionale in agricoltura.
Occorre un cambiamento di marcia nei confronti dell’intero sistema agroalimentare, troppe volte dimenticato e penalizzato da politiche fondate su un esasperato rigore e su tagli indiscriminati. «L’ indispensabile una strategia propulsiva – chiosa Politi – che permetta alle imprese di operare con la dovuta efficacia, eliminando tutti quegli ostacoli (costi produttivi e contributivi, burocrazia, ndr) che oggi impediscono operatività sui mercati e redditività dei produttori».
Insomma quella che si prefigura è una presenza più importante e non più marginale delle tematiche agricole nel prossimo dibattito elettorale. Il rafforzamento delle imprese, la corretta gestione delle risorse naturali e una seria semplificazione burocratica potranno essere temi di discussione anche perché i numeri di Agrinsieme 1.500.000 associati, 900.000 aziende, 5100 cooperative, 94.000 occupati, 720.000 soci produttori – rappresentano non solo una enorme forza economica, ma un bacino elettorale che nessuno potrà permettersi di non ascoltare.

Parmigiano solidale, Lumezzane in aiuto degli studenti di San Giacomo
Giornale di Brescia

Si è chiusa all’insegna del successo, grazie all’impegno del gruppo volontari della Protezione Civile di Lurnezzane, guidati da Emilio Gozzini, la prima fase dell’operazione «Aiutiamo l’Emilia». Il progetto, che si è basato sulla vendita a scopo benefico del Parmigiano Reggiano, ha raccolto poco più di 1.800 euro a favore della scuola di San Giacomo delle Segnate, colpita dal sisma dello scorso maggio. «Sono stati 2.400 i chilogrammi di formaggio venduti, in questa prima fase – spiega Emilio Gozzini presentando i risultati dell’iniziativa nella sede dell’assessorato alla Protezione Civile della Provincia di Brescia , grazie al buon cuore dei cittadini di Lumezzarze e della Valtrompia che, insieme a tanti acquirenti del territorio bresciano, si sono mossi con grande sensibilità, anche donando più del previsto».
L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione con il caseificio sociale La Cappelletta di Modena e cori l’azienda Brescialat, che si è occupata di taglio e confezionamento.«Il ricavato verrà investito per l’acquisto di una lavagna multimediale- ha spiegato l’assessore provinciale Fabio Mandelli – come ci è stato richiesto dal sindaco di San Giacomo delle Segnate, paese dove abbiamo operato a lungo». Il progetto tuttavia non è concluso. Infatti, sottolineano Emilio Gozzini e il segretario dei volontari lumezzanesi, Mauro Francini, è già stata avviata la seconda fase.

Date il gorgonzola anche ai cowboy
Mondo

Formaggi che partono dalla verde Valsassina per raggiungere i più raffinati desk di New York. E non solo. Perché visto che in Italia la crisi dei consumi mette a dura prova i margini e la stessa sopravvivenza di molte aziende della filiera agroalimentare, c’è chi, puntando sulla qualità, si apre uno spazio commerciale oltrefrontiera. A costo di sfidare le rigide leggi americane della Food and drugs administration in fatto di import. «Abbiamo appena aperto una filiale negli Usa: è un mercato contingentato per l’import e c’era bisogno di una branch negli States», racconta Nicoletta Merlo, amministratore delegato della Mauri. «Gli americani amano il made in Italy a tavola, ma spesso sono vittime di prodotti di imitazione o, peggio, delle frodi alimentari. Per questo noi abbiamo deciso di fargli assaggiare formaggi Dop, come taleggio, gorgonzola e quartirolo».
In meno di sei mesi di export a stelle e strisce l’azienda alimentare del Lecchese ha aumentato di circa I milione il fatturato. «Il nostro punto logistico è basato nella zona di New York, a cui fanno capo una cinquantina di distributori, che nei prossimi mesi saranno ulteriormente incrementati (l’obiettivo è arrivare a 63). Il problema, infatti, è che raggiungere i punti vendita in un territorio così vasto come gli States non è semplice: nel Paese le distanze sono enormi». Senza contare che i gusti alimentari sono differenti. Il traguardo è, forse, convincere anche i meno raffinati texani a spalmare sulle fette di pane taleggio o caprino lombardo oltre che il ketchup: impresa ardua, ma non impossibile.

Il re della tavola vive allo stato brado
Il Venerdì di Repubblica

Ha ammaliato anche i Sting la storia antica del maiale dal mantello nero con la fascia bianca. Al Palagio, la sua tenuta settecentesca sulle colline di Figline Valdarno, nel Chianti, la popstar inglese produce vino, diversi tipi dl miele, olio extravergine d’oliva. E possiede anche un piccolo allevamento di suini di Cinta senese, da cui ricava pregiati salumi, Toscano adottivo, l’ex Police è uno dei cento produttori della Regione riuniti nel consorzio di tutela, che nel 2012 ha ottenuto dall’Unione europea il marchio Dop perla carne fresca: arista, rosticciana, fegatelli e gli altri tagli proposti sui banchi delle macellerie storiche come Sergio Falaschi a San Miniato, a metà strada tra Firenze e Pisa. Oppure i salumi tipici dell’Antica Macelleria Falorni, a Greve in Chianti: la coppa di cinta, prodotta dalle parti più ricche di venature del lombo, il rigatino steso,
ovvero la pancetta con sottile strato di grasso e rigature magre, e il filetto di cinta, ritagliato a mano e stagionato per due mesi in assi di ginepro.
È una delle poche razze autoctone italiane e negli ultimi tempi si è fatta strada nelle osterie e sulle tavole del ‘alta ristorazione, in Italia e all’estero. «È una produzione ancora di nicchia, tra cinque e i seimila maiali all’anno» dice il presidente del consorzio, Andrea Pannocchieschi d’Elci, «In molti però hanno già imparato ad apprezzarla. Secondo un sondaggio di qualche tempo fa un consumatore su tre conosce la Cinta senese, sia la razza che i prodotti che se ne ricavano. Tra gli stranieri i più golosi sono i giapponesi, gli americani e gli inglesi».

Dove? Te lo dice l’etichetta
Altroconsumo

Sempre più richiesta l’informazione sulla zona geografica di origine dei prodotti alimentari che acquistiamo.
Otto italiani su dieci la ritengono un dato importante. La prima informazione che cerchiamo sulle etichette degli alimenti è la data di scadenza.
Ma la seconda non è, come si potrebbe aspettare, la marca o il prezzo. A sorpresa, in vetta alle indicazioni di cui si tiene maggiormente conto nella scelta di un alimento è la sua origine geografica. Guardiamo, insomma, da dove viene la materia prima o dive è preparato l’alimento. A svelarci questa attenzione e sensibilità verso la provenienza del cibo che mangiamo è un’inchiesta su un campione di 1200 persone, che abbiamo intervistato nel mese di settembre 2012. Il risultato, un italiano su due vuole mangiare nostrano e questo è il principale motivo per cui cerca l’indicazione sull’origine.

I cibi freschi li compro in auto
Italia Oggi

Un nuovo modello di spesa sta per arrivare in Francia, da dove potrebbe rimbalzare anche in Italia. E Auchan a promuovere la nuova insegna che sbarcherà a marzo in Ile de France, la regione di Parigi, e abbinerà la spesa drive (quella che si prenota su internet e si ritira in automobile) a un negozio esclusivamente dedicato ai prodotti freschi (dalla carne, al pesce, alla frutta) che raramente vengono prenotati via web. L’insegna avrà un nome, che però al momento non è stato ancora rivelato, e si tratterà quindi di un nuovo mini-marchio sotto l’ombrello Auchan. In Italia, invece, l’azienda non conferma (ma nemmeno smentisce) l’inaugurazione imminente di questa formula, anche se accelera sul progetto della spesa in auto associata agli iper già presenti. «Quello che stiamo per inaugurare non avrà nulla a che fare con i punti vendita già esistenti», ha commentato Vincent Mignot, direttore generale di Auchan Francia, che però non si sbilancia oltre.

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Categorie:by Marco Medaglia

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1 reply

  1. Pierluigi Maniero, quando è che mi paghi la prestazione (peraltro pure fatturata!) da me concessati in Marzo 2014?

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