Il Ghemme


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Il Ghemme

Completiamo il nostro viaggio tra le DOCG piemontesi a base di nebbiolo, restiamo in provincia di Novara, come si è detto il vitigno da queste parti viene chiamato “Spanna” e, a differenza delle Langhe, viene vinificato in un uvaggio nel quale la Vespolina e l’Uva Rara (Bonarda Novarese) possono concorrere, da sole o congiuntamente fino ad un massimo del 15%.

Questa denominazione già DOC nel 1969, ha ottenuto la DOCG con decreto del 29 maggio1997.

Come tutti i grandi vini anche il Ghemme ha origini antichissime, le prime testimonianze di viticoltura risalgono al IV – V millennio a.C., la coltivazione della vite era già conosciuta dalle popolazioni celtiche che qui abitavano, ma assunse particolare rilevanza in epoca romana. Nei pressi di Ghemme, sono state rinvenute la lapide di Vibia Earina, liberta di Vibio Crispo, potente senatore romano, grande latifondista vercellese ai tempi di Tiberio e la celebre “diatreta Trivulzio”, coppa vitrea del secolo IV-V, ornata con la scritta “bibe et vivas multis annis”. La città di Anagnum (l’antica Ghemme) per il gonfalone comunale aveva come simbolo un grappolo d’uva ed un mazzo di spighe di grano.

Nei secoli successivi l’attenzione rivolta alla vinificazione di qualità fu ulteriormente incrementata grazie all’opera dei monaci e il vino veniva venduto nei mercati vicini, soprattutto a Milano; nel Quattrocento durante i banchetti della corte del duca di Milano Francesco Sforza venivano serviti i vini di Ghemme.

Il censimento della provincia del Ducato di Milano, indetto da Carlo V nella metà del Cinquecento, descrive Ghemme con i suoi diciotto torchi padronali: i nobili di Milano, Novara e persino Venezia possedevano vigne a Ghemme per garantire vini di pregio agli ospiti dei loro banchetti.

Nell’Ottocento grazie allo sviluppo di tecniche scientifiche sempre più approfondite questo vino ottiene importanti riconoscimenti a Vienna, Parigi, Melbourne, Philadelphia. Nel 1864 un importatore di vini in New York racconta degli incoraggianti successi ottenuti dal Ghemme e del positivo confronto con vini francesi allora già affermati. Anche Camillo Benso conte di Cavour ebbe modo di esprimere elogi a questo vino durante un pranzo nel suo viaggio di ritorno dall’incontro di Plombière con Napoleone III. Nello stesso secolo Antonio Fogazzaro, che da studente aveva vissuto a Torino, sceglie il Ghemme per il banchetto di gala descritto nel suo celebre romanzo “Piccolo mondo antico”.

Il Ghemme viene prodotto nell’area collinare dei comuni di Ghemme e di Romagnano Sesia, in provincia di Novara; i vigneti sorgono su una serie di colline di origine morenico alluvionale che si estendono dallo sbocco della Valsesia alla pianura novarese, si tratta di rilievi formati dai depositi trasportati a valle dal ghiacciaio del monte Rosa. La docg Ghemme è molto piccola, può contare su poco meno di 50 ettari di vigneto in produzione, il che significa 2.000 ettolitri di vino.

Per avere diritto alla denominazione di origine controllata e garantita il vino “Ghemme” deve essere sottoposto ad un periodo minimo di invecchiamento di tre anni, di cui per almeno venti mesi in botti di legno ed affinato per almeno nove mesi in bottiglia. Per la qualifica “riserva” il periodo minimo di invecchiamento è di quattro anni, di cui almeno venticinque mesi in botti di legno ed almeno nove mesi di affinamento in bottiglia. La resa massima di uva ammessa per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita “Ghemme” e “Ghemme” riserva deve essere di 72 quintali per ettaro.

Forse meno noto del vicino Gattinara, il Ghemme riesce comunque a mantenere negli anni un ottimo livello qualitativo, grazie alla nobiltà del vitigno impiegato e alla serietà dei produttori. Il colore è rosso granata intenso con riflessi mattonati dopo lunga maturazione, ed il bouquet, ricco di profumi intensi di violette, frutti rossi di sottobosco, si articola in sentori speziati, eterei e di liquirizia.

Al gusto è tannico  e particolarmente strutturato, e mantiene un discreto supporto di acidità, con un fin di bocca leggermente amarognolo. L’uva rara, che può essere impiegata nell’uvaggio, dona sapidità e ammorbidisce un po’ i toni del nebbiolo avverte una peculiare fine persistente sapidità ed un’elegante sensazione di pienezza impreziosita da tannini morbidi che si armonizzano nella sua vibrante struttura.

Questo vino si abbina ai primi piatti con ragout robusti, brasato al Ghemme, arrosti di carni rosse, selvaggina da piuma in salmì e allo spiedo, lepre in civet e tapulone, oltre che a tutti i formaggi stagionati.

Vino da lungo invecchiamento, con una longevità di oltre 15 anni, il Ghemme va servito ad una temperatura di 18 – 20 °C avendo cura di stappare la bottiglia qualche ora prima.

Un vino che secondo me andrebbe “riscoperto” e che mi sento di consigliarvi per il pranzo di Natale. Comunque qualsiasi vino decidiate di portare sulle vostre tavole… auguro a tutti voi di trascorrere un sereno Natale in compagnia delle vostre famiglie e alziamo tutti i calici in un brindisi che possa portarci un favoloso e prospero Anno Nuovo!

 

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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