Il Mestiere la professione del Cuoco ,


chef

Cuoco ( il mestiere, la professione del)

 

Non credo che sia oggi necessario valorizzare il mestiere, o meglio la professione, del cuoco.

La figura del cuoco è ormai divenuta tipica e prestigiosa, sebbene molti non si soffermino a considerare come questo personaggio meriti un interesse e un’attenzione del tutto particolare grazie al ruolo da lui esercitato, come artefice primo di una vasta attività  com’è la ristorazione, per quanti

non possono o desiderano valersi del desco familiare, e come chiave di volta per lo sviluppo del progresso turistico. Per l’uomo moderno il cuoco rappresenta il miglior alleato alla sua salute, sia quando attua la garanzia igienica a difesa del consumatore, sia nel campo della corretta conservazione e manipolazione dei cibi.

Si nasce cuoco o si diventa cuoco ?

Si nasce cuochi come si nasce musicisti, scrittori, scultori ecc. ma queste attitudini dovranno poi accompagnarsi a una apposita istruzione scolastica e a una successiva acquisizione delle varie esperienze e capacità; si diventa cuochi quando si esce dalla sfera di quello che si definisce hobby e si intraprende la scelta di una carriera professionale..

La professione del cuoco consente a chi l’intraprende, di trovare in questa attività numerosi motivi

di soddisfazione che premiano l’inventiva e la creatività e concedono l’immediato riflesso del giudizio del consumatore che rende i cuochi personalmente e maggiormente partecipi del processo produttivo. In effetti si tratta di un lavoro per nulla sottoposto all’automatismo, che permette di mettere in luce l’iniziativa personale, speciali sensibilità ed evidenti doti di abilità.

Fortunatamente il processo tecnologico ha permesso l’installazione di cucine ben dotate di macchinari ed utensili atti al risparmio di tempo e di fatica,  meno malsane di quelle tradizionali sia in fatto di aerazione, di assorbimento di vapori grassi e di umidità, di esposizione alla luce naturale e con strutture più facilmente pulibili.

Inoltre il mestiere  del cuoco  permette, a chi ne ha volontà e capacità di passare, in tempi non molti lunghi, da dipendente a patron, gestendo in proprio una attività commerciale che può dare soddisfazioni morali e materiali.

Direi quindi che è assolutamente da escludere, l’immagine di un lavoro poco accattivante e gratificante: stampa e televisione non fanno altro che esaltare l’attività svolta dal cuoco, la cui presenza nelle trasmissioni o sulle pagine di quotidiani, incrementa l’ascolto e il numero delle copie vendute.

Perché allora ci sono sempre meno cuochi?

Le ragioni sono diverse e potremmo  enunciarne alcune:

a)   il numero dei locali di ristorazione sono in continuo aumento, anche nelle trattorie, le cui cucine erano un tempo guidate dalla madre o moglie del titolare è ormai in uso la presenza di un cuoco professionista ( o quasi !!).

b)   le condizioni di lavoro, anche se come sopra scritto sono molto migliorate, sono spesso più gravose ed affaticanti di molte altre attività, anche manuali.

c)   gli orari: ad eccezione delle grandi compagnie di ristorazione o di albergo, ove vige l’orario sindacale ( più o meno), nei pubblici locali di ristorazione l’orario seppur spezzato, ( con ore di lavoro gravate da qualche ora in più di straordinario), occupa l’operatore per tutta la giornata, tenendolo impegnato anche per 15 ore al giorno, concedendogli un riposo pomeridiano di alcune ore che, in caso di lontananza dall’abitazione, costringe il cuoco a trovarsi ( con difficoltà) un luogo di sosta temporaneo.

d)   questa attività obbliga molto spesso il lavoratore ad assentarsi dalla famiglia per lunghi periodi, a lavorare i giorni festivi ( Natale, Capodanno ecc.) a consumare le ferie nei periodi meno adatti senza condividerle con i propri parenti.

e)   il lavoro stagionale, oltre ai problemi appena enunciati,  assicura l’occupazione per una sola parte dell’anno, così il cuoco deve darsi da fare per trovare un’altra occupazione complementare che gli garantisca un impiego  di almeno 10 mesi all’anno.

Possono anche esserci altre motivazioni ma queste, per quello che sento dire dai cuochi che

frequento, sono le più evidenti. Per questi motivi non esistono cuochi disoccupati o in cerca di

lavoro! Ma esiste la possibilità di eliminare in parte questi problemi ?

Credo che per un cuoco professionista di ristorante non ci sia nulla da fare; diventando patron, potrà avere molte altre soddisfazioni, ma certamente avrà più problemi o grattacapi e lavorerà senz’altro di più, come del resto tutti coloro che gestiscono in proprio un piccola impresa, se bravo avrà riconoscimenti, soddisfazioni e, perché no, anche danaro.

Esiste una via di uscita per coloro che vogliono un impegno meno gravoso, svolgere il loro lavoro nelle cucine dei ristoranti aziendali, delle cliniche, nei centri salute, negli ospedali o in altre simili

cucine. Per concludere posso dire, ad esaltazione del cuoco, che il suo mestiere non deve essere considerato poco gratificante e poco coinvolgente, ma che questo operoso personaggio, anziché

assistere passivo ed appartato alla evoluzione dei tempi, è pronto a reagire attivamente contribuendo a migliorare i prodotti forniti dall’industria, rendendosi disponibile al progresso con spirito costruttore.

Eugenio Medagliani

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Categorie:By Chef Italiani nel mondo

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