Il Gattinara


Il Gattinara

Riprendiamo il nostro viaggio tra le DOCG italiane, siamo sempre in Piemonte, cambia la zona di produzione ma il vitigno principe è sempre il nebbiolo; da queste parti viene chiamato “Spanna” e, a differenza delle Langhe, viene vinificato in un uvaggio nel quale la Vespolina e la Bonarda sono in grado di dare più profumi e una maggiore intensità cromatica che solitamente è piuttosto leggera nei vini ottenuti da queste uve.

Questa denominazione già DOC nel 1967, ha ottenuto la DOCG nel 1990.

Il Gattinara ha origini antichissime, si ritiene infatti che furono i Romani, nel II secolo a.C., a impiantare i primi vigneti in questa zona. Nel 101 a.C. il proconsole Quinto Lutazio Catulo sconfisse la tribù dei Cimbri nei pressi di Vercelli dove venne eretta la Catuli Ara, l’Ara di Catullo, e furono sacrificate alle divinità le spoglie di guerra degli sconfitti.

A partire dal XII secolo inizia per Gattinara una nuova storia fatta di libertà e autonomia: concessale, nel 1242 dalla Repubblica vercellese, la qualifica di Borgo Franco, la sua indipendenza fu poi ripetutamente confermata sia dai Visconti che dai Savoia, sotto la cui tutela rimarrà – salvo la parentesi napoleonica – sino all’unità d’Italia.

Il nome Spanna sembra che abbia a che fare con la Spagna: secondo alcune teorie i vigneti, dopo essere stati selezionati in Borgogna, sarebbero stati impiantati dal cardinale Mercurino Arborio, marchese di Gattinara, che nel 1520 venne nominato gran cancelliere di Carlo V alla corte di Madrid. Nella sua tenuta di Gattinara il cardinale Mercurino produceva del vino che veniva servito ai commensali durante le riunioni diplomatiche che era solito organizzare. Secondo altri, invece, in un documento del 1446, una ventina di anni prima che Mercurino nascesse, si parla di Vitibus Spanis nell’elenco dei beni di ospedale di Vercelli.

Mario Soldati negli anni ’50, in uno dei suoi brevi racconti dedicati ai luoghi del Piemonte a lui cari, scriveva: “…Ha un colore limpidissimo: rosso marroncino, che tira al giallo; ma quando ce ne resta una goccia in fondo al bicchiere, e lo guardi contro il bianco della tovaglia, ha il colore rosa scuro, rosa oro, rosa antico; la luminosità, a notte, dei portici di Gattinara… Un sorso di Gattinara. purché vero, s’intende. Non chiedo di più”.

La zona di produzione della docg Gattinara comprende l’intero territorio del comune di Gattinara in provincia di Vercelli e può contare su poco meno di 95 ettari di vigneto in produzione, il che significa 4600 ettolitri di vino. Secondo il Disciplinare di Produzione il vino deve essere prodotto da uve Nebbiolo (Spanna) dal 90 al 100%; possono concorrere alla produzione anche le uve provenienti da vitigni Vespolina per un massimo del 4% e/o Uva Rara (Bonarda di Gattinara), purché complessivamente non superino il 10% del totale.

Il “Gattinara” deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore a tre anni, di cui almeno un anno in botti di legno, mentre per la tipologia “riserva” il periodo di invecchiamento non deve essere inferiore a quattro anni di cui almeno due anni di in botti di legno.

Le principali caratteristiche organolettiche:

colore rosso granato intenso che, dopo lunghi anni in botte e in bottiglia, sfuma verso toni aranciati più spenti e riflessivi;

il profumo è intenso e persistente, ricco di sentori floreali di violetta, confetture di frutti di bosco, spezie, funghi secchi, sottobosco, cuoio, e con il lungo affinamento si arricchisce di ricordi eterei e di goudron;

il gusto evidenzia struttura e complessità, buona acidità, tannicità ben pronunciata, con un finale leggermente amarognolo.

La Bonarda da un vino di colore rosso rubino molto intenso e vivace, con sfumature violacee, profumo intenso, vinoso e fruttato. Il gusto è sapido, in genere poco tannico, piacevolmente morbido e fresco, equilibrato, di media struttura e persistenza aromatica con sfumature fruttate.

Questo vino si abbina perfettamente con il risotto al Gattinara, il capriolo al ginepro, la lepre in salmì e altri piatti di carne, anche tartufati, il filetto ai funghi e il bollito misto alla piemontese servito con salsa verde, oltre che con formaggi a pasta dura.

 

By Andrea De Agostini

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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