Creare All’Infinito


 

Creare All’Infinito

Una dissertazione, tra il serio ed il faceto, sul duro mestiere dello Chef Creativo

È un lavoro quotidiano,  scrivere e riscrivere menu, sperimentare nuove ricette e nuovi sapori, preparazioni, tecniche ed ingredienti. Così davanti a quella zucchina inerme, ci si ritrova a pensare accostamenti, all’affiorare di memorie a lungo assopite, un’estate al mare da ragazzini, il contruppunto petulante dell’F & B di turno, con la pretesa, pur leggittima, di avere “qualcosa di nuovo”, “esclusivo”.

Non è facile creare tutti i giorni, non lo facvano neanche i grandi artisti d’una volta, che ci mettevano mesi ed anni a finire una tela, una scultura. Ma lo Chef no! Egli dev’essere sempre pronto a stupire, meravigliare!

Qualche Chef monello, ma astuto, rispolvera qualche menu di un paio di anni prima, altro ristorante, altri clienti, ma soprattutto un’altra città, anzi, meglio, un altra nazione e con la serena garanzia che chi gli sta alle costole, non ne abbia mai sentito parlare, gli rifila lo stesso piatto di tagliatelle fatto e rifatto un milione di volte, con la sola differenza della latitudine.

Qualche altro Chef decide di percorrere la strada in salita e proporre un’altra monografia. Ora la zucca, ora il caffè in tutte le declinazioni possibili ed immaginabili. Non sempre con risultati apprezzabili, d’altronde è più arduo correre in salita ed è anche più facile scivolare. A fianco di qualche piatto saporito, apparirà allora, anche qualche piatto quantomeno discutibile, se non nel concetto, più facilmente nell’accostamento di profumi che proprio se ne fregano del concetto e non vanno d’accordo, punto e basta. E a poco serve d’infarcire il menu delle tanto decantate proprietà salutari dell’ingrediente protagonista, aiutano di più un prezzo saggio ed un’accurata campagna di marketing.

Noi altri, quegli Chef che non sono astuti (ma forse un pò monelli, si), e che non vogliono neanche correre in salita, preferiamo spremer le meningi, armarci di pazienza e andare ad esplorare i lidi esotici della fantasia culinaria. Un lavoro improbo e scevro di soddisfazioni, ci attende. Pochissimi sono i frutti di cotanto ardimento che vedono l’alba del giorno dopo, la mortalità infantile sconfigge anche la perfidia di Erode. Bastardelle di spume impossibili si riversano senza pietà nel lavandino, sconfitte dalla fisica, chimica e gravità unite in un imbattibile sodalizio. Pani informi attaccati alla teglia come patelle sullo scoglio, non ne vogliono sapere di venir fuori, e volano quindi nel bidone, spesso insieme alla teglia fedifraga che li difende, mai senza una poco dignitosa frase d’ccompagnamento, blasfema ed irripetibile. Ogni tanto qualche creatura sopravvive degli istanti, il souffle ha montato, la gioia negli occhi del padre, tanti progetti, ma poi la delusione cocente del sapore orrendo, la consistenza sabbiosa, e via un altro volo, tutt’altro che pindarico, nelle fauci spalancate del bidone, che con la flemma di una sfinge di pietra ingoia l’aborto con tutti commenti politicamente scorretti che lo accompagnano.

Finalmente la luce, un piatto ben riuscito, nel gusto e nell’aspetto, profuma di buono e ha tutte le premesse per fare carriera, magari sulle pagine di una buona Rivista di Cucina. E allora lo Chef rinvigorito dal successo e dalla fantasia sfrenata di Riviste e Interviste si mette a viziare il pargolo. Decorazioni rococò, assai più complesse della pietanza in mezzo, molto più costose dell’ingrediente principale, incominciano a circondare l’infante e talvolta a soffocarlo di troppe attenzioni. Togli la becchetta, sviluppa in verticale…La salsa, come ho fatto a dimenticarmi! E ancora vizi e stravizi in forma di salse spesse, pasticci colorati, biscottini e croccantini, un’erbetta qua, due germogli la (ancora germogli!…non se ne può più!) e come per miracolo ci si è belli e chè dimenticati del pargolo, che ormai paonazzo ha restituito la sua giovane anima al Cielo.

Si ricomincia daccapo, stavolta con la calma serafica di chi oramai non ha più nulla da perdere, pochi tocchi esperti, il ritorno alla sobrietà, sempre condita di epiteti impronunciabili et voilà, il piatto è pronto, sorridente davanti all’espressione burbera dell’F & B. Il quale, con candore falso e fuori luogo pone la fatidica domanda:

– Bravo Chef, che cos’è?

Annunci


Categorie:By Francesco Greco

2 replies

  1. Articolo ben scritto, con una punta di ironia che non guasta per chi non ha l’arroganza di sentirsi scrittore.Complimenti

Trackbacks

  1. CIM NEWS 29 Settembre al 6 ottobre 2012 Redazione Cook Cim « Chef Italiani nel mondo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: