CUCINARE, AMARE E VIVERE MILLE MIGLIA DA CASA


By ezio barbero

CUCINARE, AMARE E VIVERE MILLE MIGLIA DA CASA

Comincio una serie di Blog che vogliono esplorare la vita di noi professionisti del “Dining Out”, ovviamente Italiani all’estero, che si trovano ad affrontare la vita con ostacoli diversi da chi ha scelto di restare nella nostra beneamata patria, ma non solo, la mia storia comincia agli albori delle nostre carriere, in questo capitolo che intitolerei LA FAMIGLIA.

Prima di arrivare alla scelta di vita che accomuna molti noi del CIM, il trasferimento all’estero, e’ importante fare un passo indietro e tornare con la mente al giorno in cui abbiamo annunciato la nostra intenzione di frequentare l’ Istituto Alberghiero ai nostri familiari. Sicuramente ci sono state reazioni diverse, scoramento, soddisfazione, perplessita’, candido stupore. Divederei i genitori in tre categorie, i possibilisti, cioe’ coloro che lasciano ai propri figli ampia scelta purche’ siano felici, salvo poi opporsi a scelte estreme tipo rinunciare agli studi per intraprendere una carriera da cubisti, non i pittori, i danzatori sui cubi delle discoteche o facezie simili. I sognatori, sono quei genitori che sperano in carriere gloriose per la loro prole, giudici, astronauti, attori famosi piuttosto che medici o avvocati di grido, questo anche quando i loro pargoli riescono a malapena ad aggiudicarsi un sei politico in tutte le materie o quasi, ed infine i Risoluti, cioe’ coloro che hanno gia programmato la futura carriera dei loro figli e non sentono ragioni. Questo vale anche per la carriera da non seguire a tutti i costi e spesso, per chi e’ figlio d’arte e vorrebbe seguire le orme paterne, e’ difficile da capire ma le argomentazioni non mancano. E qui veniamo in ballo noi. Se la nostra famiglia possiede un ristorante o un alberghetto ben avviato, ovviamente ci si aspetta da noi di prendere, presto o tardi, la gestione dello stesso per continuare l’opera, ma se ci capita di avere un genitore, grande professionista ma che non ha mai voluto, o potuto, mettersi in proprio, ecco che scatta il piano di scoraggiamento. La ristorazione e’ di fatto una delle scelte piu’ difficili che si possano fare. Da padre direi che ci sono strade piu agevoli da seguire piuttosto che essere di servizio ad ogni festa comandata, ogni fine settimana, quasi ogni sera, cioe quando le altre famiglie si riuniscono e si divertono. Certo la passione fa da catapulta, i profumi della cucina, le magie delle flambate, i sapori unici ed indimenticabili, che solo mani esperte riescono a riprodurre senza fine, il potere della creazione, la fantasia e perche’ no, l’apprezzamento generale e i complimenti di chi ha la fortuna di assaggiare i nostri manicaretti, aiutano i piu’ giovani a salire sul treno della gastronomia. Per contro ci sono i sacrifici, pesanti, ai quali tutti noi siamo stati assoggettati. Guardatevi un po’ intorno e, in linea di massima, individuate chi sono i vostri amici: colleghi, fornitori o clienti dei nostri ristoranti che, dopo innumerevoli cenette, hanno familiarizzato con noi al punto da portare la frequentazione al di fuori del nostro guscio. E che dire dei nostri compagni di vita? Tempo fa sul forum del CIM ebbi una testimonianza di un collega che ha la fortuna di aver trovato una compagna che, con molta abnegazione, ha rinunciato alla propria carriera e ambizione, per dedicarsi interamente, per anni, alla famiglia, permettendo cosi, al marito, di concentrarsi sui propri obbiettivi e successo personale. Certo i frutti vengono goduti da tutti, ma a che prezzo? e quante volte cio e’ possibile? Nel prossimo blog trattero’ quest’aspetto, per ora voglio tornare alla famiglia di base,  la quale, dopo aver incassato, compiacente o meno, la nostra scelta, ad un certo punto deve anche far buon viso alla nostra partenza. Molti di noi vivono e lavorano all’estero, hanno figli, leggi nipoti, centellinando cosi’ una delle gioie della vita ai propri genitori per i quali, passi che noi si viva a migliaia di miglia da casa ma i nipoti!? Devo dire che un po’ d’imbarazzo lo provo sempre quando mio padre chiama su Skype per vedere come stanno i miei figli, ho sempre la netta sensazione di avergli rubato qualcosa, momenti di gioia e scampoli di intimita’, l’orgoglio ‘nonnesco’, passatemi il termine da caserma, di portare a spasso nel parco la continuazione della sua stirpe che continua, ed esserne fiero. Ci sono peraltro le vacanze, l’avete notato? quando arrivate a casa i vostri genitori vi salutano brevemente e poi si sciolgono in mille convenevoli con i nipotini, e’ un modo per farci sentire in colpa? probabilmente no, e’ il cuore che suggerisce le reazioni,  modellando il comportamento, per mettere l’accento la’, dove piu’ ci si e’ sentiti defraudati. Quante volte vi e’ stato chiesto “Ma non puoi aprire un ristorantino qua? ho sentito che il titolare della trattoria dell’angolo vuole vendere …“   oppure “Ho letto un annuncio dell’ Albergo Tal dei Tali in centro che cerca uno chef, t’interessa?”  Che strazio per il cuore, ogni volta devo ribadire il perche’ della mia scelta e argomentare con l’andazzo generale della nostra povera Italia, che certo bene non va. A quel punto si arrendono all’evidenza e, a malincuore, si rassegnano, ma e’ veramente questo il motivo per il quale siamo partiti? Le scarse possibilibita’ di trovare un buon lavoro nel Bel paese, oppure siamo egoisti che a discapito di tutto e contro tutti hanno deciso di appagare la propria sete di conquiste? viaggiatori del gusto sempre in cerca di nuove emozioni e sfide? Quali siamo? Quale sei tu? Ma le domande che piu mi premono sono: Lo rifaresti?  Se i vostri figli facessero le stesse scelte, sareste contenti? All’eta’ di tre anni mia figlia, mentre mi apprestavo a tornare ai ristoranti dopo la pausa pomeridiana, mi chiese “Papa’ dove vai?” l’accarezzai e ovviamente risposi “A lavorare!” e di rimando, con gli occhioni sgranati mi disse “Again!?” mi crollo’ il cielo sulla testa, quella sera, mentre guidavo verso i locali, mi rivolsi qualche domanda, qual’era il piatto preferito di mia figlia?, come si chiamava la sua maestra?, la sua amichetta preferita? Non sapevo nulla. La settimana successiva mi presi una vacanza, sette giorni in Australia,  un modo come un altro per stare piu vicino ai miei cari, ma bastava a compensare anni passati a lavorare dodici o quattordici ore al giorno? No. Adoro il mio lavoro, lo faccio da sempre, da che ho memoria aiutavo i miei nonni a preparare i gnocchi, tagliare gli agnolotti, stendere le tagliatelle, assaggiare le salse, ce l’ho nel DNA ma sinceramente non lo consiglierei mai ai miei figli. Voi?

Alla prossima puntata….

 

Abbrazz



Categorie:By Ezio Barbero

7 replies

  1. sono una chef … non sono una donna … non tentarmi non sono una donna…
    chi si ricorda rosanna fratello? sono una donna non sono una santa.
    ebbene a 44 anni ho fatto un figlio. per fortuna il mio compagno è uno del mestiere (maitre e sommelier, bravo ed anche abbastanza conosciuto, prima di diventare padre) ed ha capito.
    ora lui è a casa e segue nostro figlio, che ora ha 10 anni, ed io continuo a fare la mamma da lontano, grazie a skype. sapete cosa vuol fare mio figlio da grande? il cuoco, a pranzo dai carabinieri, la sera dai vigili del fuoco.
    baci a tutti

  2. Carissimo Ezio

    bellissimo BLOG complimenti amico mio ,in alcuni tratti mi hai fatto venire i brividi per le grandi verita\’ ,non dimenticherò mai la faccia dei miei quando al ennesimo tentativo di rimpatriarmi con proposte di ogni genere gli ho candidamente detto (Ascoltate io in Italia non ci tornerò più la mia vita e in Asia fatevene una Ragione) penso sia la cosa piu dolorosae crudele che un figlio possa fare ad un genitore ,mio padre non mi ha parlato per mesi ,mia madre lo faceva con la morte nel cuore,
    ammetto che tra le categorie che hai elencato sono sicuramente più vicino a l\’egoista che vuole appagare il suo desiderio ,
    ma la vita e anche questa ogni piccola conquista comporta sacrifici ma l\’appagamento della conquista ripaga e fa scomparire il tutto .
    Come genitore non penso che il nostro lavoro sia tanto diverso da tanti altri che comportano moltissimi sacrifici ,ma probabilmente recano meno soddisfazione,
    non dimentichiamoci dei nostri nonni che sono emigrati nelle americhe o tanti altri , la loro vita non era proprio da paradiso terreste,ma senza andare troppo lontano basta guardare in Italia oggi
    e ci si rende conto che molti non riescono neanche ad arrivare a fine mese,anche quelli sono sacrifici ,e soprattutto frustrazioni .
    La grande verità secondo me e che se si ama quello che si fa non si conoscono sacrifici ,si fa perché ci pace e la realizzazione di quello che si cerca ripaga tutto quello che si e speso ,in tutte le categorie chi da il massimo e si impegna e soggetto a grandi sacrifici

    sono onesto rifarei tutto passo per passo forse combinerei qualcosa nelle tempistiche ,qualcosa lo avrei dovuto fare prima ma va bene lo stesso ,

    infine ,chiedi se lo consiglierei ai miei figli ?lascia pure che ognuno deve fare la sua strada ma ,mi emoziono troppo vedere mia figlia di tre anni decorare una torta ,giocare con la cucina giocattolo ,sarebbe troppo bello un giorno lavorare nella stessa cucina e magari realizzare che lui e anche più brava e talentuosa di quando suo padre non sia stato, insegnargli ogni trucchetto sarebbe il piu grande gesto di amore che potrei fare

    comunque grazie per il BLOG, bello !!
    era da un po che on leggevo qualcosa che mi facesse venire voglia di mettermi alla tastiera e rispondere

    come dici tu

    abbrazzz

    • Caro Marco,

      il blog l’ho scritto proprio per stimolare l’introspezione, i ricordi e alcune risposte prima che sia troppo tardi.
      Mi fa piacre sapere che resterai coerente con le tue scelte quando i tuoi figli saranno cresciuti e vorranno seguire le tue orme. Mia figlia ha 11 anni, e da un po’. mi aiuta a cucinare, no fuoco no coltellacci, pero’ il suo interesse mi lusinga quanto le sue critche mi deprimono.
      Io mi sto ancora cercando, chissa che qualche risposta non mi possa aiutare a capire che padre sono….

      Abbrazz

  3. Ciao Cheffone, non ti dimenticare che in Italia non si sta poi così bene…
    Un abbraccio
    Enrico

    • Enrico! Non ti vedo piu sul forum, meno male che leggi ancora i blog.
      Tu sei sicuramente uno che ha seguito le orme del papa’ bel ristorante, bene avviato…
      poi pero’ hai cambiato, ora sei il Re del cous cous e grande maestro…
      Spero di leggerti presto.

      Abbrazz

  4. Premesso che non sono uno chef ne tanto meno opero nel settore, ( a dire il vero, come molti, ho fatto l’errore di aprire un ristorantino, solo perchè “mi diletto ai fornelli”ma ovviamente, e lo ho capito a mie spese essere un professionista della ristorazione è tutt’altra cosa. Danni vivendo all’estero, mi sono imbattuto in una miriade di “pseudo ristoranti italiani” che di italiano hanno si è no una insegna e il più delle volte anche scritta male! Da più parti, si leggono tentativi da parte di enti a volte anche governativi di regolamentare quella che è la ristorazione italiana all’estero, ma devo dire con poco successo!!! Per una serie di motivi, che vanno dalle eventuali verifiche sulla applicazione delle regole, che non possono essere mai ferree, alle richieste, come ho letto ultimamente da parte di una nascente associazione, di avere personale italiano anche in sala, e che parli italiano, alla cucina con chef italiano (e questo posso anche capirlo).Ma se ancora si combatte per l’oramai famoso “parmesao” tanto per citarne uno, e non c’è in vista ancora una iniziativa valida, senza parlare delle mozzarelle (solo ristoranti di un certo livello si possono permettere di acquistare materie prime totalmente e solo italiane) Insomma,bisogna arrangiarci con quello che troviamo, (anche importato). Nella città dove mi trovo in Brasile, sulla carta ci sono la bellezza di circa 160 ristoranti, denominati italiani!!!! Si e no ce ne sono due o tre che possono vantarsi di avere un qualche cosa che si avvicina, e badate bene, sono di propietà di italiani. Questo fa più male che bene al nostro made in Italy. Per finire mi piace citare un esempio di come stiano le cose: qualche anno fa, trovandomi in Italia, e dovendo ricevere una persona proveniente dal Brasile, lo invitai, la sera del suo arrivo per una cena, e preferì andare a degustare una pizza. La scelta cadde su una delle più conosciute e rinomate pizzerie a Milano. Bene, arrivate le pizze in tavola, la persona mi chiese, devo dire, ingenuamente: “ma questa sarebbe la pizza?” !!!! Non serve commentare. Un cordiale saluto, e grazie per la pazienza nella lettura di questa mia.

Trackbacks

  1. CIM NEWS 12 Agosto al 18 Agosto Redazione Cook Cim « Chef Italiani nel mondo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: