il Picolit


 

L’appuntamento di oggi è dedicato ad un vitigno veramente particolare: il Picolit.

La denominazione di origine controllata e garantita «Colli Orientali del Friuli Picolit» è riservata al vino ottenuto esclusivamente da uve del vitigno Picolit anche se possono concorrere uve a bacca bianca idonee alla coltivazione nella Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia in misura non superiore al 15% con esclusione del vitigno Traminer aromatico; per la sottozona Cialla invece deve essere 100% Picolit.

La denominazione «Colli Orientali del Friuli Picolit», già DOC nel 1970, ha ottenuto la DOCG nel 2006.
Il Picolit è un vitigno autoctono a bacca bianca, raro in quanto cresce in un ambiente particolare presente solo in alcuni ristretti territori della collina friulana orientale; era già conosciuto al tempo dell’Impero Romano ed ebbe l’onore di deliziare i palati di papi e imperatori. Il suo nome deriva probabilmente dalla piccola quantità di acini e grappoli che contraddistingue questa varietà. Sull’origini del vitigno e del suo nome si sa poco, ma è il più antico e famoso vino Friulano; questo vitigno è sopravvissuto grazie alla preziosa opera del Conte Fabio Asquini di Fagagna che nella seconda metà del 1700 lo fece conoscere nelle principali corti d’Europa, soprattutto presso l’impero Asburgico. Nel 1806 sul Bollettino dell’Associazione Agraria Friulana, il conte Asquini, descrive minuziosamente come eseguire la vendemmia e la vinificazione del Picolit che già allora richiedeva cure e lavorazioni particolari. Per soddisfare le diverse richieste del mercato, Fabio Asquini presentò due Picolit, uno “più dolce” per il mercato tedesco ed uno per la Francia e l’Inghilterra che preferivano vini più secchi, iniziando a fare concorrenza al già famosissimo “Tokaj” ungherese, considerato un eccellente vino da meditazione.  Il Picolit fu così apprezzato da essere oggetto di innumerevoli tentativi di contraffazione e nel giro di pochi anni fu così conteso da essere posto in commercio ad un prezzo pari a quasi 40 volte quello del vino comune. Con la morte del conte Asquini (1818), anche il Picolit termina il suo lungo momento di splendore e la sua produzione subì una fase di arresto per poi ritornare vigorosa negli anni Settanta del XX secolo.

Il Picolit è caratterizzato da produzioni limitatissime dovute a una particolarità nello sviluppo degli acini che vanno incontro ad un parziale aborto floreale, lasciando il grappolo spargolo con acini più piccoli e più dolci; molti fiori della vite del Picolit non si trasformano in frutti e lasciano degli spazi vuoti tra i pochi acini che portano al termine la maturazione. La sua scarsa produttività (circa 10-15 acini per grappolo) lo rende un vino prezioso ed introvabile, basti pensare che la sua produzione annua è di circa 500 ettolitri.

La zona di produzione si estende tra le zone del Collio Goriziano e dei Colli Orientali udinesi che comprendono la zona di produzione della denominazione di origine controllata «Collio».

La produzione massima di uva ammessa per ottenere il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Orientali del Friuli Picolit» e della sottozona «Cialla» è di 4 tonnellate per ettaro.
L’uva è raccolta a mano e generalmente in due o tre passate, a seconda del grado di maturazione, poi viene fatta appassire e successivamente pressata in modo soffice. Le uve possono essere sottoposte a pratiche di appassimento sulla pianta e/o su graticci e/o in cassette all’aperto o in locali anche dotati di sistemi per il controllo di temperatura e/o umidità e/o di ventilazione forzata. Alla vendemmia, le uve destinate alla vinificazione devono assicurare, al vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Orientali del Friuli Picolit», un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 13 % vol. e di 14% vol. minimo per la sottozona «Cialla».

Il Picolit è un prodotto di straordinaria finezza, dal colore giallo paglierino che assume tonalità più o meno intense in funzione dell’annata e del periodo di vendemmia.

Il profumo è ricco ma delicato con caratteristiche note di miele e frutta matura, di fiori di campo, di mandorla, pesca gialla molto matura, scorza di arancia candita, acacia, albicocca matura e castagna; talvolta evoca sentori di vino passito, fine, delicatamente profumato, con eventuale lieve sentore di legno.

Il sapore è raffinato ed esclusivo, amabile o dolce, caldo, armonico, delicato, con eventuale sentore di legno;

gli aromi di frutta candita, fichi appassiti, miele (principalmente di tiglio e acacia) e vaniglia si mescolano con armonia agli aromi già percepiti al naso.

È un vino che si può definire non dolce, quasi secco, che presenta un’ampia varietà di gusti tra cui spicca un delizioso mandorlato; solitamente dolce, molto alcolico (13-16°) e quindi indicato per la meditazione o il dessert. Il bicchiere ideale è quello dalla forma a tulipano, svasata delicatamente al bordo, perfetta per esaltare i delicati aromi fruttati delle uve passite ed i colori saturi dei vini da meditazione.

Va servito non freddo ad una temperatura attorno ai 10° – 12° C, da abbinare a pasticceria secca o formaggi stagionati ma non solo, offre infatti splendidi accostamenti anche come aperitivo abbinato con paté e fegato d’oca, ostriche, frutti di mare e formaggi erborinati e piccanti; ultimamente si sta riscuotendo un notevole successo in abbinamento al cioccolato.

In rari casi lo si può trovare vinificato secco e allora si trasforma in un formidabile protagonista di indimenticabili cene.

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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