La carne in vitro


 

Premetto che pur non essendo un grande ammiratore della carne spesso sento un irresistibile impulso che mi spinge a cercare una buona fetta di manzo o maiale da addentare eppure credo di trovarvi grosso modo d’accordo che il dover un giorno mangiare carne in vitro possa essere una soluzione eticamente corretta, nasconde certamente dei punti interrogativi non indifferenti, primo fra tutti la sua salutarieta’, in secondo luogo quello psicologico che dipende dal fatto di come la gente risponderebbe nel dover addentare un salsicciotto alla griglia che non ha niente di animale, poi abbiamo l’aspetto religioso che in alcune discipline insegna che tutto anche in codesto modo ad esempio gli induisti non potrebbero ugualmente mangiarne le carni. Allora mi viene da fare qualche considerazione.

 

Anzitutto: la bistecca sintetica o hi-tech è quanto di più lontano sia stato realmente ottenuto all’Università di Eindholven, in Olanda. È come mettere sullo stesso piano una gallina con il dado. Quello che i ricercatori hanno annunciato alla stampa inglese è di essere riusciti a ottenere piccole quantità di tessuto muscolare suino a partire da cellule staminali del muscolo coltivate dentro speciali bioreattori. Nessuno ha assaggiato il risultato, ma questa specie di impasto sarà buono, al massimo fra cinque o dieci anni di miglioramenti, come paté. Impossibile, al momento, pensare di ricavarne un filetto o una fiorentina, per cui sarebbe necessario ricostruire il complesso mix di muscoli,grasso e tessuto connettivo.

Tra le tante, e facilmente immaginabili, motivazioni contrarie alla carne surrogata, ecco alcune delle ragioni che spingono a cercare alternative, seppur queste appaiano oggi inconcepibili ai buongustai.

*1) Il mondo è affamato e le fonti alimentari scarseggiano. Secondo l’ultimo rapporto della Fao, più di un miliardo di persone soffre i morsi della mancanza di cibo. L’appetito del mondo aumenta, la popolazione cresce e le dispense alimentari non reggono il passo, con i pesci del mare in estinzione e i nuovi terreni da coltivare che scarseggiano.

2) Il consumo di carne sta lievitando, specialmente nei paesi emergenti, come Cina e India, dove maiale, manzo e pollo sono sempre più richiesti. L’Onu stima che entro il 2050, il fabbisogno mondiale raddoppierà, rispetto ai 280 milioni di tonnellate circa attuali.

3) La Terra paga un conto ambientale salatissimo per la produzione di carne. Gli animali da allevamento emettono miliardi di tonnellate di gas nocivi e si calcola che ogni chilo di manzo inquini come un’automobile che viaggia per tre ore.

La carne artificiale, che non richiede impiego di animali, non sostituirà la produzione tradizionale ma potrebbe apportare un contributo proteico a emissioni zero e rispondere in parte a questi quesiti aperti. E infine: siamo proprio sicuri che la qualità della carne in vitro sia, o meglio sarà, meno salutare di quella proveniente dagli allevamenti intensivi, dove le bestie sono ingozzate di ormoni, mangimi scadenti e antibiotici?

*citazione

 

Daniel Evangelista

 

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