Il sacro dono dell’ulivo


Il sacro dono dell’ulivo

… e su gli olivi, su i fratelli olivi che fan di santità pallidi i clivi…
[GABRIELE D’ANNUNZIO – La sera fiesolana]

L’ulivo, proveniente dall’Asia Minore, è presente nell’area mediterranea da moltissimi anni (sul monte degli Ulivi a Gerusalemme abbiamo un ulivo di oltre 3 000 anni ed un altro pressappoco coevo a Magliano, presso Grosseto).

Documentazioni del commercio di olio d’oliva si hanno nel Codice Babilonese di Hammurabi del 1760 a.C. e tracce d’olio d’oliva, usato anche per scopi cosmetici, troviamo nei vasi delle tombe egiziane. Quindi questa pianta e l’uso dell’olio d’oliva sono antichissimi, anche se la diffusione capillare nell’area mediterranea si ebbe prima grazie ai Fenici ed ai Greci, poi ai Romani.

“Hoc pinguem et placitam paci nutritor olivam”
nutriti di questa oliva pingue
e alla pace gradita
(P.Virgilio Marone).

Olea prima omnium arborum est”
fra tutti gli alberi, il primo posto spetta all’ulivo
(Colummella – De Rustica, V, 8, 1).

Dal medio Evo grande impulso alla coltivazione dell’ulivo e alla produzione di olio si ebbe anche per merito della Chiesa, sia per le sue specifiche esigenze liturgiche (olio santo e luminarie, cioè l’illuminazione delle chiese) sia per le sue indicazioni dietetiche come l’astinenza, periodo in cui erano proibiti gli alimenti animali.

In quasi tutte le culture, l’olivo ha un valore simbolico importante. E’ simbolo di longevità, fertilità e maturità. In tutto il Mediterraneo si confonde con l’origine dei popoli che lo abitano, che lo giudicano un albero sacro, regalo degli Dei e degno di adorazione e di protezione. Gli scettri dei re venivano fatti con legno d’olivo e con il suo olio si ungevano i re e i sacerdoti. Inoltre, i rami d’olivo venivano intrecciati con l’alloro per preparare il serto della vittoria.

Già seimila anni fa gli Egizi conoscevano olivo ed olio e attribuivano a Iside, moglie di Osiride, il merito di insegnare a coltivare e ad utilizzare l’olivo, che serviva per usi alimentari, ma anche cosmetici e di pulizia, oltre che nelle ricette segrete per l’imbalsamazione delle mummie.

Per i Greci invece esso era sacro ad Atena che, lo aveva donato agli Ateniesi e grazie a questo dono aveva vinto la gara con Poseidone per aggiudicarsi la signoria dell’Attica, in quanto lo stesso Zeus giudicò che questo dono fosse il più utile all’umanità.

Qual d’olivo gentil pianta nudrita
in lieto d’acque solitario loco
bella sorge e frondosa: il molle fiato
l’accarezza dell’aure, e mentre tutta
del suo candido fiore si riveste,
un improvviso turbine la schianta
dall’ime barbe, e la distende a terra
[OMERO – Iliade, Libro XVII)

Da allora questo albero, ritenuto sacro e piantato sull’Acropoli di Atene, divenne il simbolo della pace e della prosperità.

E vi è una pianta, quale
Io non udii esistere in terra d’Asia,
né nella grande isola doria
di Pelope, albero
non piantato da mano d’uomo,
che da sé ricresce,
terrore delle lance nemiche,
che in questa terra soprattutto germoglia:
il glauco olivo, che nutre i nostri figli.
E nessun uomo, giovane o vecchio,
lo distruggerà sradicandolo con forza:
poiché sotto il suo sguardo
lo tiene l’occhio di Zeus protettore
e Atena dagli occhi glauchi.

(Sofocle, vv. 695-705- Edipo a Colono)

Nella Bibbia poi si dice che, la colomba liberata da Noè, ritorna all’arca con un ramo d’olivo nel becco, segno della fine del Diluvio e simbolo del ristabilimento della pace fra Dio e gli uomini.

“Vi diedi una terra, che voi non avevate lavorata, e abitate in città, che voi non avete costruite, e mangiate i frutti delle vigne e degli oliveti, che non avete piantati”.

Bibbia – Giosuè/24/13

Inoltre secondo una leggenda riportata da testi apocrifi, Adamo, nell’avvicinarsi il momento della sua morte, mandò suo figlio Set sulla montagna, dove il Paradiso Terrestre era rimasto sotto la protezione di un Cherubino, perché lo supplicasse per la sua redenzione e per quella di tutta l’Umanità. Questi prese tre semi dall’albero del Bene e del Male e disse a Set di metterli nella bocca del defunto Adamo. Quando Adamo venne seppellito sul Monte Tabor, i tre semi germogliarono facendo nascere delle radici che si trasformarono poi in un olivo, un cedro e un cipresso, i tre alberi mediterranei.

Il Cristianesimo poi è segnato già nel suo nome dall’uso dell’olio d’oliva nella consacrazione di re, sacerdoti e profeti: il termine greco Christhos significa “unto” e il Cristo è appunto il Messia unto dal Signore, atteso da Israele e inviato a salvare gli uomini. Per questo la Chiesa fin dalle origini segna i battezzati con il Sacro Crisma e l’olio d’oliva è il simbolo costante con cui si impartiscono i sacramenti: con gli oli benedetti durante la Messa Crismale del Giovedì Santo, nonché la Cresima, la Consacrazione sacerdotale e l’Unzione degli infermi. Inoltre va ricordato che Cristo si prepara alla passione nell’orto degli ulivi del Getzemani, il Samaritano versa sulle ferite dell’uomo che soffre un unguento a base di olio. La tradizione cristiana conserva il valore simbolico legato a questa pianta, oltre che nei sacramenti, nello scambio di rami benedetti come simbolo della pace, nel segno della lampada che arde perennemente accanto al Santissimo sacramento, alimentata ad olio.

Ma forse la più bella glorificazione dell’ulivo è nel Corano: “…Dio è la luce dei cieli e della terra. La sua luce è come quella di una lampada, collocata in una nicchia entro un vaso di cristallo simile a una scintillante stella, e accesa grazie a un albero benedetto, un olivo che non sta a oriente né a occidente, il cui olio illuminerebbe anche se non toccasse fuoco… ” inoltre in un gigantesco olivo, ha sede il Paradiso degli Eletti, rivelato al Profeta in un sogno.

Perciò oggi l’ulivo costituisce una delle caratteristiche fondamentali non solo del paesaggio mediterraneo, ma delle culture che sul Mediterraneo sono sorte, così come l’olio d’oliva rappresenta un elemento fondamentale, assieme a pane e vino, della cosiddetta “dieta mediterranea”.

G. Pagano

All.FOTO:

La raccolta delle olive in un’anfora attica a figure nere

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Categorie:By Gianluigi Pagano

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