Il Lambrusco


Il Lambrusco

La nostra amata Italia sta attraversando un periodo poco felice ed oltre alla crisi economica in questi giorni ci troviamo a dover affrontare anche un terribile evento della natura: l’Emilia è vittima da giorni di continui terremoti che provocano lutti e distruzioni. Oggi (lunedì 4 giugno) è stata proclamata giornata di lutto nazionale e ci sentiamo tutti vicini alle persone che hanno perso i loro cari e le loro cose e sono costretti a convivere con la paura e dormire in macchina da diversi giorni. Sarà sicuramente poca cosa ma oggi il mio pensiero è rivolto a loro, alla loro straordinaria terra ed ai prodotti che ci regala; in questa rubrica devo scrivere di vino e allora parliamo di un vino conosciuto in tutto il mondo: il Lambrusco.

Le origini di questo vino sono antichissime e le prime testimonianze risalgono a Virgilio, Catone e Varrone che nelle loro opere raccontano di una “Labrusca vitis”, ovvero un vitigno selvatico che produceva frutti dal gusto aspro e che soleva crescere ai margini delle campagne. Nel Medioevo i vini emiliani cominciarono a prosperare e ad essere presenti nelle mense patrizie; nel 1567 Andrea Bacci, medico del papa Sisto V e botanico afferma che “sulle colline di fronte alla città di Modena si coltivano lambrusche, uve rosse, che danno vini speziati, odorosi, spumeggianti per auree bollicine, qualora si versino nei bicchieri”. Nel ‘700 venne introdotto l’utilizzo della bottiglia “Borgognotta” che aveva un vetro più spesso e un tappo di sughero legato con uno spago per far fronte alla rifermentazione degli zuccheri nella bottiglia e la relativa formazione di anidride carbonica. Ma fu solo nel secolo XVIII che finalmente comparve il vino Lambrusco come figlio delle viti lambrusche già menzionate da Catone, questo vino ebbe subito un successo strepitoso tanto da meritarsi lodi e poemetti che gli permisero di farsi conoscere all’estero.

Nel XX secolo la produzione del Lambrusco aumentò notevolmente e nei primi anni ’60 l’introduzione di nuove tecnologie e l’utilizzo del metodo Charmat consentirono, nell’arco di circa vent’anni, di rappresentare circa il 50% dei vini italiani importati in America.

Le uve del Lambrusco sono coltivate prevalentemente in Emilia-Romagna, nelle province di Modena e Reggio Emilia ma anche in Lombardia dove si produce il Lambrusco Mantovano DOC il quale però porta in etichetta il riferimento alla sottodenominazione di origine, non rientrando nei quattro vini DOC emiliani. I vitigni minori sono il Lambrusco Marani, il Lambrusco Maestri, il Lambrusco Ancellotta, il Lambrusco Montericco e il Lambrusco Viadanese o Grappello Ruberti.

Il Lambrusco è nato a Modena e da qui si è diffuso sui mercati nazionali ed esteri, qui è stato creato il marchio “Lambruschi DOP”, ovvero vini a Denominazione di Origine Protetta. Negli anni ’70 è stato costituito il Comitato Tecnico del Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi con lo scopo di garantire un controllo da parte del suo Comitato Tecnico in modo da permettere un costante e graduale miglioramento qualitativo nella produzione e una garanzia di qualità per il consumatore. A Modena si producono il Lambrusco di Sorbara, il Lambrusco Salamino di Santa Croce, il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, il Lambrusco di Modena, e si può tranquillamente affermare che Modena è il territorio dei Lambruschi DOP che hanno avuto il riconoscimento della D.O.C. nel 1970.

La Famiglia dei Lambruschi D.O.P.

– Il “Lambrusco di Sorbara” si ricava dall’omonimo vitigno, ha un grappolo a forma conica, con acini sferoidali e a seconda dell’annata si presenta più o meno acinellato a causa di una anomalia floreale che provoca una sensibile perdita di prodotto. La zona di produzione è delimitata tra i fiumi Secchia e Panaro con terreni prevalentemente sabbiosi, mentre più ci si allontana da questa zona, i terreni sono a fondo sempre più misto, per divenire prevalentemente argillosi al di fuori dell’area delimitata dal disciplinare di produzione. Ha colore rosso rubino chiaro, con spuma leggermente rosea, il profumo è fresco, pronunciato, molto fine, con la caratteristica e spiccata nota di violetta inconfondibile di questo vino. Il sapore delicato, sapido, armonico, gradevolmente acidulo, leggermente aromatico e fruttato, per l’elevata acidità ed il corpo non molto pronunciato è vino di facile e piacevolissima beva da consumarsi giovane. Si abbina alla perfezione con i piatti più sostanziosi della cucina emiliana.

– Il “Lambrusco Salamino di Santa Croce” viene prodotto dal vitigno che porta il suo nome, ha un grappolo piuttosto piccolo, con una lunghezza media di 10-12 cm, sottile e compatto. Gli acini non hanno una grandezza uniforme e hanno una buccia pruinosa blu-nerastra, spessa e consistente, polpa succosa dal gusto lievemente dolce e acidulo. Viene prodotto nei terreni del Carpigiano a nord-ovest della provincia di Modena e dai contigui terreni della “bassa” modenese e deve il suo nome all’omonima frazione di Santa Croce del Comune di Carpi. I terreni sono prevalentemente argillosi a causa dell’accumulo di sedimenti lasciati dalle alluvioni dei vari corsi d’acqua che attraversano la pianura modenese. Il colore rosso rubino carico con spuma dagli orli violacei, come pure violacei sono i riflessi del vino. Il profumo è fresco, fine, persistente, fruttato, dal caratteristico aroma vinoso intenso, che ricorda la frutta matura. Di gusto sapido, armonico, delicatamente acidulo, fresco, garbatamente vinoso, ha corpo medio ed una moderata alcolicità. Si abbina alla perfezione con i primi piatti della cucina emiliana ma anche con preparazioni più robuste di primi piatti in genere e con gli arrosti, soprattutto se di carni bianche o di maiale.
– Il “Lambrusco Grasparossa di Castelvetro” viene prodotto dall’omonimo vitigno che in autunno ha una particolare caratteristica: si arrossano non solo le foglie, ma anche raspo e pedicelli. II grappolo è spargolo a forma conica, di media lunghezza, con acini di colore blu scuro o nerastro, pruinosi, con buccia consistente e polpa mediamente succosa, dolce, lievemente acidula. Viene coltivato in terreni piuttosto poveri come quelli delle prime colline modenesi e si adatta facilmente alle avversità, anche climatiche, e matura relativamente tardi. Il colore è rosso rubino intenso con riflessi violacei e spuma evanescente, ha profumo vinoso, intenso, fruttato, fragrante e complesso;

in bocca è sapido, armonico, gradevolmente vinoso, di equilibrata acidità, leggermente fruttato, con piacevole retrogusto amarognolo. Si abbina splendidamente ai primi piatti di carne, paste al forno, arrosti, salumi, formaggi anche a pasta fermentata; la versione amabile si sposa alla perfezione con la pasticceria secca e i dolci tipici di Modena.

– Il “Lambrusco di Modena” ha un’origine storica che risale alla metà del 1800 e consisteva in un uvaggio dei vari lambruschi coltivati in provincia di Modena.

Il Lambrusco DOP è l’accompagnamento ideale per i cibi della cucina modenese, soprattutto se

a piatti sostanziosi, ricchi di grassi e calorie si contrappone questo vino di elevata freschezza e acidità, rinforzata dalla caratteristica di essere “frizzante” o “spumante”, e di moderato tenore alcolico, ma tuttavia “tonico” per la presenza del tannino e fortemente coadiuvante la digestione.
Il Lambrusco DOP, nelle sue quattro varietà e nelle diverse tipologie, riesce ad abbinarsi a differenti portate, iniziando da antipasti a base di salumi, insaccati e affettati in genere, tra cui spiccano il famoso prosciutto e la mortadella, ma anche il parmigiano-reggiano; i primi piatti, iniziando dai tortellini in brodo ma con tutte le paste asciutte farcite o condite dal ragù di carne; i secondi di carne con tutti i tipi di bollito, a cominciare dallo zampone e dal cotechino serviti con contorno di lenticchie o di fagioli in umido; per finire con i dolci dal rustico e casalingo “bensone”, ai più raffinati “amaretti” di Modena a pasta morbida, ricavati da uno speciale impasto a base di mandorle dolci e amare.

Dopo tutte queste parole sul vino non mi resta che dire: “Forza Emilia!”.

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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