Dalla Dieta Mediterranea alla Filosofia alimentare ITALIANA


Dalla Dieta Mediterranea

alla Filosofia alimentare ITALIANA

 

La cosiddetta “Dieta Mediterranea” è stata dichiarata patrimonio dell’Umanità. E’ una bellissima notizia, anche se ci sarebbero alcune precisazioni da fare. Innanzi tutto è un po’ inesatta la traduzione dell’inglese “Diet” con l’italiano “Dieta”, che ha delle connotazioni di limitazioni alimentari quasi punitive; sarebbe forse più esatto tradurre: “regime, criterio alimentare”.

Ma poi vi è un’altra ben più importante precisazione da fare. La cosiddetta “Dieta Mediterranea” : a ben vedere è un insieme di diverse tradizioni alimentari, che ben poco hanno in comune, se non il minimo comun denominatore del ricordo della cultura dei  Romani, che per secoli, ai tempi dell’Impero, unificarono tutta l’area.

Le origini della cosiddetta Dieta Mediterranea non sono infatti tanto dovute all’ambiente, quanto alla storia. Ad esempio ulivo e vite, che attualmente caratterizzano il paesaggio mediterraneo non sono autoctoni nella maggior parte del bacino del Mediterraneo, ma vi furono portati, proprio dai Greci e poi dai Romani.

Perciò, se vogliamo fare un’indagine non prettamente medico-statistica ma di cultura alimentare, mi sembra più corretto riferirci particolarmente alla tradizione alimentare derivata da quella Romana e particolarmente a quella italiana, che di quella civiltà è la più diretta erede, come sul versante linguistico lo è l’Italiano rispetto al Latino.

La specificità di questo modello alimentare non è tanto questione di bilancino: tanti carboidrati, tante verdure ecc., ma è connessa piuttosto ad un’’idea generale dell’alimentazione in rapporto alla concezione stessa della vita, in cui valori come gioia di vivere. amicizia, amore, impegno nel lavoro hanno ancora il loro peso.

Infatti il nostro tradizionale criterio alimentare è:”mangiare per vivere, non vivere per mangiare”; dunque l’ideale è un’ alimentazione abbastanza parca,che segua i ritmi della natura (sia come orari che come scelta di cibi stagionali) consumata con gioia in determinati momenti della giornata, mangiando lentamente e possibilmente in compagnia dei familiari o di amici.

La stessa Unesco afferma  La dieta mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La dieta mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. Tuttavia, la dieta mediterranea (dal greco diaita, o stile di vita) è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende”.

Che ciò sia poi sempre concretamente realizzabile è un altro discorso; comunque  questo è tuttora lo schema ideale dell’alimentazione mediterranea e specificamente italiana, almeno a livello di aspirazioni.

E’ l’esatto contrario dell’alimentazione compulsiva e disordinata americana,fatta di Hot Dog quando capita, di dolci e dolcetti o pop corn davanti al televisore, di birre in ogni occasione.

Va subito detto che questo schema  alimentare disordinato è ormai, ahimè, molto comune anche da noi. Le caratteristiche di questo modello derivano dal fatto che l’alimentazione, non presenta più soltanto una funzione nutritiva e degustativa, ma prevalentemente tranquillizzante e gratificante, perché serve a riequilibrare altre mancanze esistenziali.

L’alimentazione, che dovrebbe rappresentare un semplice aspetto della nostra vita, per quanto gratificante, viene quindi caricata di molti altri significati esistenziali, modificandosi negativamente sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo.

Infatti un’alimentazione ipergratificante sarà ricca di dolci, di grassi ed ovviamente sarà abbondante, salvo poi rendere necessario il ricorso a diete rigorose (spesso altrettanto insane) quando l’eccessivo discostarsi dai modelli estetici prevalenti ci facciano sentire esteticamente inaccettabili, quindi indegni di autostima,in un continuo processo a jo-jo di ingrassamento e dimagrimento che mostra tutta la nostra instabilità emotiva e nella concezione della vita.

La nostra alimentazione sarà quindi equilibrata quando tutta la nostra vita è equilibrata e sarà eccessiva o carente (a ben vedere obesità ed anoressia hanno le stesse cause fondamentali) quando deve esercitare una funzione vicariante rispetto ad altri valori mancanti nella nostra vita.

E’ per questo che oggi una funzione elementare come quella della nutrizione necessita di una rifondazione che definirei filosofica.

Infatti la nutrizione sarebbe naturalmente un’attività regolata spontaneamente e perfettamente dall’istinto, ma la nostra caratteristica di esseri civilizzati ci ha caricato di problemi, ansie, vuoti interiori, che spesso, come abbiamo detto, cerchiamo di risolvere con un’alimentazione ipergratificante e quindi squilibrata .

Ciò non capita agli animali, che seguono l’istinto. Non si vedono animali selvaggi obesi, mentre spesso si vedono cani e gatti domestici grassi, perché hanno assorbito lo schema alimentare squilibrato dei loro obesi padroni. Tuttavia anche il gatto, animale certamente non erbivoro, in certi momenti cerca l’erba e particolarmente un certo tipo d’erba, perché il suo istinto gli dice che in quel momento gli serve quel cibo e quindi mostra di seguire ancora, almeno in parte la guida dell’istinto.

L’uomo purtroppo non sa più ascoltare rettamente il suo istinto ed ha bisogno di una rieducazione alimentare che, come dicevo, deve partire da una concezione filosofica del ruolo dell’alimentazione nel quadro  più ampio della concezione della vita, per poi giungere alla famosa piramide alimentare, cardine della             divulgazio ne medica della cosiddetta Dieta Mediterranea.

Proprio la tradizione alimentare che parte dalla cultura Greco-Romana per poi giungere a quella italiana moderna ci fornisce degli elementi per una rifondazione filosofica di un corretto stile alimentare.

I fondamenti si possono trovare in Epicuro, e nell’interpretazione del suo pensiero che successivamente ne diedero i Romani, come Lucrezio a Orazio. Per quanto riguarda il primo, basti ricordare un famoso brano della Lettera a Meneceo:

“E per vero i cibi frugali recano uguale copia di piacere di un vitto sontuoso, quando interamente sia sottratto il dolore del bisogno; e pane ed acqua danno il piacere supremo, quando se ne cibi chi ne ha bisogno. L’essere usi a vitto semplice e non sontuoso, è dunque salubre e rende l’uomo alacre alle necessario occupazioni della vita; e quando, ad intervalli, addiveniamo a vita sontuosa, ci rende ad essa meglio disposti e ci fa intrepidi della fortuna.

Quando noi dunque diciamo che il fine è il piacere, non intendiamo i piaceri dei dissoluti e dei gaudenti — come credono certuni, ignoranti o dissidenti o che mal ci comprendono — ma il non soffrire quanto al corpo e non esser turbati quanto all’anima. Perché non simposi o feste continue, ne godersi giovanetti e donne, ne pesci od altro che offre mensa sontuosa, rendono dolce la vita, ma sobrio giudizio che indaghi le cause d’ogni scelta o avversione e discacci gli errori onde gli animi son colmi d’inquietudine. “

I Romani poi ripresero questi concetti, unendoli alla loro tradizione alimentare, sempre ricordata ed idealizzata dal buon Catone.

A questo proposito va precisato che molto spesso pensando alla cucina romana si pensa ai fastosi banchetti di cui parlano  Apicio o Petronio,ma in realtà questo uso fu proprio solo di una parte della classe al potere e rimase piuttosto episodico, anche per necessità di sopravvivenza.

Anzi ad essere precisi i banchetti come quello di Trimalcione non erano neppure eventi esattamente gastronomico-alimentari, ma piuttosto show di valore socio-politico e di dimostrazione di status. Per un vero gourmet non vi può essere infatti nulla di accettabile in eventi che si concludano regolarmente col vomito (« Vomunt ut edant, edunt ut vomant» – Vomitano per mangiare, mangiano per vomitare- Seneca), né tanto meno di nutrizionale.

L’alimentazione tipica dei Romani, continuò invece ad essere rappresentata, oltre che dalla cosiddetta «triade mediterranea»: cereali,vite ed olivo, anche da leguminose e ortaggi e frutta (ovviamente di stagione, non essendoci i frigoriferi), assieme a poca carne e semmai di pollame, ovini e suini .L’alimento più comune rimase la puls, sorta di pappa a base di grano  mescolata con acqua e latte, e il farro.

I crescenti contatti con altri Paesi arricchirono progressivamente le mense dei Romani più facoltosi, che, in età imperiale, poterono gustare pietanze provenienti, per esempio. dall’Europa continentale (come i prosciutti della Gallia) e dalle aree sud-orientali (come i datteri e i volatili esotici, per non parlare delle spezie).

Questo allargamento dei confini gastronomici, tuttavia, non fu sufficiente a mutare le basi di un’alimentazione che si era sempre fondata sui prodotti della dieta mediterranea, che  rappresenta, ieri come oggi, la base di una corretta alimentazione; basta aggiungere patate, pomodori, peperoni e tacchino, che ci vengono dall’America ed avremo la vera Dieta Mediterranea attuale o meglio la via italiana ad essa.

Quanto poi all’aspetto più particolarmente quantitativo, è difficile oggi trovare, anche nelle zone più povere, persone che si cibino così parcamente come gli abitanti di Pioppi-Pollica in Campania e Nicotera in provincia di Vibo Valentia intervistati da Keyes alla fine degli anni ’50 per la sua celebre ricerca che diede vita alla teoria della Dieta mediterranea, ma se il mangiare non viene chiamato a supplire altre lacune esistenziali, ciascuno sarà in grado di trovare da sé il proprio equilibrio alimentare.

Niente diete dunque nel senso privativo del termine, ma sforzo a trovare un equilibrio interiore, che poi si riverbererà nella scelta, qualitativa e quantitativa, di alimenti sani e salutari.

Gianluigi Pagano

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Categorie:By Gianluigi Pagano

1 reply

  1. Bravo, anzi bravissimo, nella forma e nella sostanza.

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