Brunello



Dopo avervi raccontato della giornata trascorsa a Montalcino in occasione della presentazione dell’ultima annata del Brunello mi sembra opportuno parlarvi di questo grandissimo vino che ha ottenuto la DOC nel 1966 e nel 1980 diventa la prima Denominazione di Origine Controllata e Garantita; da quel momento tutte le sue bottiglie vengono chiuse da un contrassegno di Stato che garantisce la loro provenienza.

La vocazione del territorio di Montalcino a produrre vini di grande qualità è conosciuta da oltre duemila anni: numerosi sono infatti i ritrovamenti archeologici risalenti all’epoca etrusca, che attestano la produzione del vino a Montalcino e in età medievale la data di inizio della vendemmia era regolamentata da statuti comunali.

Numerose sono le testimonianze che ci sono pervenute negli anni, tra queste segnaliamo quella di

Blaise de Montluc che, durante l’assedio del 1553 “si arrubinava il volto con il rosso vino” per dissimulare le sofferenze e quella di Bartolomeo Gherardini, nella sua visita a Montalcino del 1676-1677, segnala la produzione di 6050 some di vino descritto come “vino gagliardo, non però in gran quantità”. Anche Charles Thompson, nel 1744, scrive che “Montalcino non è molto famosa eccetto per la bontà dei suoi vini”.

Il padre precursore del Brunello di Montalcino fu certamente Clemente Santi. Nel 1869 un suo Vino Scelto (Brunello), della vendemmia 1865, fu premiato con medaglia d’argento dal Comizio Agrario di Montepulciano. Per molti anni il Brunello rimase una rarità destinata a pochi raffinati intenditori. E’ solo nella seconda metà del Novecento che, da una prelibatezza per pochi, si trasforma in un simbolo mondiale del migliore made in Italy.

La storia del Brunello di Montalcino è legata a questa famiglia ormai famosa in tutto il mondo, che da poco più della metà dell’800 si è completamente dedicata alla coltivazione di un clone di sangiovese, definito “brunello”. La zona di produzione si estende a circa 40 km a sud di Siena in un territorio simile ad un quadrato ben disegnato, entro il quale i filari sono disposti in modo ordinato ed elegante, in uno scenario che coinvolge uomo e natura in modo assolutamente spontaneo. Questo paesaggio agricolo dal 2004 è iscritto dall’Unesco nel Patrimonio dell’umanità.

La zona di produzione dei vini di Montalcino è all’interno del territorio del Comune di Montalcino, un comprensorio di  24.000 ettari, dei quali solo il 15% è occupato dai vigneti che partono da 120 e possono arrivare fino a 650 metri sul mare; il territorio dista circa 40 km in linea d’aria dalla costa tirrenica e 100 km dagli Appennini. Durante l’intera fase vegetativa della vite, il clima è prevalentemente mite e con un elevato numero di giornate serene che assicurano una maturazione graduale e completa dei grappoli.

Il disciplinare di produzione prevede che il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Brunello di Montalcino” deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti composti nell’ambito aziendale esclusivamente dal vitigno “Sangiovese” (denominato, a Montalcino, “Brunello”); la quantità massima di uva ammessa per la produzione non deve essere superiore a q.li 80 per ettaro di vigneto in coltura specializzata.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Brunello di Montalcino” deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento di almeno quattro anni e affinato, per almeno tre anni di detto periodo, in contenitori di rovere di qualsiasi dimensione; può portare come qualificazione la dizione “riserva” se sottoposto a un periodo di invecchiamento non inferiore a cinque anni, fermi restando i minimi di tre anni di invecchiamento in contenitori di rovere e di sei mesi in affinamento in bottiglia.

Rosso rubino intenso tendente al granato, o già preziosamente granato dopo lunghi anni di affinamento, dotato di grande consistenza, il Brunello regala un bouquet meraviglioso, con sentori di sottobosco, confetture di frutta rossa, pepe nero e cannella, legno aromatico e liquirizia, in un insieme di ricordi ampi ed eterei. Secco e caldo, morbido ed elegante nella componente tannica, sapido e dotato di ottima struttura, lascia a lungo sensazioni gusto-olfattive complesse ed articolate.

È veramente difficile dire quanto possa affinare, per quanto tempo possa migliorare le sue grandi doti. 10, 20, 30 anni…dipende dall’annata. Ma il carattere del sangiovese riesce sempre ad emergere, con la sua nota di “equilibrata freschezza”. È comunque certo che non lo si può bere di fretta, che deve essere degustato con ammirazione, la stessa che in tutto il mondo gli viene riservato da grandi estimatori. Di fronte ad un bicchiere con un vino così grande, ci si deve porre con il desiderio e la speranza di scoprire sempre qualcosa di nuovo, per vedere se, una volta di più, saprà stupire. Il Brunello è un vino per persone che sanno aspettare, e che sanno apprezzare ogni piccola sfumatura. Se si è deciso di non gustarlo da solo, come vino da meditazione, si abbina alla perfezione con grandi piatti della cucina classica a base di carni rosse con salse importanti, funghi e tartufi, preparazioni di selvaggina cinghiale in agrodolce e lepre in salmì, importanti formaggi stagionati.

Moltissimi riconoscimenti comprovano la qualità del vino: nel 1999 la prestigiosa rivista statunitense “Wine Spectator” inserisce un Brunello fra i 12 migliori vini del XX secolo e nel 2006 incorona un Brunello in cima alla classifica mondiale.

 

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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