Noterelle filologiche e non solo


Noterelle filologiche e non solo

A CHE ORA E’ IL PRANZO?

Una domanda apparentemente semplice che in realtà richiede un’analisi antropologica

 

 

Mi è stato chiesto se per “pranzo” dovesse intendersi il pasto serale o quello meridiano. Ho risposto sbrigativamente che i pasti sono: “colazione” quella mattutina, “pranzo” quello meridiano e “cena”quella serale, tanto è vero che quando diciamo “ci vediamo dopo pranzo” non alludiamo certo ad un appuntamento serale, che invece indichiamo correttamente con” dopocena”.

E, forte anche del parere del grande linguista Aldo Gabrielli ( “Si dice o non si dice” – Milano 1969- pag. 318), ritenevo di aver risposto correttamente, anche se sentivo che qualcosa non mi tornava. Più tardi una frase: ”colazione di lavoro”, che non alludeva certo a un cappuccino e brioches mi mise definitivamente in crisi.

Pensandoci con più calma arrivai alla conclusione che la questione non era puramente filologica, ma riguardava un modificazione o comunque una differenza di stili di vita.

Questa progressiva variazione dei modi e degli orari dell’alimentazione inizia da lontano, ma si è accentuata nell’età moderna per effetto sia del cambiamento del modo di lavorare (si mangia spesso fuori casa nel breve intervallo di lavoro) e dalla luce elettrica che ha prolungato indefinitivamente la giornata.

Ma questi cambiamenti non sono esclusivamente caratteristici dei nostri tempi.

Se guardiamo nell’antica Roma, il pasto principale della giornata, chiamato “cena”, avveniva nell’età arcaica a mezzogiorno ed era preceduto dal “prandium” (etimologicamente “primo pasto”) o “ientaculum” (etimologicamente” pasto che si prende a digiuno”) e seguito dal pasto serale “vespena”, questo perché i ritmi alimentari sono quelli propri di una vita agricola.

In epoca classica, quando la vita dei Romani è improntata a stili tipicamente urbani, il prandium diventa un pasto rapido ( l’odierno lunch) che si svolge verso mezzogiorno, mentre la cena viene spostata verso la fine del pomeriggio.

Anche nell’antico francese assistiamo ad un fenomeno analogo:Il pasto mattutino veniva  chiamato “desjuner” mentre quello pomeridiano/serale “souper “(di origine germanica).

Verso il XVII secolo si istituzionalizza anche un altro pasto verso mezzogiorno, chiamato “dîner”: Infine nel secolo scorso, partendo da Parigi, si afferma l’espressione  “petit dejeuner” per indicare il pasto mattutino, mentre “dejeuner” indica quello di mezzogiorno e “dîner” il pasto serale ed infine

“souper” lo spuntino consumato a volte a sera inoltrata.

Un’altra importante fonte della terminologia gastronomica è il linguaggio della Chiesa, in particolare per quanto riguarda “colazione” da collatio che in origine indicava la riunione serale dei monaci, durante la quale un frate leggeva  a scopo edificante dei brani di Sacre Scritture, o più spesso le Collationes di Cassiano, a cui seguiva un veloce spuntino.

Dall’ambiente religioso la parola si diffuse all’ambito laico e la troviamo in quasi tutte le lingue, anche se di solito col significato di pasto leggero serale, mentre in Italiano si ebbe uno spostamento al pasto mattutino.

Concludendo possiamo affermare che le terminologie con cui nominiamo i pasti cambiano in relazione anche ai mutati stili di vita.

La colazione, che originariamente indicava il pasto mattutino, tende oggi a coprire anche quello del mezzogiorno, con la distinzione di prima colazione e di (meno usata) seconda colazione; di conseguenza si instaura una concorrenza tra “pranzo” (spostato a volte a designare il pasto serale, ma di solito usato anche per quello del mezzogiorno) e “cena”. A volte poi “cena” indica più specificamente un pasto a tarda sera o notte, come la “spaghettata” dopo il cinema.

Riteniamo che questo uso abbastanza indifferente tra le parole colazione e pranzo da un lato e pranzo e cena dall’altro riflettano anche una minore differenziazione fra i vari pasti, nel senso che nella vita moderna tende a non esserci più un pasto prevalente, se non in occasioni un po’ speciali.

In questo caso il “pranzo” nel caso ad esempio del pasto meridiano domenicale o quello di nozze, rimangono ben saldi, come la “cena” serale quando si va al ristorante o comunque si mangia in modo formale.

Dunque l’incertezza nell’uso delle definizioni dei pasti non è un fatto prevalentemente linguistico, ma è dovuto al mutare dei costumi.

Gianluigi Pagano

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Categorie:By Gianluigi Pagano

2 replies

  1. Molto interessante, e non solo l’etimologia. Comunque il distinguo si applica per lo piu’ nel “mondo occidentale”. Qua in Asia, la maggior parte delle persone, mangia quando a fame, senza alcun riguardo per l’orario o il nome del pasto. In alcuni paesi, come la Tailandia, non c’e’ alcuna distinzione, neanche tra la qualita’ e diversita’ delle pietanze…

  2. Grazie Gianluigi .L’etimologia delle parole e’ sempre davvero interessante.

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