Vino Nobile di Montepulciano


Questo fine settimana (18-20 febbraio) si terrà presso la Fortezza di Montepulciano la consueta “Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano” per informazioni più dettagliate vi segnalo il sito: http://www.consorziovinonobile.it. Quale occasione migliore per parlare di questo grande vino rosso toscano prodotto a pochi chilometri da dove abito e lavoro che ha ricevuto il riconoscimento della denominazione d’origine controllata nel 1966 e la DOCG nel 1980.

La storia di Montepulciano risale all’epoca etrusca e fin dalle sue origini remotissime si fonde con il vino come è testimoniato da oggetti rinvenuti nel 1868 in una tomba etrusca nei pressi del paese.
Lo storico romano Tito Livio nelle sue “Storie” (V,33), riferisce che i Galli calarono in Italia attratti proprio dal vino di quelle colline. Il documento più antico riferibile al vino di Montepulciano è datato 789: il chierico Arnipert offre alla chiesa di San Silvestro o di San Salvatore a Lanciniano sull’Amiata, un pezzo di terra coltivata a vigna posta nel castello di Policiano. Esistono anche diversi documenti di età medievale che testimoniano che i vigneti di Mons Pulitianus producevano vini eccellenti.

Il cantiniere di papa Paolo III Farnese, Sante Lancerio, nella metà del 1500 così celebrava il Montepulciano: “perfettissimo tanto il verno quanto la state odorifero, polputo, non agrestino, né carico di colore, sicchè è vino da Signori”.

Nel XVII secolo Francesco Redi, medico e naturalista ma anche poeta, nel suo poemetto “Bacco in Toscana” (1685) immaginò un dialogo tra Bacco e Arianna nell’elogio dei migliori vini della Toscana, questa opera riscosse un notevole successo ed arrivò nelle mani di Guglielmo III re d’Inghilterra che fu un grande estimatore di questi vini tanto che nel 1669 una delegazione inglese si recò nel Granducato di Toscana per procurare alla corte inglese il Moscadello di Montalcino ed il Vino Nobile di Montepulciano.

Dopo gli alti e bassi dell’800 la svolta è segnata dalla prima mostra mercato dei vini tipici svoltasi a Siena nel 1933, organizzata dall’Ente Mostra-Mercato Nazionale dei vini tipici e pregiati, la Cantina Fanetti, una delle aziende ancora attive a Montepulciano, presenta un vino rosso pregiato che ottiene larghi consensi e fu d’esempio per altre aziende e nel 1937 viene fondata una cantina sociale con l’intento di creare una struttura per la commercializzazione del vino prodotto anche dai piccoli coltivatori.
Secondo il Disciplinare di produzione attualmente vigente (2010), le caratteristiche fondamentali del Vino Nobile di Montepulciano sono le seguenti:

– Vitigni: Sangiovese, denominato a Montepulciano “Prugnolo Gentile”, per un minimo del 70%.

Possono inoltre concorrere fino ad un massimo del 30% i vitigni complementari a bacca rossa idonei alla coltivazione nella Regione Toscana, purché i vitigni a bacca bianca non superino il 5%.

I vitigni a bacca rossa si possono dividere in due famiglie:

– quella degli autoctoni come il Canaiolo, il Colorino, il Mammolo che dona un gradevole

profumo fruttato che lentamente evolve in sentori di viola mammola;

– quella degli internazionali che sono soprattutto il Cabernet Sauvignon ed il Merlot.
– La resa massima per ettaro di vigneto è di 80 quintali.

– Il vino può essere immesso in commercio soltanto dopo due anni di maturazione (tre per la Riserva) e comunque dopo aver superato rigidi controlli consistenti in esami chimici ed organolettici compiuti da una commissione ministeriale.

– La vinificazione deve avvenire obbligatoriamente nel Comune di Montepulciano dove le colline di argilla alternata a sabbia rappresentano il terreno ideale per la coltivazione del clone di Sangiovese chiamato Prugnolo Gentile.

Dopo un’accurata selezione delle uve e un’attenta vinificazione il vino viene messo a maturare in botti di rovere francese e di Slavonia dove lentamente affina le sue caratteristiche gusto-olfattive.

Il colore del Vino Nobile di Montepulciano è rosso rubino più o meno intenso, con tonalità che tendono al rosso granato dopo anni di affinamento. Questo vino evidenzia una buona capacità di mantenere i propri caratteri di maturità poiché il Sangiovese si esprime con nerbo e spessore ma sempre con grande finezza.

Il profumo è raffinato, intenso, etereo e caratteristico con sentori di marasca, viola mammola appassita e leggera speziatura.

Il sapore è secco, caldo, equilibrato, persistente e leggermente tannico, è strutturato con eleganza e discrezione.

Si abbina alla perfezione con la cucina del territorio e con primi piatti con ragù di cacciagione, carni rosse al sangue, alla griglia e salsate, faraona al cartoccio, brasati, lepre in civet, arista alla fiorentina, pecorino di Pienza e altri formaggi stagionati.

Il primo piatto per eccellenza sono i Pici, unico esempio toscano di pasta lunga, composti da acqua, farina, sale ed un cucchiaio di olio extravergine di oliva e solo in casi eccezionali viene aggiunto un uovo. Questa tipo di pasta, dopo aver riposato una notte, passa nelle mani delle massaie che ne prendono piccoli quantitativi e li stendono a mano per ottenere dei lunghi spaghettoni irregolari che vengono cotti immediatamente e sono pronti per essere conditi con qualsiasi tipo di sugo.

Vi segnalo altri due appuntamenti che si terranno in terra toscana:

– 20-22 febbraio presso la Stazione Leopolda di Firenze “Chianti Classico Collection” (www.chianticlassico.com);

– 24-27 febbraio a Montalcino “Benvenuto Brunello”, presentazione dell’ultima annata (www.consorziobrunellodimontalcino.it).

 

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

1 reply

  1. Di sicuro, questa regione è incredibile. Esso offre uno splendido paesaggio, il cibo delizioso e uno dei più gustosi vini. Complimenti!

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