il Barbaresco


 

 

 

Dopo la “dolce” parentesi natalizia restiamo in Piemonte e continuiamo a parlare del vitigno Nebbiolo che ci regala grandissimi vini rossi, oggi è la volta del Barbaresco che ha ricevuto il riconoscimento della denominazione d’origine controllata nel 1966 e la DOCG nel 1980.

Le origini di questo vino risalgono all’epoca romana e la prima raffigurazione dell’antico borgo di Barbaresco è riprodotta in uno degli stalli del coro ligneo del Duomo di Alba del XV secolo.
La più antica citazione scritta che fa riferimento al Comune di Barbaresco ed ai suoi vini invece è datata 1799 quando il 4 di novembre l’esercito austriaco sconfigge quello francese nella piana di Genola e il generale Michael von Melas ordina al comune di Barbaresco di “far condurre al campo di Bra una carrà (curiosa botte dalla forma piatta e lunga) di eccellente nebbiolo” – questo documento è conservato presso gli archivi della parrocchia del Comune.

Nel 1894 Domizio Cavazza, direttore delle Regia Scuola Enologica di Alba, acquista il castello di Barbaresco e fonda le Cantine Sociali di Barbaresco, riunendo intorno a sè una decina di proprietari di vigneti locali e codifica il “metodo moderno” per la vinificazione del nebbiolo lanciando questo vino sui mercati nazionali accostandolo al già famoso Barolo. Per questo è definito il “padre del Barbaresco”.
Nel 1899: il lavoro della Cantina Sociale, e di altri illustri proprietari vinificatori del paese (Giovanni Gaja, Gioachino Deforville, DeGiacomi e altri) porta buoni frutti e l’onorevole Teobaldo Calissano, presenta un disegno di legge in Parlamento per “la salvaguardia dei veri vini Barolo e Barbaresco” da frodi e falsificazioni.

La Cantina Sociale di Barbaresco chiude nel 1922 a seguito della morte del suo fondatore, ma negli anni ’30 viene istituito il primo Consorzio di Tutela di Barolo e Barbaresco.

Nel 1926 viene delimitata ufficialmente la zona d’origine del Barbaresco (Cavazza l’aveva già fatto nel 1898 riportandovi anche i migliori crus); questa viene poi ampliata includendo l’intero territorio del Comune di Neive nel 1933, anno in cui il Barbaresco è riconosciuto “vino tipico di pregio” assieme al Barolo.

Il 1958 è l’anno di fondazione della Produttori del Barbaresco che riunisce diciannove viticoltori (oggi sono 63) e si specializza sin dall’inizio nella produzione di un solo vino segnando l’inizio della rinascita per tutta la zona. Nel 1961 la ditta Gaja decide di vinificare soltanto le proprie uve, senza acquistare più da terzi e rinuncia a produrre Barolo; il Barbaresco diventa quindi il vino bandiera

per l’azienda tanto che nessuno osa più chiamare il Barbaresco “fratello minore”!

I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Barbaresco” devono essere ottenuti da uve provenienti dai vigneti composti dal vitigno Nebbiolo nei biotipi «Michet» e «Lampia».

La resa massima di uva non deve essere superiore a 80 q/ha e il vino deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento minimo di 26 mesi e di 50 per la “riserva”.

La zona di origine di produzione comprende i comuni di Barbaresco, Neive, Treiso e la parte della frazione San Rocco Senodelvio già facente parte del comune di Barbaresco ed aggregata al comune di Alba. Il Barbaresco esprime personalità diverse a seconda degli appezzamenti di terreno: i vini di Treiso sono più strutturati, quelli di Neive più raffinati mentre quelli di Barbaresco sono più longevi e ricchi.

Le principali caratteristiche organolettiche sono:

Bellissimo colore rosso granato tipico del grande vitigno da cui si ottiene che con il passare degli anni tendono verso l’aranciato. Il bouquet è ampio e complesso con profumi fruttati di confetture di frutti rossi e floreali di viola che, con l’affinamento, si arricchiscono di sentori di spezie come la vaniglia, la noce moscata e la cannella, di legno, di frutta secca come la nocciola tostata, e ancora di cuoio, tabacco, affumicato, liquirizia e cacao.

Per lunghi mesi il vino riposa nelle botti e migliora il suo sapore secco ma sempre vellutato ed armonico, esprime tutto il suo calore e acquista morbidezza, mantenendo il ricco patrimonio di tannini che gli regalano nobiltà e grande struttura.

Si abbina splendidamente con pietanze a base di carni rosse, anche elaborate e ricche di profumi e sapori intensi e persistenti, preparazioni con il famoso tartufo bianco di Alba, piatti a base di selvaggina come il camoscio alla piemontese, formaggi nobili stagionati come la toma piemontese,  il bagoss e il Castelmagno.

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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