Stavamo meglio, quando stavamo peggio.


Complimenti alla Cucina by Massimo Martina


Stavamo meglio, quando stavamo peggio.

 

Sembra che la crisi avanzi di giorno in giorno. Qui in Italia, soprattutto le imprese legate al turismo, ogni mese pensano di avere veramente toccato il fondo ma lo sprofondare pare non avere mai fine.  Tutti (lavoratori autonomi o dipendenti) tentiamo di pensare positivamente, che prima o poi questo “dramma” dovrà pur finire e qualcuno si sforza di resistere, qualcuno aspetta tempi migliori erodendo quello che si pensava potesse servire “un domani”, molti non ce la fanno e chiudono, molti cessano l’attività, altri falliscono.

I politici e i tecnici di tutta Europa ogni giorno provano diverse “medicine”: aumentare la pressione fiscale, immettere denaro nel mercato, nuove leggi che obbligano i governi a conseguire il pareggio di bilancio ma nessun provvedimento sembra essere efficace al fine di invertire la rotta dell’economia per vedere nuovamente crescere le nazioni.  Le borse crollano, le agenzie di rating ci sbeffeggiano, i mercati soffrono.   Ebbene si, l’Europa in generale e l’Italia in particolare è malata ma era vistosamente malata da almeno un decennio, nessuno se ne è occupato, ed ora è in agonia!

In Italia, negli ultimi dieci anni, abbiamo vissuto (tutti) molto al di sopra delle nostre possibilità, non rinunciando mai a nulla di tutti i beni materiali e soprattutto al superfluo.

Chi ha un’attività di ristorazione fa un lavoro di grande sacrificio e in Italia si lavora per accumulare il denaro sufficiente per vivere dignitosamente la pensione.

Oggi quei risparmi vengono spesso usati per resistere alla contingenza negativa, tagliando definitivamente, ad ogni imprenditore, la possibilità di sviluppare e far crescere la propria impresa.

 È quantomeno singolare e curioso pensare che in altri paesi, con altre filosofie e principi, quando una persona arriva alla pensione si libera tutti i suoi beni materiali (ad eccezione di un abito) e parte per un viaggio.  Insomma, il fine ultimo del cammino della vita è quello di liberarsi dei bisogni del corpo e nutrire l’anima. Come si può allora ripararsi dalla crisi? Che sia vero che i soldi non fanno la felicità?  Se penso alle difficoltà economiche in cui mi trovo con la mia impresa, proprio non riesco a condividere questo concetto ma…sento che qualcosa di vero c’è.

 È chiaro che se la mia attività chiude e mi tocca lasciare a casa i miei dipendenti non sono certo felice; il denaro non sarà tutto nella vita e un’impresa non può esistere senza soldi ma…non è tutto lì.   Sicuramente la corsa ossessiva all’arricchimento degli ultimi anni ha gravemente degradato i rapporti sociali ed il valore della famiglia che sono le cose di cui abbiamo veramente bisogno.   Quando ero piccolo, non avevo una lira in tasca ma avevo un sacco di amici e mi sono sempre divertito, oggi alle mie figlie tento di non fare mancare nulla ma quello che percepisco dai loro discorsi (e da come parlano coi loro compagni) è che per essere felice devi essere ricco e se qualcuno non sta al tuo passo, mollalo!  Questo è veramente triste ed è secondo me una delle cause all’origine della grave crisi economica che affligge l’Europa e l’Italia.   Proprio così: una crisi di valori ancor prima che una crisi di denari.

Quando eravamo “poveri” si viveva con poco, si risparmiava molto e si sapeva fare tutto: dal coltivare la terra a scrivere una lettera al computer.   Poi è arrivato il denaro e tutto quello che si poteva demandare lo abbiamo pagato come servizio, pensando solo agli “status symbol”: il telefono, l’auto, la griffe…..per dirla alla Mussolini (senza pretesa e speranza di rievocazione): “stavamo meglio , quando stavamo peggio”.

Chef Massimo Martina

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Categorie:By Massimo Martina

2 replies

  1. Ti abbraccio professionalmente ed umanamente in ogni punto e concetto del tuo “discorso”.
    Totalmente reale e saggio.

  2. io vivo mallorca…qui non è molto meglio…..che pena..ora ti dicono anche come devi pagare!!!! che vergogna…ciao

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