Moscato d’Asti e lo spumante Asti


Il vino con la denominazione più “Natalizia” è la D.O.C.G.”Asti” che, partendo dalla stessa uva Moscato, si divide in due tipologie distinte di vini: il Moscato d’Asti e lo spumante Asti.

L’Asti Spumante è sicuramente il più celebre spumante dolce italiano, con le intense ed aggraziate note aromatiche dei suoi profumi e la sua gradevolissima dolcezza.

Il disciplinare di produzione della D.O.C.G. “Asti” è stato approvato con decreto del Presidente della Repubblica del 1993. La denominazione di origine controllata e garantita “Asti” è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione; in particolare:
a) la denominazione “Asti” senza altra indicazione o accompagnata dalla specificazione spumante (“Asti” o “Asti Spumante”) è riservata alla tipologia di vino spumante;
b) la denominazione “Asti” obbligatoriamente preceduta dalla specificazione Moscato (“Moscato d’Asti”) è riservata al vino bianco non spumante.

La zona di produzione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita “Asti” è delimitata come segue:
in Provincia di Asti l’intero territorio dei comuni di Bubbio, Calamandrana, Calosso, Canelli, Cassinasco, Castagnole Lanze, Castel Boglione, Castelletto Molina, Castelnuovo Belbo, Castel Rocchero, Cessole, Coazzolo, Costigliole d’Asti, Fontanile, Incisa Scapaccino, Loazzolo, Maranzana, Mombaruzzo, Monastero Bormida, Montabone, Nizza Monferrato, Quaranti, San
in Provincia di Cuneo l’intero territorio dei comuni di Camo, Castiglione Tinella, Cossano Belbo, Mango, Neive, Neviglie, Rocchetta Belbo, Serralunga d’Alba, Santo Stefano Belbo, Santa Vittoria d’Alba, Treiso, Trezzo Tinella, Castino, Perletto e le frazioni di Corno e San Rocco Seno d’Elvio del comune di Alba; in Provincia di Alessandria l’intero territorio dei comuni di Acqui Terme, Alice Bel Colle, Bistagno, Cassine, Grognardo, Ricaldone, Strevi, Terzo e Visone.

Un territorio con altissima vocazione vitivinicola che rientra in quella fascia pedoclimatica europea dove nascono i grandi vini che, qui, mantengono un bouquet di fruttato, una longevità e una classe inconfondibili.

La resa massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata per la produzione dei vini della denominazione di origine controllata e garantita non deve essere superiore 100 quintali, pari a un massimo di 75 ettolitri di vino per ettaro.
Il moscato era già largamente diffuso presso i greci e i romani; il Muscatellum con aggiunta di  resina, accompagnava le copiose libagioni dei latini. Dagli ultimi approfondimenti scientifici pare infatti che il moscato sia prima uva ad essere coltivata, la progenitrice di tutta la viticoltura, dalla quale sono via via derivate tutte le infinite varietà oggi conosciute.

Quest’uva, gialla dorata a maturazione, ogni anno attorno al 15 settembre viene pigiata come si faceva nel seicento (Giovanni Battista Croce, gioielliere di Casa Savoia, fu il primo a codificarne le regole di vinificazione) utilizzando pigiatrici a rulli per una spremitura soffice ed eliminando subito  le parti solide (bucce e graspi); il succo ottenuto viene quindi trasferito in recipienti di acciaio inox, dove viene mantenuto al freddo, alla temperatura di zero gradi centigradi, per impedirne la fermentazione. Il mosto di Moscato può poi avere due destinazioni e dar vita a due vini a D.O.C.G., due vini “speciali”, nel senso che posseggono una discreta percentuale degli zuccheri non fermentati. Il primo, più tradizionale, prodotto per lo più di alto artigianato contadino, è il “Moscato d’Asti”, più dolce e meno frizzante. Una bevanda che oggi si sta imponendo nell’alta ristorazione e nelle enoteche più sfiziose. Ma il prodotto leader è l'”Asti”. Uno spumante unico al mondo, nel senso che si ottiene a partire da quel mosto-uva che prima si diceva, e non da vino fermentato come per tutti gli altri spumanti. Il metodo per l’Asti è quello Martinotti, studioso della Regia Stazione Enologica di Asti, che lo mise a punto alla fine dell’800 per evitare le difficoltà e gli inconvenieti del Metodo Classico (fermentazione in bottiglia), che provocava la rottura delle bottiglie in numero troppo elevato. Il metodo Martinotti consiste nella presa di spuma in grandi recipienti a tenuta stagna tipo autoclave e nella successiva nuova refrigerazione. Questo metodo ha trovato larga diffusione in quanto più idoneo alla produzione di vini spumanti utilizzando vitigni aromatici o fruttati (Moscato o Prosecco); la lunga sosta su lievito tipica del metodo classico nuocerebbe all’espressione del profumo dei vini derivati dai suddetti vitigni.

Il francese Eugène Charmat intorno al 1910 costruì e brevettò tale attrezzatura, da qui il doppio nome, metodo Martinotti-Charmat.

LìAsti è uno spumante venduto in tutto il mondo; se ne producono infatti ottantacinque milioni di bottiglie (contro i cinque del Moscato d’Asti, il prodotto senza il tappo a fungo). Ma per accrescere il suo blasone, dovrebbe essere più conosciuto anche se lo producono i più grandi gruppi dell’enologia italiana.

Brillante, di colore giallo paglierino con i tipici riflessi dorati delle uve moscato e da quelli verdolini quando degustato nel pieno della giovinezza, presenta bollicine festose e zampillanti, fini, numerose e persistenti. Il bouquet è intenso e aromatico, fruttato e solo delicatamente floreale, con inconfondibili sentori di salvia, muschio e pesca bianca, ma anche alcune note di albicocca, glicine, fiori di arancio e tiglio. Dolce, leggero di alcol, piacevolmente fresco e debole di corpo, è dotato di una persistenza gusto-olfattiva molto gradevole.

Il moscato, nella sua caratteristica bottiglia con il tappo raso di sughero, è più dolce, morbido e fruttato dello Spumante, e si abbina perfettamente con la classica torta alle nocciole delle Langhe o con quella di mele e pinoli. È ottimo anche con la torta al limone o alle pesche, con i canestrelli e i dolcetti di albicocche, con la sabbiosa con il mascarpone, con torte, pasticcini alla crema e biscotti di meliga (mais), così come lo Spumante, che risulta delizioso anche con il soufflè di mele e alla vaniglia, le pesche ripiene, le sfogliate di frutta, l’aspic di frutta, la mousse tropicale e il tradizionale panettone natalizio.

Forse perché così legato a momenti di festa e di gioia, l’Asti è lo spumante dolce al quale ci si affeziona presto e del quale si ha sempre un piacevole ricordo.

Per l’Asti la tradizione suggerisce la coppa, mentre le tendenze attuali puntano alla flute.

Il Moscato d’Asti, non essendo uno spumante, predilige invece forme meno radicali, con calici meno allungati e più ampi alla base.

Il Moscato d’Asti va degustato alla temperatura di circa 9 – 10 gradi centigradi, l’Asti prevede invece una temperatura di servizio leggermente più bassa: 7 – 8 gradi.

Per entrambi i vini è comunque importante, oltre al servizio, la conservazione. Essa va compiuta preferibilmente in fresche cantine interrate, ed in ogni caso in ambienti con temperature costanti e piuttosto basse. Si raccomanda altresì di prevedere una conservazione non troppo lunga.

A questo punto non mi resta che alzare un calice di Moscato ed augurare a tutti gli Chef Italiani nel Mondo e a tutti i lettori del nostro blog un Felicissimo Natale e un 2012 ricco di grandi soddisfazioni ed importanti riconoscimenti!

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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