Crostini Toscani


Oggi un racconto semiserio…..di un caro vecchio amico

Oggi si chiamano Crostini Toscani  ( c’è chi li chiama Crostini neri!!!! ),
ma un tempo erano detti unicamente Crostini, c’erano solo quelli a far d’antipasto .

Prima di scrivere, mi sono documentata su quello che sta scritto in “” Internette “”,
e ( come immaginavo ), un sacco di bischerate !!!

L’ ingrediente principale, della ricetta è la Milza, di vitello.

A questa vengono aggiunti un paio di fegatini di conigliolo.

(nota :
conigliolo è quando stato rallevato in Toscana, se cresciuto altrove è solo coniglio ).

Poi ci si mettono le RIGAGLIE del pollo, ivi compresa la cipolla ( che è lo stomaco ).

Sapete cosa sono le rigaglie ?
I budellini dell’ intestino. Che vanno lavati molto, molto benino !!!

Anticamente le “ massaie “ ( che sarebbero le donne ai fornelli !! )
avevano molta pazienza,

e vi giuro, che per pulire queste rigaglie, ne occorre molta.

Leggo che alcuni scrivono che ci si mette il burro.
Altra grande bischerata.

Ci vuole l’ OLIO,
e il nostro Olio di oliva ,  quello “ bono “.

Poi, ma non molti perché potrebbero renderli un po’ acuti,

qualche cappero ( sotto aceto )  e un po’ di acciuga.

Dimenticavo,

un’annaffiata di Vino.
L’ ottimo sarebbe il ” Vinsanto”,
ma… può andare anche il Vino bianco.

 Lentissima cottura, e tanta pazienza, girando e rigirando, con un mestolino
comprato ad Arezzo, alla fiera del mestolo !!! ).

 Poi,
pane un po’ raffermo ( un tempo recuperavano quello secco ),
zuppato ( e poi scolato ) in un brodo ( ristretto ) di pollo.

Ecco questo uno degli esmpi di ” vita vissuta” di gente semplice che riteneva che  desinare fosse una degli apppuntamenti piu’ importanti della giornata …

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Categorie:"Viaggio tra i sapori della Toscana" By Giorgio Trovato

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6 replies

  1. io direi che é meglo chiamarli crostoni da buon toscano che sono

  2. Stupendo. Ricordo che la mi’ nonna Giovanna e la mi’ zia Corinna, a Campagnatico, piena Maremma coi cinghiali che arrivavano fuor delle mura del paese, la domenica quando si andavano a trovare, non zuppavano il pane leggermente abbrustolito (“crogiato”) nel brodo ristretto ma, dopo aver posto i crostini in un vassoio col bordo un pochino alto, i versavano un mestolino (“ramaiolino”) di brodo caldo, aspettavano un attimo e portavano in tavola. In questo modo non si rischiava di rompere il pane mentre si spalmava la farcia.

  3. I miei migliori complimenti a chi riesce ancora ad affermare, senza tema di essere smentito, che la nostra cucina è fatta di sapori che nascono dall’amore e dal tempo impiegato nelle preparazioni. Questo ci ha reso speciali e questo deve continuare ad essere il nostro obiettivo principale, anche lasciando un po di spazio alle innovazioni, si capisce, ma…..cum grano salis!!!!!!!

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