il Bonet Piemontese


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Sono nata e cresciuta a Torino pertanto non posso non apprezzare il Bonet. È il dolce tipico della cucina popolare piemontese e sembra essere nato nelle cucine nobiliari di Palazzo Reale.

È un dolce connubio fra la cucina rustica del ceto medio e l’arte dei cuochi di Palazzo. In alcuni documenti storici del Piemonte nel XIII viene menzionato il bonet anche se in una versione diversa da quella che conosciamo oggi visto che il cacao arriverà dall’America molto più avanti.
Forse figlio del Creme Caramel, o più facilmente frutto dell’inventiva dei pasticcieri di corte il dolce prende il nome dallo stampo per cuocerlo (circolare e con la colma al centro) che ricorda un berretto del settecento infatti in dialetto piemontese bonet significa cappello.
Secondo altri invece la parola cappello farebbe riferimento al fatto che il bonet viene servito alla fine del pasto, quindi fa da “cappello” al resto.

Si prepara così…

Si montano 4 uova con 4 cucchiai abbondanti di zucchero fino a ottenere una crema bianca e spumosa. Poi si diluisce il composto con il latte tiepido versato a filo, si aggiungono 50g amaretti sbriciolati e 3 cucchiai di cioccolato amaro in polvere mescolando bene il tutto. In una padella di media grandezza si fa il caramello con 4 cucchiai zucchero, inumidito appena con un po’ d’acqua. Quando lo zucchero comincia a colorirsi si toglie dal fuoco e lo si versa in uno stampo caldo. Bisogna fare in modo che lo zucchero veli sia il fondo che le pareti dello stampo e si fa raffreddare. Ora si versa la crema nello stampo e si ripone in forno a cuocere a bagnomaria per circa un’ora.

Quando si sarà raffreddato lo si sforma e si taglia a fette.

È ottimo come fine pasto.

Curiosità: perché si dice Bagnomaria?

Sull’invenzione del bagnomaria ci sono versioni discordanti: alcuni la attribuiscono ad un’alchimista dell’antichità, Miriam, sorella di Mosè e Aronne, altri ad un’alchimista dell’alto Medioevo, Maria la Giudea, sull’esistenza della quale non c’è accordo. La prima menzione di quest’ ultima versione è di Zosimo di Panopoli, autore nel IV secolo dei più antichi testi conosciuti sull’alchimia. Si dice che Maria la Giudea abbia sperimentato il metodo del bagno in acqua (Balneum Mariae in latino medievale) per imitare le condizioni naturali e riscaldare lentamente miscele di varie sostanze (elisir) e produrre in questo modo oro o altri metalli preziosi.

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Categorie:by Paola Bason

5 replies

  1. Ciao a tutti,

    Marco Personal Chef dagli USA. Ho fatto il dolce per Natale con standing ovation finale. Grande Piemonte (io sono di Casale).
    Ciao a tutti e Auguri di Buon Anno.

    Marco

  2. carissima paola, sulla tua ricetta manca un particolare non da poco….la quantità di latte che occorre, per queste quantità di zucchero e uova che tu hai dato.,ma la mia non vuole essere assolutamente una critica.
    io ho anche una versione …come l’amica laura , dove si inserisce dell’amaro digestivo,
    credo che queste varie versioni nascono dai posti in cui lavorava lo chef.
    ed è forse per questo che la versione , del cappello finale detta da te è la versione più credibile.
    ciao a tutti Mauro

  3. Grandissima la spiegazione sul perche’ si dica bagno-maria!!:)

  4. W il Piemonte….. ho una ricetta antica che prevede anche l’uso del vino…… comunque in tutte le sue versioni è squisito!

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