Chef Italiani nel Mondo ,La rivoluzione parte dal Web


Questa volta per chi non l’avesse vista o letta

vi voglio riproporre l’Intervista che Italia a Tavola ci ha dedicato

anche se a qualcuno non e andata giu…………

“Chef italiani nel mondo”
La rivoluzione parte dal web

Mentre le tante associazioni di categoria sembrano impotenti o sorde di fronte alle richieste dei professionisti, quello di internet appare forse come l’orizzonte di riferimento più democratico per ottenere coesione. Il social network “Cim” gestito da Marco Medaglia conta oggi oltre mille iscritti
Nell’era di Facebook e dei social network, è inevitabile che nascano ogni giorno nuovi gruppi, nuovi forum o blog sui cuochi. Ma quella del social network “Cim-Chef italiani nel mondo” (cim-chefitalianinelmondo.ning.com) è senz’altro un’esperienza di successo. Gestito da Marco Medaglia (nella foto), chef del Ristorante Aqua di Hong Kong, Cim conta oggi ben mille iscritti. Tante adesioni confermano il forte bisogno di comunicare dei cuochi italiani nel mondo, la necessità di condividere le proprie esperienze professionali e umane, ognuno con il proprio pezzetto di “spazio virtuale”. Connessi al social network ci sono poi un blog e due forum, finalizzati a far circolare le informazioni, gli annunci di lavoro e naturalmente le discussioni.In un periodo in cui le tante associazioni di categoria sembrano impotenti di fronte alle richieste dei professionisti, spesso a causa di divisioni interne, quello di internet appare forse come l’orizzonte di riferimento più democratico per ottenere maggiore coesione. Di seguito l’intervista a Marco Medaglia.Marco Medaglia

Come è nata l’idea del Cim?
A dire la verità, il Cim-Chef italiani nel mondo è nato due volte. Nel senso che prima era un forum su Google Gruppi, fondato nel 2005 da quattro chef italiani: Luca Cesarini, Enzo Carbone, Angelo Sabatelli e Gerardo Dereviziis. Poi, dal 2009 io ne sono diventato l’amministratore e ho sentito l’esigenza di rinnovarlo cambiandogli la forma e rendendolo un po’ più al passo con i tempi. L’ho un po’ ridisegnato, sulla scia dei famosi social network (MySpace, Facebook, LinkedIn…), cioè ho voluto costruire un social network per gli chef italiani o per chi ne condivide le passioni, con la possibilità di attività di gruppo. Evidentemente ho colto una necessità avvertita dalla categoria, tanto che oggi contiamo mille iscritti. Ognuno ha la sua visibilità, la sua pagina da gestire come meglio crede, dove mettere parte della sua vita professionale, foto, cv, dati, ecc. senza troppe limitazioni.

Poi connesse alle attività del social network ci sono le attività di gruppo come il blog, dove chi ha voglia di far sentire la propria voce può farlo con un programma mensile. Un modo di fare informazione un po’ a modo nostro, il mondo visto da chi è dietro le quinte e ha a che fare con fornelli e padelle. Il nostro punto di vista insomma. Poi ci sono i due forum, quello interno al portale e quello su un noto provider internet, che danno la possibilità a tutti di scambiarsi opinioni, consigli, offerte di lavoro e quanto altro gira intorno al mondo della ristorazione. Lo scopo principale e quello di connettere i professionisti della categoria e chi ne condivide le passioni, supplier, aspiranti chef. Quindi è quello di aiutare e aiutarci fornendo uno strumento che possa portare notizie, informazioni, richieste, aspettative e che diventi punto di riferimento per tanti. Vorrei che l’esperienza e la conoscenza di ognuno potesse arricchire quella degli altri e viceversa.

Qual è la differenza tra il Cim e le altre associazioni?
Probabilmente che noi non siamo un’associazione, ma siamo un social network con possibilità di attività di gruppo. Tutto quello che facciamo, è per solidarietà e per puro divertimento, perche ci piace aiutare e aiutarci. Ovviamente, se questo va a beneficio della cucina Italiana, ne siamo fieri e non ci tiriamo certo indietro. Oggi si fa un po’ di confusione tra associazioni, gruppi web e appunto social network e penso che, se si legge tra le righe, la differenza sia abbastanza chiara.

Cosa ne pensi di tutte queste associazioni di categoria?
Siamo un popolo di individualisti quindi il fatto che ci siano centinaia di associazioni, gruppi web ecc… non mi stupisce affatto, anzi probabilmente potrebbe essere un vantaggio, a patto che tutti mettano da parte gli interessi personali per il bene comune che è la cosa più importante. in fondo, se oggi gli chef si sono ritagliati il loro piccolo spazio, il merito è di tutti quelli che ne parlano: associazioni, gruppi, giornalisti, gastronomi esperti del settore e via dicendo. Certo se si trovasse un punto d’incontro e, mettendo da parte gli interessi personali, si remasse tutti nella stessa direzione, allora sì che si potrebbero raggiungere grandi risultati! Ci vorrebbe però un’Istituzione riconosciuta che raccogliesse le opinioni di tutte queste parti ed organizzasse le iniziative. Se un giorno accadesse qualcosa del genere e noi fossimo interpellati, saremmo lieti di dare il nostro contributo.

Quali sono secondo te i problemi che oggi i cuochi hanno e come il Cim potrebbe risolverli?
I problemi sono legati al territorio ed è difficile generalizzare, perché un cuoco di Bari avrà diversi problemi rispetto ad uno di Milano e chi lavora in India ha problematiche diverse rispetto a chi lavora in città come New York, Hong Kong e via dicendo. Certo in linea di massima si può dire che i problemi che si hanno in Italia sono problemi legati alla società, alle istituzioni, mentre all’estero nella maggior parte dei casi si tratta di problemi educativi (nel senso che bisogna educare la gente a quella che e la vera cucina Italiana perché girano molte pseudo imitazioni) e di reperimento delle materie prime. Gli Chef italiani nel mondo a tal proposito mettono a disposizione i propri strumenti di gruppo come i forum e blog, ma certamente non possiamo sostituirci a enti istituzionali; al massimo, se ce lo chiedono, possiamo dare la nostra opinione.

Secondo te un albo professionale aiuterebbe la categoria e in che modo?
Probabilmente sì, ma anche qui sorge il problema chi è l’ente predisposto a creare tale Albo e su che e quali basi, con quali requisiti. Oggi e scoppiata la moda per esempio delle targhe, certificati di merito, ecc. tutte belle iniziative; tutti cercano di valorizzare la vera cucina Italiana fuori dai confini nazionali ma, per essere riconosciuta come tale e al momento stesso credibile, bisognerebbe avere dietro un Ente Istituzionale, sennò corriamo il rischio di avere tutti titoli e certificati che alla fine possano servire solo alla nostra vanità personale, ma abbastanza inutili. In questa direzione c’è un progetto iniziato qualche anno fa dalle Camere di commercio, che certifica i ristoranti ma, a mio modo di vedere, andrebbe perfezionato per renderlo più credibile, anche perché, col turnover che c’è nella ristorazione, si corre il rischio che un locale certificato cambi gestione pur continuando ad esporre la certificazione. Forse meglio l’idea di Academia Barilla di certificare direttamente i cuochi… vedremo come verrà realizzata.

Chi è Marco Medaglia?
Un cuoco come tanti altri, che è entrato in cucina del ristorante di fronte casa quando aveva tredici anni come lavapiatti e addetto agli antipasti e oggi, a trentotto, si trova a gestire una cucina con 33 ragazzi di diversa Nazionalità di uno dei migliori ristoranti di Hong Kong; nel frattempo ha vissuto in otto nazioni diverse, ha avuto molti maestri di cucina e di vita… uno che crede nei requisiti essenziali dell’educazione e del rispetto, una persona che, se può fare qualcosa per gli altri, lo fa più che volentieri. Mi piace riconoscermi nei requisiti della mia terra d’Abruzzo: Forte, Gentile e Genuino.

Il Cim ha uno statuto, un presidente…?
Sì, abbiamo uno statuto, un disciplinare per partecipare alle attività di gruppo basato sull’educazione; niente di particolare, giusto le basi di cordialità educazione e rispetto. Nessun presidente però, non siamo un’istituzione o un’associazione né vogliamo esserlo; c’è un amministratore unico, il sottoscritto, e un gruppo di ragazzi che consigliano con vari ruoli nelle attività di gruppo, e poi ci sono quelli che scrivono sul blog; tutto in amicizia e democraticamente, tenendo conto dei consigli e delle opinioni di tutti i membri.

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Categorie:by Marco Medaglia

3 replies

  1. Con stima caro
    Vittorio Lucariello

  2. condivido molto quanto scritto e a mio parere ci si dovrebbe confrontare e se fosse possibile collaborare con altre associazioni per offrire il massimo della cucina italiana e continuare a far emergere il meglio che offe. distinti saluti Maria

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