CERTIFICAZIONE CONTRO L’ITALIAN SOUNDING


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CERTIFICAZIONE CONTRO L’ITALIAN SOUNDING
Secondo stime recenti, nel mondo ci sono almeno 70mila ristoranti o food service outlet italiani, o sendicenti tali. Si calcola che questa rete abbia oltre 800mila addetti, di cui “solo” poco più di un terzo di origine italiana. Ora sorge il legittimo sospetto che molti di essi facciano una cucina che di italiano ha solo il nome, quello che si dice “italian sounding”. Il fenomeno è impressionante: da uno studio di Federalimentare” a fronte dei 20 miliardi di euro di prodotti alimentari esportati nel 2009 ne sono circolati nel mondo circa 60 relativi a imitazioni di scarsa qualità.”

Ciò naturalmente è ancora più grave se questa contraffazione avviene all’interno di Ristoranti che si qualificano come italiani e perciò dovrebbero rappresentarla vetrina mondiale dell’Italian Food.
Naturalmente, nel caso della ristorazio9ne, accanto all’uso di ingredienti autentici, esiste il grosso problema di seguire la vera tradizione alimentare italiana e se pensiamo che il piatto italiano più conosciuto sono gli Spaghetti alla Bolognese, (che qualsiasi Petroniano può certificare che non sono mai esistiti, né mai esisteranno), capiamo quanto il problema sia grave.

Come affrontare almeno, se non risolvere il problema? Ci hanno provato in parecchi: Ciao Italia innanzi tutto, con miseri risultati e più tardi l’Unioncamere con il suo braccio operativo, l’Isnart.
Questo tentativo ha per la verità qualche possibilità in più per ottenere qualche risultato perché può contare sull’azione ispettiva delle Camere di Commercio Italiane all’estero.

Però rimane il problema del turn over estremamente veloce delle gestioni dei Ristoranti. Come sarà possibile controllare che un ristorante che esibisce la certificazione di autenticità non abbia cambiato gestione o chef e continui impunemente ad esibirla?

Il problema della certificazione è stato affrontato da un’altra angolazione da Academia Barilla, la cui mission è la diffusione della cultura gastronomica italiana e la tutela dei prodotti alimentari italiani : ha pensato di certificare non l’Azienda, ma l’operatore, ovvero lo chef.
Academia Barilla ha quindi lanciato il programma di “Certification of Proficiency in Italian Cuisine” (CPIC) per giovani professionisti stranieri, che dimostrino una profonda competenza nella Cucina Italiana, così da garantire ai consumatori il piacere di una vera gastronomia tricolore.
Essi infatti dovranno dimostrare il possesso di adeguati titoli e di documentata esperienza e d inoltre dovranno superare prova d’esame teorico-pratica di fronte ad una giuria di affermati Chef italiani operanti all’estero.
Ci sembra che questo sia un valido approccio per certificare una conoscenza profonda della cucina italiana e dei suoi ingredienti autentici da parte degli chef; naturalmente si potrebbe sempre sospettare che alcuni di loro sappiano benissimo quali siano gli ingredienti e le ricette giuste, ma per risparmiare usino prodotti non autentici o semplifichino le ricette (vedi pesto alla genovese con le arachidi).
L’ideale sarebbe che le Camere d Commercio vigilassero che queste accertate conoscenze teoriche si traducano sempre in comportamenti conseguenti; sarà chiedere troppo auspicare questa collaborazione?

​​​​​​​Gianluigi Pagano

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Categorie:By Chef Italiani nel mondo

1 reply

  1. SOLO ORA VCI STATE PONENDO IL PROBLEMA. PERCHE’, SOLO ORA? certamente Academia non è nata ieri! gli spaghettin alla bolognese hanno avuto consensi fra gli stranieri (anche in italia) perchè ai ristoratori o meglio ai camerieri occasionali no gliene poteva fregà de meno se erano tagliatelle o spaghetti alla bolognese. basta chew vendevano il piatto. Quindi, amici scienziati, potevate veramente fare a meno di riunirvi se come esempio avte portato . GLI SPAGHETTI ALLA BOLOGNESE.
    Cordialmente.
    Ugo Raffa
    Italyanità. Modus vivendi

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