Il Nocino di San Giovanni


 

La ricetta più accreditata, infatti, prevede che nell’alcool vadano
messi in infusione 13 noci, 13 chicchi di caffè crudi e 13 tostati, 3
chiodi di garofano, 3 cortecce di cannella e 3 cucchiai di zucchero.

La preparazione di questo “elisir-liquore” a parte i riferimenti
numerologici è incentrata su una ritualità comune alle preparazioni
tradizionali del nostro paese e le sue proprietà digestive, si devono
alle spezie ed agli oli essenziali contenuti nel mallo.

Altre erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono
in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e
proprieta’ sono esaltate e alla massima potenza.

Le erbe più note da raccogliere nella notte del 24 sono: l’iperico
detto anche erba di S. Giovanni; l’artemisia chiamata anche assenzio
volgare e dedicata a Diana-Artemide; la verbena protettiva anch’essa e
il ribes rosso che proteggeva dai malefici.
Oltre a quelle sopra citate erano anche ricercate: Vischio, Sambuco,
Aglio, Cipolla, Lavanda, Mentuccia, Biancospino, Corbezzolo, Ruta e
Rosmarino.

Con alcune delle piante sopra citate era possibile fare “l’acqua di
San Giovanni”: si prendevano foglie e fiori di lavanda, iperico,
mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in un bacile colmo d’acqua
che si lasciava per tutta la nottata fuori casa.
Alla mattina successiva le donne prendevano quest’acqua e si lavavano
per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie.
Altre erbe, usate nella medesima maniera davano origine ad altri tipi
di acqua di s. Giovanni (ci sono delle variazioni tra regione e
regione), che servivano comunque sempre contro il malocchio, la
malasorte e le malattie, di adulti e bambini.

Inoltre, la notte di s. Giovanni, e’ legata a tantissime forme di
divinazione, che utilizzano come base acqua e/o piante. Le divinazioni
piu’ famose vertevano sull’indovinare qualcosa del proprio futuro
amoroso e matrimoniale. Una di queste è quella del “piombo fuso”:
versato nell’acqua si raffreddava velocemente e dalla forma assunta si
traevano previsioni sul mestiere del futuro marito. Vi e’ anche una
versione di questo metodo che al posto del piombo prevedeva l’utilizzo
dello zolfo.

Una delle tradizioni racconta che in occasione della magica e rituale
notte di San Giovanni, 24 giugno, appena poco dopo il solsitizio
d’estate, le donne con lunghe scale e piccoli panieri di vimini
rivestiti all’interno con tele di sacco scomparivano nel buio della
campagna, per poi riunirsi sotto il noce e la più esperta, a piedi
nudi , saliva sulla scala, sceglieva le noci più adatte e più integre,
le toccava appena per non togliere il velo di rugiada, e le riponeva
delicatamente nel paniere. Nel frattempo nell’aia erano stati accesi
dei falò: qui si depositavano a terra, su sacchi vuoti, le noci appena
raccolte affinché potessero ricevere ancora, fino al mattino, la
guazza notturna. Una volta tagliate in quattro le noci venivano poste,
assieme all’alcool, in vasi di vetro ed esposte al sole per 40 o 60
giorni.

L’altra, quella che viene trasmessa oralmente nella mia famiglia ci
dice che per ottenere un ottimo “nocillo” le noci verdi, non ancora
mature dovevano essere rubate da una ragazza illibata, a piedi nudi la
notte di San Giovanni. I tempi cambiano e anche i costumi e mi sa che
ottenere un nocillo buono come quello delle ns. nonne riuscirà
difficile, ma noi comunque ci proviamo lo stesso 🙂 Il perche’ tutto
avvenga proprio nella magica notte di san Giovanni ha una duplice
spiegazione: gli erboristi, definiscono questo periodo come “tempo
balsamico”, la noce si trova nel suo momento migliore con i profumi
derivanti dalla maggior presenza di linfa, oli e vitamine, mentre meno
attendibile scientificamente ma sicuramente più seducente è invece, la
tesi che attribuisce la scelta della data al solstizio d’estate che
per il calendario precedente a quello Gregoriano non cadeva il 21
giugno, ma il 24. Dunque, nella notte del trionfo della luce sulle
tenebre, le streghe si raccoglievano sotto i rami degli alberi di noce
per i loro demoniaci sabba.

Ma leggende e tradizioni a parte questo elisir è dunque entrato della
tradizione culturale e gastronomica della nostra regione ed in
particolare nei paesi vesuviani e nella Penisola Sorrentina.

Nocillo

Ingredienti:
– Alcol l. 1;
– 13 noci;
– 13 chicchi di caffé tostato;
– 3 chiodi di garofano;
– g. 3 Cannella;
– 1 noce moscata;

Preparazione
Tagliare le noci in 4 parti unirle all’alcol insieme ai chicchi di
caffè a noce moscata appena schiacciata, i chiodi di garofano, e la
cannella tritata,
L’infuso va lasciato nello spirito dentro un grosso barattolo
ermeticamente chiuso e tenuto all’aperto al sole e all’aria, per 40
gg.
Passato detto tempo, si filtra l’alcool per liberarlo da tutti gli
ingredienti che sono
in fusione, e si prepara uno sciroppo a parte con un bicchiere di
acqua e 3 cucchiai di zucchero, facendola sciogliere sul fuoco al
bollore.
Quando questa sarà fredda l’aggiungeremo all’alcol e lasceremo
riposare il liquore per altri 40 giorni
Trascorso questo tempo si filtrerà ancora il nocino e si potrà servirlo;
E’ un ottimo digestivo, meglio dell Idraulico Liquido !!!
E non si butta niente….:-))infatti alcuni usano mettere a macerare gli
ingredienti della fusione,in un litro di vino bianco secco, ottenendo
un ottima “specie di liquore”
che può sostituire degnamente il vinsanto

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Categorie:By Angie Cafiero

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