Vernaccia di San Gimignano



Quando sono stato contatto per curare la rubrica “Vino e Dintorni” l’entusiasmo iniziale mi ha portato a pensare a mille articoli da scrivere, ma quando mi sono posto la domanda: “da dove iniziare?” allora si sono presentati “dubbi e problemi”. Alla fine ho deciso di incominciare un percorso attraverso le eccellenze enologiche del nostro territorio partendo dai vini a Denominazione  d’Origine Controllata e Garantita.

Il nostro viaggio inizia dalla Toscana, regione che nel lontano 1966 è stata la prima ad avere una DOC: la Vernaccia di San Gimignano, diventata poi DOCG nel 1993.

Vitigno autoctono per eccellenza, la Vernaccia è uno dei vini più antichi d’Italia; secondo alcuni il nome deriva dal vocabolo latino vernaculum che si può tradurre con il termine “locale”, il che spiegherebbe l’utilizzo del nome Vernaccia anche per altri vitigni, totalmente diversi, come quelli di Oristano e di Serrapetrona, per indicare un prodotto tipico di un territorio.

Della Vernaccia si hanno documentazioni storiche a partire dal Medioevo: nel 1276 il Comune di San Gimignano aveva imposto una tassa di tre soldi per ogni soma di Vernaccia venduta fuori del territorio comunale come riportato negli ‘ordinamenti delle gabelle’.

Anche Dante cita questo vino nella Divina Commedia quando “condanna” il Papa Martino IV a scontare i peccati di gola in Purgatorio (Canto XXIV): “….ebbe la Santa Chiesa e le sue braccia: dal Torso fu, e purga per digiuno le anguille di Bolsena e la Vernaccia….”. Tra il XIII e il XVI secolo ci sono numerosissime citazioni letterarie ma anche giudizi di esperti come quello del bottigliere di Papa Paolo III, Sante Lacerio, che nel 1541 in una lettera al Comune scrive che “…è una perfetta bevanda da Signori, et è gran peccato che questo luogo non ne faccia assai…” lamentandosi del fatto che a San Gimignano di coltivano troppo l’arte e la scienza a scapito della Vernaccia.

Dopo il fastoso periodo medievale e rinascimentale questo vino sembra sparire di scena per ricomparire come si è detto negli anni ’60 ed acquisire gli importanti riconoscimenti che merita.

Il Disciplinare prevede che le uve destinate alla produzione del vino “Vernaccia di San Gimignano” debbano essere ottenute da vigneti situati in terreni del comune di San Gimignano e che sia composto almeno per 85% dal vitigno Vernaccia di San Gimignano, consentendo una presenza massima del 15% di altri vitigni a bacca bianca non aromatici.

I terreni destinati alla produzione sono unicamente quelli collinari con una buona esposizione, situati a un’altitudine non superiore ai 500 metri s.l.m.; il terreno, è caratterizzato da sabbie gialle e argille sabbiose, di colore chiaro, ed è “responsabile” della particolare sapidità riscontrabile nei vini.

Gli ettari coltivati sono 768 suddivisi tra i 177 produttori.

Con le migliori uve selezionate si ottiene la tipologia Riserva, per la quale è previsto un periodo di affinamento non inferiore ad 11 mesi in cantina (in acciaio o legno) ed un ulteriore periodo di almeno 3 mesi di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione. La resa per ettaro non deve superare i 90 q.li per ettaro, dai quali non si possono ottenere più di 6.300 litri di vino.

Il principale mercato della Vernaccia è quello italiano, a cui è destinato circa il 60% delle bottiglie vendute, il restante 40% è destinato al mercato estero, soprattutto Germania e Stati Uniti.

Vino dal colore giallo paglierino con riflessi che tendono al dorato con l’invecchiamento.

Il profumo è fine, delicato con sentori fruttati e floreali in età giovanile; con l’affinamento e l’invecchiamento sviluppa il caratteristico sentore minerale di pietra focaia.

Al gusto è un vino asciutto, armonico, sapido con un caratteristico retrogusto amarognolo di mandola.

La Vernaccia di San Gimignano spesso sorprende per le sue capacità di invecchiamento: la sua evoluzione sia olfattiva che degustativa rivela note complesse e minerali, per questo motivo è uno dei pochissimi vini bianchi prodotti anche nella tipologia riserva.

E’ un vino che si esalta negli abbinamenti gastronomici: ottimo con i piatti a base di pesce, straordinario e sorprendente sulle carni bianche.

Ma soprattutto i piatti del territorio quali: crostino nero toscano, Panzanella, coniglio alla Vernaccia, con dei vini più giovani; il “cottino”, un misto di funghi messo a sfumare in tegame che può essere anche usato come base per un risotto, lo zafferano e l’arista di maiale al forno, abbinata ad una Riserva di 4/5 anni.

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Categorie:"Vino e dintorni" By Andrea De Agostini

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